Jannik Sinner: batte Struff e raggiunge le semifinali di Wimbledon

C’è chi va a Wimbledon con il cappello di paglia, chi con le fragole e panna. E poi c’è Jannik Sinner, che si presenta con la calma di uno che ha dimenticato il gas acceso… ma poi scopre che era già tutto spento. Jan-Lennard Struff ci prova con il suo repertorio preferito: servizi che sembrano lanciati da una catapulta medievale, dritti che chiedono il visto per uscire dal campo e un’espressione da uomo deciso a rovinare il tè delle cinque agli inglesi. Per lunghi tratti ci riesce anche. O quasi. Il primo set è un braccio di ferro. Struff serve come se ogni ace gli desse un buono sconto al pub, ma sul 5-5 Sinner sfodera il suo superpotere: aspettare il momento giusto. Break chirurgico, voilà primo set 7-5 e sipario sul primo atto. Il tedesco si guarda intorno come a dire: “Scusate, ma chi ha rubato il mio game?”
Il secondo set è ancora più crudele. Struff picchia, ringhia, bombarda il servizio e rende ogni risposta un piccolo esperimento di sopravvivenza. Sinner, invece, sembra un contabile del tennis: niente sprechi, tutto in ordine, ogni punto registrato con precisione svizzera. Si arriva al tie-break e lì il numero uno del mondo tira fuori il cartello invisibile: “Grazie per la collaborazione, da qui in poi ci penso io.” Finisce 7-6, con il tedesco che probabilmente comincia a sospettare che l’erba di Wimbledon sia stata annaffiata con il sangue freddo del sudtirolese. Nel terzo set Struff continua a martellare. È encomiabile: non molla mai, anche se dall’altra parte della rete c’è un avversario che trasforma le palle complicate in normali pratiche amministrative. Sul 3-3 arriva il break decisivo. Sinner lo prende con la naturalezza di chi raccoglie le chiavi cadute sul pavimento. Poi serve per il match senza tremare: 6-3.
La sensazione è sempre la stessa: mentre gli altri giocano una partita di tennis, Sinner sembra risolvere un cruciverba. All’inizio qualche casella resta vuota, poi, una dopo l’altra, tutte le parole trovano il loro posto. E quando arriva l’ultima definizione, il risultato è inevitabile. A Wimbledon continua così il viaggio del campione in carica: silenzioso, glaciale e terribilmente efficace. Struff esce tra gli applausi per una prova coraggiosa. Sinner, invece, saluta il pubblico con il sorriso di chi ha appena finito una giornata di lavoro. E il bello, per lui, deve ancora cominciare.
In semifinale incontrerà l’ostico „Highlander“ Djokovic che non molla mai e che ieri ha mostrato un certo nervosismo riguardo la chiusura del tetto secondo lui in un orario anticipato: „ Siamo un torneo all’aperto“, ha detto, piuttosto alterato e ha aggiunto, „Siete così fieri delle vostre regole e poi non vi attenete a nessun tipo di regola. Non avete idea di quale sia la regola.“. Insomma, si prefigura un match piuttosto teso. Fortunatamente la mentalità sudtirolese di Jannik, che talvolta sembra zen, non subirà, si spera, provocazioni.






