Il significato del nodo

Chissà quante volte alcuni abitanti di Trento sono passati accanto o nei dintorni del Duomo dalla parte di via San Viglio e magari non hanno mai curiosato le colonne del Duomo se non di sfuggita… Ebbene, lo ammetto, se non fosse stato per Mariangela, attenta osservatrice delle cose particolari soprattutto nel pianeta arte & dintorni, non mi sarei soffermato con particolare attenzione su certi dettagli come appunto le „colonne “serpentine”. La colonna “serpentina” è caratterizzata dall’intreccio che forma un nodo a metà altezza. La stessa tipologia è ufficialmente riconosciuta dall’Arcidiocesi di Trento come elemento simbolico della cattedrale. Il nodo non è semplicemente decorativo. Nella lettura cristiana specifica del Duomo di Trento, rappresenta l’unione delle due nature di Cristo: quella divina e quella umana. Le due colonne che si intrecciano possono quindi essere lette come due realtà distinte che diventano una sola attraverso il nodo. È un’immagine particolarmente efficace del dogma cristiano dell’Incarnazione: Dio e uomo, cielo e terra, divino e umano, uniti senza confondersi. Il motivo del nodo, però, ha una storia molto più antica. Intrecci simili erano già presenti nell’arte romana e paleocristiana e nel Medioevo furono frequentemente interpretati come simboli di unità, eternità, protezione e indissolubilità, proprio perché la linea intrecciata non presenta un inizio e una fine facilmente individuabili.
Ma ci sono altre interpretazioni: il serpente rappresenta un’energia primordiale: può indicare la forza vitale, la rigenerazione e il ciclo morte–rinascita. Il fatto che si avvolga attorno a un asse verticale rafforza l’idea di un’energia che sale. La spirale suggerisce un movimento non lineare: l’iniziato attraversa cicli successivi di esperienza e trasformazione, tornando apparentemente allo stesso punto ma a un livello diverso. La colonna è tradizionalmente un’immagine dell’axis mundi, il collegamento fra terra e cielo. Una colonna serpentina può quindi essere letta come l’unione fra materia e spirito. Nella lettura ermetica/alchemica, il serpente può alludere alla prima materia e al processo di trasformazione. L’avvolgimento intorno all’asse diventa metafora della materia che viene progressivamente ordinata e spiritualizzata. In una lettura collegata alla tradizione indiana, la forma può essere accostata alla Kundalini, rappresentata come un’energia serpentina avvolta alla base della colonna vertebrale che, nel percorso yogico, ascende attraverso i chakra. Questo collegamento è suggestivo, ma non significa che ogni colonna serpentina dell’architettura abbia necessariamente origine nella Kundalini. La verticalità introduce infine il tema dell’ascesa: dal basso verso l’alto, dall’istintuale al cosciente, dal terreno al celeste.
E il grifone che sta sotto? Qui il simbolismo diventa ancora più interessante. La coppia di colonne è sostenuta da un grifone, creatura fantastica con corpo leonino e parti dell’aquila. Nella decorazione del Duomo, i grifoni tengono tra le zampe un drago, formando una composizione tradizionalmente interpretata come vittoria del bene sul male. Se il grifone è posto alla base di una colonna, la lettura esoterica diventa particolarmente interessante, perché i due simboli possono essere letti come due livelli di una stessa struttura iniziatica. Il grifone unisce tradizionalmente aquila e leone: Aquila → elemento celeste, spirito, intelletto, visione dall’alto, dimensione solare. Leone → elemento terrestre, forza, materia, coraggio, potere. La loro fusione rappresenta quindi l’unione degli opposti, soprattutto cielo e terra, spirito e materia. Nell’immaginario simbolico medievale e alchemico, il grifone può assumere anche una funzione di custode: protegge qualcosa di prezioso, una soglia o un sapere riservato.
Se si considerano insieme i due elementi: Grifone → base → colonna → serpente → sommità si può costruire una lettura verticale: Materia → energia → trasformazione → elevazione → spirito. Il grifone, posto in basso, rappresenterebbe la forza terrestre che custodisce e sostiene. La colonna serpentina rappresenterebbe invece l’energia in movimento, che dalla dimensione terrestre si avvolge e sale verso l’alto. C’è inoltre un’interessante opposizione simbolica: grifone = animale composito, ma statico e custode; serpente = animale terrestre, ma dinamico e ascendente. Il primo custodisce la soglia; il secondo percorre l’asse. In una lettura più propriamente iniziatica, si potrebbe quindi vedere il grifone come il guardiano della soglia inferiore e la colonna come il percorso di trasformazione che deve essere attraversato.
Ma l’intero gruppo può essere letto come una sorta di “teologia scolpita nella pietra”: il nodo → l’unione del divino e dell’umano; la colonna → la stabilità e l’ordine della Chiesa; il grifone → la forza che protegge; il drago sconfitto → il male vinto dal bene È dunque molto più di un semplice nodo: è un’immagine dell’unità e dell’ordine del mondo cristiano medievale, inserita nella struttura stessa della cattedrale.
Una curiosità: il nodo viene talvolta chiamato “Nodo di Salomone”, ma nel caso specifico delle colonne del Duomo di Trento la fonte ufficiale della diocesi dà una spiegazione ancora più precisa: le due nature, divina e umana, dell’unica persona di Cristo.






