von fpm 11.09.2026 06:45 Uhr

L’arte gotica in Tirol, Südtirol, Welschtirol (42)

Con Flavio Pedrotti Móser visitiamo una delle manifestazioni più ricche e originali del Gotico alpino. Tra Duecento e Quattrocento il territorio apparteneva in gran parte al principato vescovile di Trento, alla contea del Tirolo e ai domini dei conti del Tirolo e Asburgo.

foto wikipedia, elab grafica Flavio Pedrotti Móser

La Chiesa di St. Martin a Kampill, presso Bozen, è una piccola chiesa medievale molto interessante, soprattutto per i suoi affreschi gotici. È un edificio di dimensioni modeste, ma di grande interesse storico e artistico perché conserva una struttura medievale e un’importante decorazione pittorica del gotico bolzanino.  La zona di Kampill è documentata già nell’XI secolo: nel 1085 sono attestati possedimenti del Capitolo del Duomo di Brixen. La chiesa viene invece ricordata nel 1180, quando fu consacrata insieme ad altre chiese dell’area bolzanina dal vescovo di Trento. Quello che si vede oggi, tuttavia, non corrisponde semplicemente alla chiesa del XII secolo. L’edificio venne rinnovato nel XIII-XIV secolo, assumendo forme nelle quali convivono elementi romanici e gotici. Una seconda consacrazione, nel 1303, è infatti legata all’edificio rinnovato in forme gotiche. È proprio questo passaggio dal romanico al gotico a rendere St. Martin particolarmente interessante: non è un monumento costruito tutto in una volta, ma il risultato della trasformazione di un luogo di culto molto più antico.

L’esterno è piuttosto sobrio. Non bisogna aspettarsi la monumentalità della grande parrocchiale di Sterzing: è una piccola chiesa rurale medievale. L’architettura presenta elementi riconducibili al cosiddetto „stile bolzanino“ (Bozner Stil), nel quale tradizione romanica e linguaggio gotico si fondono. La struttura fu modificata nel XIV secolo e presenta elementi gotici che diventano particolarmente evidenti nella decorazione. Il motivo principale per cui vale la pena visitarla sono gli affreschi del XV secolo, appartenenti alla tradizione della scuola pittorica bolzanina. Uno degli episodi più interessanti è la decorazione dell’intradosso degli archi con le Vergini sagge e le Vergini stolte, datata 1403 e attribuita al cosiddetto Maestro di San Valentino a Seis am Schlern. Il tema deriva dalla parabola evangelica delle dieci vergini: cinque sagge che mantengono le lampade pronte per l’arrivo dello sposo e cinque stolte che, non essendosi preparate, rimangono escluse.È un soggetto tipicamente medievale, perché trasformava la chiesa stessa in un luogo di insegnamento: chi entrava poteva „leggere“ la storia attraverso le immagini, anche senza saper leggere. La storia degli altari racconta quanto la chiesa fosse importante per la comunità medievale.

Nel 1340 l’edificio venne dedicato anche a San Leonardo; nel 1375 fu consacrato l’altare di St. Martin e nel 1465 vennero consacrati altri due altari laterali presso l’arco trionfale. Questa successione di consacrazioni suggerisce una lunga evoluzione dell’edificio e del suo apparato liturgico. Questa chiesa è interessante soprattutto se la si guarda insieme alle grandi chiese gotiche di Bozen, Brixen e Sterzing. Le grandi chiese mostrano il gotico monumentale, con grandi volte, torri e facciate elaborate. St. Martin rappresenta invece una dimensione più intima: il gotico delle piccole chiese locali, dove la pittura murale aveva un ruolo fondamentale.

In questo senso è quasi una „capsula del tempo“: l’edificio conserva la memoria della trasformazione dell’area di Bozen da centro medievale a territorio sempre più legato alle vie commerciali attraverso il Brenner. (continua)

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