von fpm 20.08.2026 16:00 Uhr

More selvatiche: il superfood che cresce spontaneo

Gustose, salutari e gratuite: agosto e settembre sono i mesi ideali per raccoglierle

(Immagine IA) elab gif Flavio Pedrotti Móser

Da luglio, ma soprattutto tra agosto e settembre, i margini di campi, boschi e strade si riempiono di cespugli di more selvatiche. I frutti, dal caratteristico colore viola scuro e dall’aspetto lucido, possono essere raccolti gratuitamente, sempre che non ci si lasci scoraggiare dalle spine che ricoprono i cespugli. Rispetto alle varietà coltivate che si trovano nei negozi, le more selvatiche si distinguono per il loro aroma particolarmente intenso. Un frutto è maturo quando cede leggermente a una delicata pressione e si stacca senza difficoltà dal ramo. Per la raccolta è comunque preferibile scegliere luoghi lontani dalle strade molto trafficate e dai percorsi utilizzati abitualmente per portare a passeggio i cani. Dove è stata rilevata la presenza della tenia della volpe, è consigliabile raccogliere le more soltanto quando si trovano ad almeno 80 centimetri dal suolo e consumarle esclusivamente dopo averle lavate con estrema cura. Un’ulteriore precauzione consiste nel sottoporle a trattamento termico. Malgrado il nome, la mora non è una vera bacca dal punto di vista botanico. È infatti un frutto aggregato, composto da numerose piccole drupe disposte lungo un asse centrale. A differenza del lampone, anche quest’ultimo viene consumato insieme al frutto. Dal punto di vista nutrizionale, le more sono particolarmente interessanti per l’elevata presenza di sostanze vegetali secondarie bioattive, soprattutto gli antociani.

«Queste sostanze proteggono le piante dai raggi UV e svolgono un’azione antiossidante», spiega Silke Raffeiner, esperta di alimentazione del Verbraucherzentrale Südtirol. «Proteggono cioè le cellule vegetali e quelle umane dai composti aggressivi dell’ossigeno, i cosiddetti radicali liberi». È proprio in riferimento a questa funzione che viene spesso utilizzato il termine pubblicitario “anti-aging”, con il quale si indica un possibile rallentamento dei processi di invecchiamento. Secondo alcuni studi, gli effetti benefici degli antociani potrebbero riguardare in particolare le cellule nervose del cervello. Le more apportano inoltre magnesio, vitamina C, vitamine del gruppo B, carotenoidi (provitamina A) e fibre alimentari. Una volta mature, le more sono molto delicate e si deteriorano rapidamente, sviluppando facilmente muffe. Per conservarle al meglio è opportuno disporle in frigorifero, possibilmente in uno strato sottile su un piatto o un vassoio. È consigliabile consumarle entro due giorni e lavarle soltanto poco prima di mangiarle. Il modo più semplice per gustarle è consumarle fresche, nella macedonia o nel muesli. Le more possono anche essere frullate e trasformate in una purea da accompagnare a yogurt, quark, latte o latticello, oppure utilizzate insieme al gelato alla vaniglia. Sono inoltre adatte alla preparazione di sorbetti e di numerosi altri dessert.

Dai frutti si possono ottenere anche marmellate, succhi, sciroppi, liquori e torte alla frutta. Chi desidera conservare le more più a lungo può congelarle. Dopo averle lavate, è preferibile distribuirle inizialmente su un vassoio e congelarle separatamente. Solo successivamente si possono dividere in porzioni e trasferire negli appositi contenitori da freezer. Le more possono diventare anche la base per un originale aceto aromatizzato. La preparazione è semplice: si mettono circa 100 grammi di more in un litro di aceto di mele o di vino, utilizzando un grande vaso di vetro. I frutti devono rimanere completamente immersi nell’aceto. Dopo aver chiuso il recipiente con il coperchio, lo si lascia riposare per due-quattro settimane in un ambiente fresco e buio. Al termine del periodo di macerazione, l’aceto viene filtrato e imbottigliato. Anche foglie e germogli possono essere utilizzati

Il valore del rovo non si limita ai suoi frutti. Le foglie sono ricche di tannini, flavoni e oli essenziali e già nel Medioevo venivano impiegate per scopi curativi. Le foglie più giovani e tenere e i germogli possono essere raccolti dalla primavera fino all’autunno. Dopo essere stati sottoposti a un processo di fermentazione e successiva essiccazione, possono essere utilizzati persino come alternativa al tè nero.

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