Il declino come segnale d’allarme precoce (2)

A ogni nuovo rilevamento vengono esaminate esattamente le stesse superfici. In questo modo è possibile seguire i cambiamenti nel corso dei decenni. Il monitoraggio a lungo termine rende evidente anche che le piante d’alta montagna non scompaiono improvvisamente. Le analisi mostrano che a un’estinzione locale è spesso preceduto da un lento processo di ritiro. Una simile diminuzione può quindi fungere da segnale d’allarme precoce. Il fatto che le piante d’alta montagna possano sopravvivere a lungo in un determinato luogo nonostante l’aumento delle temperature ha diverse spiegazioni. Molte di queste specie sono estremamente resistenti agli stress ambientali e longeve. Inoltre, le piante provenienti dalle quote più basse non raggiungono immediatamente le cime. Solo quando le specie che prediligono temperature più elevate riescono a stabilirsi e aumenta la competizione per lo spazio e le risorse, le specie specializzate dell’alta montagna possono essere progressivamente relegate ai margini. Questo processo può protrarsi per anni o addirittura decenni.
Sulle cime delle montagne il fenomeno è particolarmente evidente: mentre le specie provenienti dalle quote più basse possono spostarsi verso l’alto con il riscaldamento, per quelle che vivono alle quote più elevate arriva a un certo punto il momento in cui non è più possibile spostarsi ulteriormente. Quanto profondamente stia cambiando la vegetazione dell’alta montagna emerge anche da un altro fenomeno osservato dai ricercatori sulle cime studiate: la copertura vegetale diventa più densa e i piccoli arbusti si stanno diffondendo sempre di più. Specie come il mirtillo o l’erica delle Alpi possono ricoprire superfici sempre più ampie. Per le tipiche piante d’alta montagna, che dipendono da ambienti aperti e caratterizzati da una vegetazione rada e discontinua, rimane così meno spazio.
Le temperature più elevate, dunque, non influenzano le piante soltanto direttamente. Modificano anche i rapporti di competizione tra le diverse specie. «Molte specie d’alta montagna possono inizialmente sopportare condizioni un po’ più calde. Il problema si presenta quando, contemporaneamente, le piante provenienti dalle quote più basse migrano verso l’alto e la vegetazione diventa più densa», spiega Hilpold. «Le specie adattate alle condizioni estreme perdono allora il vantaggio competitivo di cui disponevano in precedenza. Dapprima diventano più rare e alla fine scompaiono completamente.»
La diffusione dei piccoli arbusti potrebbe quindi segnare un punto di svolta, oltre il quale la composizione della comunità vegetale cambia in modo particolarmente marcato. Proprio perché il cambiamento climatico sta già modificando radicalmente le condizioni di vita nell’alta montagna, è importante ridurre al minimo le ulteriori fonti di pressione. Per le regioni sommitali finora poco interessate dalle attività umane, ciò significa soprattutto evitare ulteriori interventi antropici, sottolinea Hilpold.






