von fpm 08.11.2026 13:00 Uhr

Holen wir uns unsere Heimat zurück! Riprendiamoci la nostra Heimat!

Con questo Motto, Sven Knoll, consigliere provinciale della Süd-Tiroler Freiheit, ha salutato la Landesversammlung 2026 a Schloss Maretsch.

Foto STF, elab grafica Flavio Pedrotti Móser

“Grazie a tutti voi che anche quest’anno siete venuti numerosi alla nostra Assemblea provinciale“, ha esordito Sven Knoll. „È sempre impressionante constatare come, anno dopo anno, riusciamo a coinvolgere un numero sempre maggiore di persone e, soprattutto, sempre più giovani, motivate e anche tanti iscritti di lunga data, che partecipano a questa Assemblea e sostengono così la Süd-Tiroler Freiheit e le battaglie che portiamo avanti. Il motto dell’Assemblea provinciale di quest’anno è: «Holen wir uns unsere Heimat zurück! Riprendiamoci la nostra Heimat!» Difficilmente si sarebbe potuto scegliere uno slogan più adatto alla politica che la Süd-Tiroler Freiheit rappresenta. Al centro c’è il futuro della nostra terra. Ci chiediamo se possiamo ancora sentirci sicuri nella nostra stessa Heimat, se possiamo parlare liberamente e con naturalezza la nostra lingua madre tedesca e ladina ovunque, se il nostro stile di vita, la nostra cultura, la nostra identità e la nostra sicurezza siano ancora garantiti in questa terra. E, naturalmente, c’è anche un’altra questione: possiamo ancora permetterci di vivere nella nostra Heimat? Oggi, mentre mi recavo a questa Assemblea provinciale, ho percorso la passeggiata lungo la Wassermauerpromenade, dalla quale si gode una splendida vista sul Schloss Maretsch, con le sue bandiere che oggi sventolano sopra di noi. Forse qualcuno non se n’è ancora accorto, ma, tornando a casa, potrà dare un’occhiata alla torre: in occasione della Festa nazionale austriaca, che si celebra lunedì, abbiamo issato anche una grande bandiera austriaca. Mentre percorrevo la passeggiata, ho incontrato un gruppo di persone provenienti dall’Oberösterreich, che stavano fotografando la bandiera ed erano entusiaste di vederla sventolare proprio qui, in Südtirol, a Bozen. Si sono messi a discutere e uno di loro ha posto una domanda: «Ma possono farlo?». A quel punto hanno rivolto la stessa domanda anche a me: «È una bella domanda, ma possiamo davvero farlo?». Non lo so, ma noi lo facciamo e basta. Ed è proprio questo il senso della politica della Süd-Tiroler Freiheit. Non ci chiediamo se ci sia ancora consentito essere noi stessi. Questa è la nostra identità, questa è la nostra storia, queste sono le nostre origini, questa è la nostra Patria. Non chiediamo a nessuno il permesso di essere ciò che siamo, perché altrimenti rischieremmo di ricevere qualche risposta assurda, magari qualcuno potrebbe dirci di no. Noi, invece, lo facciamo e basta.

La consapevolezza e l’orgoglio con cui difendiamo la nostra cultura, la nostra identità, la nostra storia e la nostra terra non dovrebbero essere una questione di permessi, ma qualcosa di assolutamente naturale. E, in questo contesto, non dobbiamo sorprenderci se molti sudtirolesi ormai non si sentono più a casa nella propria terra. Ogni giorno la politica dà loro l’esempio di come cose che per decenni sono state assolutamente normali vengano sempre più spesso messe in discussione. Si arriva persino a chiedersi: «Posso ancora farlo? È ancora appropriato? Oppure rischio di offendere qualcun altro?». La risposta è no: non si offende nessuno. La propria identità, la propria cultura e la propria lingua non sono un’imposizione, un insulto o un affronto nei confronti di nessuno. Sono semplicemente qualcosa di naturale. Come abbiamo già sentito oggi, il fatto che tanti giovani lascino la nostra terra dipende anche dal fatto che molti di loro non riescono più a permettersi di vivere qui. Lo constatiamo ogni settimana durante i nostri incontri con i cittadini, ed è qualcosa che mi rattrista profondamente. Incontriamo persone che lavorano, famiglie nelle quali entrambi i componenti hanno un’occupazione, persone laboriose che rappresentano la parte più attiva della nostra società. Eppure, sono costrette a ponderare ogni singolo euro, chiedendosi se riusciranno ancora a sostenere le spese quotidiane. Gli affitti aumentano, i prezzi dei generi alimentari salgono, il carburante costa sempre di più e anche il riscaldamento comporta spese considerevoli. Tutto questo pesa enormemente sui bilanci familiari. Molte persone, pur appartenendo alla categoria di chi lavora e si impegna, si sentono ormai emarginate, perché alla fine del mese non riescono più a far quadrare i conti. Quando si ha la sensazione che la sera non sia più sicuro passeggiare per le nostre strade, oppure che questa terra presti attenzione a tutti – magari all’albergatore che vuole aggiungere altri 200 posti letto alla propria struttura – ma non al semplice lavoratore che ogni giorno deve affrontare il problema di come pagare, a fine mese, la bolletta della luce, l’affitto, il costo della vita e tutte le altre spese, allora ci si sente abbandonati dalla politica e non più ascoltati. Quando i cittadini vedono che la nostra terra è soffocata dal traffico e che durante il fine settimana diventa praticamente impossibile spostarsi senza rimanere imbottigliati in una coda, cresce la frustrazione.

Lo stesso accade a Bozen, dove spesso non è più possibile fare acquisti nella propria lingua madre, perché il personale dei negozi non conosce più il tedesco. Oppure quando, andando all’ufficio postale, ci si accorge ancora una volta che i moduli in lingua tedesca non sono disponibili, o quando sul sito Internet mancano nuovamente i formulari in tedesco. Tutto questo fa sì che molti sudtirolesi comincino a sentirsi estranei nella propria Heimat. Questa estraneità non è il frutto del caso, ma il risultato di una politica sbagliata. Quello che in Austria, nella nostra Patria, viene efficacemente definito il «partito del sistema», in Südtirol si è trasformato nel risultato di un partito che rappresenta un peso per la popolazione.

La Südtiroler Volkspartei è diventata un fardello per la nostra terra: un peso per la nostra autonomia, per i giovani che non vedono più un futuro qui e, soprattutto, per le prospettive future del nostro territorio. Per questo non serve a nulla cercare di abbellire la realtà e nascondere i problemi dietro statistiche che parlano di bilanci record e piena occupazione. La politica non ha il compito di mascherare i problemi, ma quello di risolverli. Noi della Süd-Tiroler Freiheit abbiamo il coraggio di affrontarli apertamente. Naturalmente, così facendo, a volte ci rendiamo anche impopolari. Soprattutto presso i nostri avversari politici, che ormai hanno individuato nella Süd-Tiroler Freiheit il loro principale nemico”.

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