von fpm 19.08.2026 13:30 Uhr

Chiesette di montagna (6)

Flavio Pedrotti Móser invita ad escursioni meditative e rilassanti in atmosfere alpestri.

Elab gif Flavio Pedrotti Móser

Tra boschi silenziosi, pascoli d’alta quota e sentieri che si inerpicano verso le montagne, il Welschtirol/Trentino e il Südtirol custodiscono un patrimonio discreto e prezioso: le chiesette di montagna. Piccoli edifici di pietra, spesso sorti in luoghi appartati, raccontano storie di fede, di comunità e di uomini che hanno imparato a convivere con la montagna. Sono luoghi dove arte, tradizione e paesaggio si fondono in un equilibrio unico, testimoni di antiche devozioni, di pellegrinaggi e della vita quotidiana di pastori, boscaioli ed escursionisti. Con questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta di questi piccoli gioielli disseminati tra valli e cime, per conoscerne la storia, le leggende, le caratteristiche artistiche e il profondo legame con il territorio che li circonda. Un viaggio tra spiritualità e natura, alla ricerca di angoli autentici dove il tempo sembra essersi fermato e il silenzio della montagna invita ancora oggi alla contemplazione.

La Chiesetta di Latzfonser Kreuz è uno dei luoghi più suggestivi e carichi di storia delle Sarntaler Alpen. Si trova a circa 2.296–2.311 metri di quota, sotto la Kassianspitze, nel territorio di Latzfons, sopra Klausen. È considerata il santuario più alto d’Europa. La storia della chiesetta è legata soprattutto al misterioso Schwarzer Herrgott. Secondo la tradizione, intorno al 1700 un antico crocifisso, proveniente da una tomba di Latzfons, fu portato sulla montagna. Inizialmente venne collocato all’aperto, esposto alla neve, al vento e ai temporali. Il luogo era però già considerato particolarmente sacro: alcune tradizioni locali fanno risalire i primi rituali addirittura a epoche preistoriche, anche se non esistono elementi che permettano di datarli con certezza. È soprattutto una leggenda a rendere famoso questo luogo. All’inizio del Settecento la zona di Latzfons sarebbe stata frequentemente devastata da violenti temporali e grandinate. Dopo che i raccolti erano stati distrutti più volte, i contadini, disperati, si rivolsero al parroco. Il sacerdote raccontò loro dell’antico crocifisso trascurato e suggerì di portarlo sulla montagna, fino al punto che Cristo stesso avrebbe indicato. Lo Schwarzer Herrgott (Cristo Nero) era considerato soprattutto protettore contro i temporali e la grandine, una preoccupazione fondamentale per le comunità contadine di montagna. La devozione crebbe rapidamente e, intorno al 1743, grazie anche alle offerte dei pellegrini, venne costruita una piccola cappella per proteggere il crocifisso dalle intemperie.  Il numero dei pellegrini aumentò progressivamente e circa un secolo più tardi si decise di sostituire la cappella con l’edificio che conosciamo oggi. Nel 1860 venne costruita la chiesetta in forme neogotiche, mantenendo il luogo del crocifisso come centro della devozione.

Una delle storie più curiose riguarda proprio il colore scuro del crocifisso. Secondo la tradizione, per proteggere il legno dall’incessante esposizione alle intemperie sarebbe stata utilizzata una particolare miscela di pece e sangue di bue. Questa avrebbe contribuito a conferire al crocifisso il caratteristico aspetto nero.  È probabilmente da qui che deriva il nome popolare Schwarzer Herrgott, il “Signore Dio Nero”.

Ancora oggi lo Schwarzer Herrgott non rimane tutto l’anno nella chiesetta. Il penultimo sabato di giugno viene portato solennemente da Latzfons fino al santuario. Qui trascorre l’estate, venerato dai pellegrini. In autunno, generalmente a metà ottobre, viene riportato a valle con una nuova processione.  È una tradizione che conserva qualcosa dell’antico rapporto tra le comunità alpine e la montagna: il Cristo sale in quota durante la bella stagione, quando i pascoli sono frequentati e i pericoli dei temporali sono maggiori, e torna a valle prima dell’inverno (continua)

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