von fpm 01.11.2026 13:00 Uhr

Samhain, la notte tra i vivi e i morti

La fine dell’estate, la notte in cui il confine si assottiglia, la luce contro il buio…

(Immagini IA) elab grafica Flavio Pedrotti Móser

Prima che il 1° novembre diventasse la solennità cristiana di Tutti i Santi, molte popolazioni europee celebravano il passaggio dall’autunno all’inverno attraverso riti legati alla fine del raccolto, al buio e al ricordo degli antenati. Tra le tradizioni più conosciute c’è Samhain, un’antica festa celtica dalla quale deriva una parte dell’immaginario moderno di Halloween. Per i Celti, il mutamento delle stagioni non era soltanto un fenomeno naturale: rappresentava un passaggio simbolico, un momento in cui la vita rallentava, gli animali venivano ricoverati, le scorte alimentari venivano preparate e la comunità si raccoglieva intorno al fuoco. Il termine Samhain, generalmente associato alla fine dell’estate, appartiene alla tradizione gaelica. La festa segnava il passaggio alla metà oscura dell’anno e si collocava tra il 31 ottobre e il 1° novembre. Nelle società agricole dell’Irlanda e di altre aree celtiche, questo periodo aveva un significato concreto: terminavano i lavori principali dei campi, si organizzavano le riserve per l’inverno e il bestiame veniva preparato per affrontare il freddo. Ma Samhain era anche una ricorrenza religiosa e comunitaria. Le fonti medievali irlandesi la collegano a grandi raduni, banchetti e racconti in cui compaiono esseri soprannaturali, presenze invisibili e incontri tra il mondo umano e quello ultraterreno.

Nell’immaginario folklorico legato a Samhain, questa notte era considerata un momento particolare, nel quale il confine tra il mondo visibile e quello invisibile diventava più fragile. Si raccontava che spiriti, esseri fatati e presenze soprannaturali potessero avvicinarsi agli uomini. In alcune tradizioni, anche le anime dei defunti tornavano simbolicamente nei luoghi che avevano abitato. Queste credenze non erano necessariamente identiche in tutte le comunità celtiche e non possiamo affermare che ogni popolazione celebrasse la ricorrenza nello stesso modo. Tuttavia, il legame tra il passaggio stagionale, i morti e il soprannaturale è una componente importante del folklore associato a Samhain. La curiosità: la notte che oggi associamo a fantasmi e creature spaventose nacque in un contesto molto diverso dall’attuale Halloween, fatto soprattutto di ritmi agricoli, riti stagionali e racconti tramandati oralmente. Il fuoco occupava un posto importante nelle celebrazioni stagionali di diverse popolazioni europee. Nelle tradizioni associate a Samhain sono ricordati grandi falò comunitari, attorno ai quali si svolgevano riunioni e rituali. Il fuoco poteva rappresentare protezione, purificazione e continuità della vita durante la stagione più buia. In un mondo senza illuminazione elettrica e con inverni difficili, aveva anche un valore pratico e sociale: riuniva le persone, offriva calore e rendeva meno minacciosa l’oscurità. Alcune usanze folkloriche più tarde raccontano che si accendessero fuochi per proteggere le famiglie e il bestiame o per favorire il passaggio verso il nuovo ciclo annuale. Non tutti questi dettagli, però, possono essere attribuiti con certezza ai Celti dell’antichità.

Le feste stagionali erano spesso accompagnate da banchetti, alimenti raccolti durante l’autunno e momenti di condivisione. Nel folklore irlandese e britannico sopravvivono racconti di cibi lasciati per le anime o di gesti compiuti in memoria dei defunti. Queste usanze, tuttavia, sono documentate soprattutto attraverso testimonianze folkloriche raccolte in epoche più recenti: è quindi prudente non considerarle tutte prove dirette di pratiche celtiche precristiane. Il significato simbolico rimane interessante: condividere il cibo con la comunità, ricordare gli antenati e affrontare insieme l’inverno contribuiva a rafforzare il senso di appartenenza.

Uno dei simboli più celebri di Halloween è la zucca intagliata, illuminata dall’interno. Ma la tradizione delle lanterne non nacque necessariamente con le zucche. In Irlanda e in altre zone delle isole britanniche si utilizzavano anche rape e altri ortaggi dalla polpa resistente, scavati per ricavarne una lanterna. La zucca divenne particolarmente popolare in Nord America, dove era abbondante, grande e più facile da intagliare. Queste lanterne si legarono progressivamente a racconti popolari di spiriti erranti e personaggi come Jack-o‘-lantern. Il loro collegamento diretto con un presunto rituale celtico antichissimo, invece, non è dimostrato in modo conclusivo.

Anche nelle regioni alpine, comprese le terre tirolesi, il periodo autunnale è stato accompagnato da credenze sui defunti, racconti di presenze notturne e consuetudini per proteggere la casa e il bestiame durante l’inverno. Tuttavia, è necessario distinguere il folklore alpino documentato dalle ricostruzioni moderne che attribuiscono indistintamente ai Celti o ai popoli germanici gli stessi rituali. Le tradizioni del Trentino e del Südtirol sono il risultato di stratificazioni culturali diverse, tra mondo romano, cristianesimo, tradizioni germaniche e consuetudini locali. Il filo comune è il rapporto profondo tra le comunità rurali, il ciclo delle stagioni, il ricordo degli antenati e l’incertezza dell’inverno.

Samhain ci restituisce un’immagine del mondo antico in cui la natura, la morte e il rinnovamento erano strettamente intrecciati. Il passaggio alla stagione fredda diventava un’occasione per riunirsi, raccontare storie, celebrare il raccolto e confrontarsi con ciò che non si poteva spiegare. Molti secoli dopo, Halloween ha trasformato parte di quell’immaginario in maschere, lanterne, travestimenti e racconti spaventosi. Ognissanti e la commemorazione cristiana dei defunti hanno invece mantenuto un significato religioso distinto. In fondo, dietro falò, fantasmi e antiche leggende, ritorna una domanda universale: come affrontare il buio, il passare del tempo e la memoria di chi non c’è più? La risposta cambia da cultura a cultura, ma il bisogno di ricordare, celebrare e ritrovarsi accompagna l’umanità da tempi molto lontani.

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