von fpm 30.09.2026 13:30 Uhr

Chiesette di montagna (12)

Flavio Pedrotti Móser invita ad escursioni meditative e rilassanti in atmosfere alpestri.

Immagine IA

La chiesetta di San Valentino ai Dismoni, nel territorio di Siror, oggi parte del comune di Primiero San Martino di Castrozza, è uno di quei piccoli edifici religiosi alpini che sorprendono per la loro storia relativamente recente e, soprattutto, per il forte legame con la comunità locale. Sorge a circa 1.260 metri di quota, in una posizione panoramica davanti al gruppo delle Pale di San Martino. A differenza di molte cappelle di montagna del Primiero, che possono vantare origini medievali o secolari, quella dei Dismoni è una costruzione del Novecento: fu realizzata nel 1994-1995 per iniziativa dei proprietari dei masi della zona, grazie al lavoro di numerosi volontari e al sostegno di benefattori. L’inaugurazione avvenne il 15 ottobre 1995, con una presenza particolarmente significativa: a celebrare fu il cardinale Joseph Bernardin, allora arcivescovo di Chicago e figlio di emigrati originari del Primiero. La storia della chiesetta è innanzitutto una storia di devozione popolare e partecipazione comunitaria. Non nacque infatti come grande progetto ecclesiastico, ma dalla volontà dei proprietari dei masi circostanti di dotare la località di un piccolo luogo di preghiera. La costruzione fu resa possibile dal contributo di molte persone: chi offrì il proprio lavoro, chi materiali, chi un aiuto economico. È un modello tipicamente alpino, nel quale una cappella diventa il risultato concreto della collaborazione tra abitanti, famiglie e benefattori. Le linee architettoniche sono volutamente semplici e slanciate, quasi a sottolineare che l’edificio non vuole competere con il grandioso paesaggio dolomitico, ma inserirsi discretamente nella montagna.

Uno degli episodi più interessanti legati alla chiesetta riguarda proprio il cardinale Joseph Bernardin. Bernardin era nato negli Stati Uniti, ma la sua famiglia aveva radici nel Primiero. La sua presenza all’inaugurazione del 1995 diede quindi alla piccola chiesa dei Dismoni un significato che andava ben oltre la dimensione locale. È un particolare che racconta bene la storia dell’emigrazione delle vallate alpine: molti abitanti del Primiero, tra Ottocento e Novecento, lasciarono le montagne per cercare fortuna all’estero. Generazioni dopo, un loro discendente tornava proprio in quella terra d’origine per inaugurare una chiesa. Nonostante le dimensioni ridotte, l’interno conserva diverse opere e immagini di carattere religioso. Sopra l’arco santo si trova un Crocifisso ligneo. Ai lati sono collocate due statue lignee policrome: una raffigurante San Valentino e l’altra la Madonna con il Bambino. La statua del santo e quella della Madonna sono opera degli scultori Silvano e Renzo Zeni di Mezzano. Sulla parete sinistra è presente una scultura lignea raffigurante il Sacro Cuore di Gesù, realizzata da Antonio Doff di San Martino di Castrozza. Nell’abside domina invece una rappresentazione dell’Ultima Cena, caratterizzata da uno stile volutamente semplice e quasi naif, realizzata dal pittore Huber Mair di Bruneck. Questa varietà di opere, realizzate da artisti e artigiani legati al territorio, contribuisce a trasformare la chiesetta in una sorta di piccola galleria della devozione alpina contemporanea.

L’intitolazione a San Valentino è particolarmente suggestiva in un ambiente di montagna. Il santo è conosciuto universalmente come patrono degli innamorati, ma la sua figura religiosa ha radici molto più antiche e non è legata esclusivamente alla moderna festa del 14 febbraio. Nel caso dei Dismoni, la dedicazione contribuisce anche a creare un particolare contrasto tra il carattere raccolto della chiesetta e l’immenso panorama delle Dolomiti che si apre davanti ad essa. Non è quindi difficile immaginare perché questo luogo sia diventato una meta apprezzata anche da chi vi arriva semplicemente per passeggiare, meditare o ammirare il paesaggio.

Un altro capitolo interessante della storia recente dei Dismoni è rappresentato dal Sentiero “Nettare di vita – Prim1ero… a dieci passi dal cielo”, inaugurato ufficialmente nel 2014. Il percorso parte da Siror e conduce alla chiesetta attraverso un itinerario concepito non soltanto come passeggiata, ma come cammino di riflessione. Lungo il tracciato furono predisposti dieci punti di sosta dedicati a personaggi e valori, trasformando l’escursione in una sorta di percorso spirituale e umano. L’idea è particolarmente adatta alla posizione della chiesetta: raggiungerla lentamente a piedi permette di vivere l’arrivo non come semplice spostamento, ma come una progressiva separazione dal rumore e dalla quotidianità.

Uno degli aspetti più affascinanti dei Dismoni è naturalmente il panorama. La chiesetta si trova su un piccolo pianoro dal quale lo sguardo incontra il gruppo delle Pale di San Martino. Il contrasto tra il piccolo edificio bianco e la grandezza delle montagne circostanti è diventato una delle caratteristiche più riconoscibili del luogo. Dalla zona dei Dismoni si possono inoltre ammirare, in direzione opposta, le Vette Feltrine e il Monte Pavione, creando una sorta di balcone naturale tra due grandi sistemi montuosi.

C’è anche un dettaglio quotidiano che racconta bene il carattere comunitario della chiesetta: le chiavi sono custodite dai proprietari dei masi circostanti, che provvedono ad aprire l’edificio la domenica. È un particolare semplice, ma significativo. La chiesetta non è soltanto un monumento da visitare: continua ad avere un rapporto diretto con le persone che vivono e lavorano nei dintorni. (continua)

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