von mas 07.05.2026 06:45 Uhr

Briciole di Memoria: La fine di un’epoca – 2°

Continua la nostra selezione di estratti dalla lettura scenica „Julius Perathoner – Un epilogo“, presentata nella Sala d’Onore di Palazzo Mercantile il 24 aprile scorso: è una storia che riguarda tutti i tirolesi, compresi quelli di lingua romanza.  A chiedere le dimissioni di Perathoner da sindaco di Bolzano –  in maniera che si può davvero definire  democristianissima! – è anche Alcide Degasperi.

Il ritratto di Perathoner è esposto al Museo Civico - La foto della serata è di Markus Pernwanger

Il giorno seguente, il 27 settembre, un altro quotidiano di area cattolico-sociale si occupò della situazione di Bolzano: «Il Nuovo Trentino».  Rifondato subito dopo l’ingresso delle truppe italiane a Trento (dalle ceneri del „Trentino“ che aveva sospeso le pubblicazioni nel maggio del 1915) , il giornale era ancora diretto da Alcide Degasperi, all’epoca già politico di rilievo. L’articolo, scritto di pugno dallo stesso Degasperi, condannava le violenze dei giorni precedenti; tuttavia, concordava sostanzialmente con alcune delle richieste che i fascisti avevano avanzato al sindaco Perathoner. In particolare, si riferiva alla questione della scuola „Elisabeth“, che Perathoner aveva nel frattempo respinto argomentando che non si potevano privare 750 alunni tedeschi della propria scuola poco prima dell’inizio delle lezioni per cederla a 200 alunni italiani.  Degasperi chiese le dimissioni del sindaco per placare gli animi a Bolzano e non esitò a definirlo un «settantenne rozzo», caratterizzato da una «insolita ostinazione» che «aveva dato grattacapi persino al governo austriaco»:

Noi non abbiamo responsabilità della politica che dai partiti o dal governo viene fatta in Alto Adige. Costituendo a Bolzano il suo segretariato politico il partito popolare ammirato soprattutto alla tutela e all’organizzazione delle minoranze italiane e ladine e, in confronto ai tedeschi, ha espresso il proposito di avvicinamento e di acquisizione legale e pacifica al pensiero di stato italiano. Questa tattica di lavoro continuato e paziente, se condotta con sistema e con chiara direttiva sarà quella che produrrà effetti duraturi, fondandosi sulle volontà libere e sulla tutela degli interessi personali e collettivi. Ma è vero che questa politica può avere effetto solo se di contro non viene organizzata la politica delle porte chiuse e se ad ogni avvicinamento da parte italiana non vi sia chi per programma e per
proposito fermo reagisca con moto di repulsione.

Uno degli autori più ostinati di questa politica diremo della repugnanza instintiva è il sindaco Perathoner. Il nostro giornale di Bolzano ha quindi insistito parecchie volte perchè quest’uomo si ritirasse. Alla vigilia delle recenti elezioni amministrative i politici tedeschi stessi parvero consentire in questo che un uomo come il Perathoner, il quale si ostinava a mostrare nelle forme più rudi la ripugnanza al nuovo stato di cose, non si poteva né si doveva esporre al martirio di una posizione che per natura sua esigeva se non altri sentimenti, almeno diverso atteggiamento. Ma i radicali commisero allora l’errore – e noi a suo tempo lo abbiamo rilevato – di ripresentare il Perathoner. Il governo, dopo lunghe meditazioni concesse la “sanzione sovrana” che comparve nella gazzetta del 12 giugno di quest’anno. Ma Perathoner non ha prestato ancora il giuramento. Le formalità non sono ancora compiute. Perathoner è ancora in tempo a rinunziarvi e a fare il sacrificio che oggi richiedono da lui le esigenze di una politica ragionevole, il bisogno di creare le premesse per un modus vivendi. I tedeschi hanno fatto male a chiedere a questo rude carattere settantenne che per la sua inurbana tesdardaggine era solito procurare dei grattacapi anche al governo austriaco, uno sforzo contro la sua natura, e il Verband che volle sfruttare tale temperamento come strumento di una politica destinata a fallire, ha commesso un errore che in parte può essere ancora riparato solo col consigliare al vecchio sindaco di Bolzano l’immediato suo ritiro”.

Invece di placarsi, la situazione precipitò ulteriormente. Il pretesto fu un secondo ultimatum che i fascisti presentarono il 28 settembre, concedendo a Perathoner altri quattro giorni per prendere posizione sulle loro richieste e, contemporaneamente, intervennero a livello politico per esigerne la rimozione.  Tale intervento ebbe successo e, alcuni giorni dopo, il giornale fascista «Il Piccolo Posto» poté riferire che un decreto reale, il quale prevedeva la sua destituzione, era prossimo alla pubblicazione:

“CON DECRETO REALE IN CORSO DI PUBBLICAZIONE E‘ REVOCATO IL DECRETO 11 GIUGNO 1922 NON ANCORA ESEGUITO CON CUI ERA STATA CONFERMATA LA ELEZIONE DEL DOTT. GIULIO PERATHONER A SINDACO DI BOLZANO”.

La notizia dell’imminente pubblicazione del decreto reale rappresentò per i fascisti il segnale atteso per la marcia su Bolzano. Il giorno seguente, all’alba del 1° ottobre, delegazioni fasciste partirono alla volta di Bolzano da Verona, Trento, Rovereto, Mezzolombardo, San Michele, Malè, Fortezza e Merano, guidate da alcuni dei più alti esponenti del Partito Fascista, tra cui Alberto de’ Stefani, il deputato Francesco Giunta e colui che sarebbe diventato segretario del partito, Achille Starace.

Alle ore 8.00 del mattino i fascisti si schierarono davanti alla scuola „Elisabeth“ e la occuparono. Solo due ore più tardi, alle 10.00, nell’edificio scolastico si tennero per la prima volta lezioni in lingua italiana.

Il giorno successivo, il 2° ottobre, venne infine pubblicato il suddetto decreto con il quale Julius Perathoner veniva ufficialmente rimosso dalla carica di sindaco. Di conseguenza, nel pomeriggio i fascisti assediarono il municipio cittadino, minacciando di appiccare il fuoco se Perathoner non lo avesse abbandonato. I fascisti fecero irruzione nell’edificio e costrinsero anche il vicesindaco Paul Christanell a sgomberare i locali. Fu quindi issato il Tricolore e dal balcone Alberto de’ Stefani proclamò ai fascisti radunati nella piazza: «Non c’è che una legge e questa si chiama Italia».

Il consiglio comunale di Bolzano si riunì nel Palazzo Mercantile – NdR: proprio nella sala dove si è tenuta la lettura scenica –  per un’ultima seduta, nella quale i consiglieri dichiararono compatti le proprie dimissioni e fu letta la lettera di commiato di Julius Perathoner in qualità di sindaco:

«Stimato Consiglio Comunale,
per quanto interroghi la mia coscienza per capire se, nel periodo dal 14 giugno al 29 settembre di quest’anno, io abbia mancato ai miei doveri giurati o violato una legge attraverso qualche azione o omissione, non riesco a trovare nulla di cui potrei rimproverarmi a tale riguardo. Credo pertanto che il Governo Reale si sia visto indotto a sacrificare la mia persona in modo non del tutto consueto solo per considerazioni superiori. Tale considerazione superiore potrebbe essere stata il desiderio e la speranza di preservare la nostra città dagli attacchi violenti dei fascisti — i quali costituiscono uno Stato nello Stato in Italia e i cui mezzi di potere, secondo l’esperienza dell’ultimo anno, sembrano essere maggiori di quelli del Governo Reale — attraverso l’esaudimento di uno dei loro desideri più cari.

Faccio parte del Consiglio Comunale della città di Bolzano da 30 anni. Per quasi 28 anni, in veste di capo della città liberamente eletto, ho guidato gli affari dell’amministrazione comunale. Mi riempie di orgoglio e gioia aver contribuito con il mio lavoro per la mia parte… in questo lungo arco di tempo che, talvolta non a torto, è stato definito come un’epoca di rinascita per la città di Bolzano.

Era mia intenzione servire i miei concittadini finché le mie forze lo avessero consentito. Poteri superiori mi hanno bloccato il braccio; …

Se i segni non ingannano, la popolazione tedesca della città va incontro a tempi molto bui. Gli attacchi ai nostri interessi culturali, alla nostra autonomia e all’uso della lingua tedesca, non solo da parte dei pariti nazionalisti ma anche del Governo, aumentano in modo quasi sistematico di mese in mese.
….
Concludo con la preghiera all’onorevole Consiglio Comunale di conservarmi un fedele ricordo e con l’intimo desiderio che alla città di Bolzano sia concesso di superare felicemente questi tempi difficili e di andare incontro a un futuro felice e benedetto. Che Dio lo voglia!»

Dopo le dimissioni dell’intero consiglio comunale, il funzionario governativo Augusto Guerriero fu nominato commissario prefettizio della città.

 

… continua ….

 

Si ringrazia il Museumverein Bozen e in particolare il Dottor Christoph von Ach per aver messo il testo della lettura scenica a disposizione della nostra redazione.

Jetzt
,
oder
oder mit versenden.

Es gibt neue Nachrichten auf der Startseite