Dame damént (25)

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza… si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare… e con il dialetto si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare, circostanze legate alla memoria tra aneddoti e storielle in un contesto piacevole, divertente, indimenticabile così come incancellabile dovrebbe essere il dialetto che talvolta sa colorare al meglio tempi e fasi della vita…
Eh già … i ricordi proseguono sottobraccio alle parole, ritagli di vita da ricomporre per rivivere momenti temporaneamente assopiti… Mé nòno, quan che ero bòcia e d’istà mé svoltolavo ‘ntel fén ensèma ale matèlote e ai matelòti del mas, féven matérie dala matina ala sera, mai strachi, el mé contava èl nòno, sentadi zó a bèc a bèc sóto ‘n perà r, che lori da boci no i gaveva miga tant temp per zugar-no, i se rudolava ‘ntel pra ma i só veci, se l’era temp de taiar ‘l maór, i diseva: za che no gavé gnént da far, toléve el rastrèl e né a svoltolar él fén! Mio nonno, quando io ero piccolo e d’estate si giocava rotolando nel fieno insieme ad altri bambini, giocavamo da mattina a sera, mai stanchi, mi raccontava, seduti vicini, viso a viso, all’ombra di un pero e che loro, da bambini non avevano così tanto tempo per giocare, non potevano rotolarsi sul prato ma i loro genitori, se fosse stato tempo di procedere al primo taglio del fieno, li avrebbero spronati: visto che non avete nient’altro da fare, prendete un rastrello e rigirate il fieno! E se no i lo féva polìto, sta sicur che la podéva anca nar de petolòti e alora… vara che nare. E se non lo avessero fatto bene, è sicuro che la situazione avrebbe potuto prendere una brutta piega e allora… via di corsa!
Ma s’avòt dir, gavéven anca voia de zugar ma no se podéva, se metéva zó el pòt ma no serviva a gnènt-no… Mòchela zó con quel mùss, valà , i ghé diseva, e vardé che podé star cossì quan che volé e se no la ve paβa, l’è istess! Ma che si deve dire, la voglia di giocare c’era solo che non si poteva, così ci si accigliava anche se non serviva a gran che… Smettila di fare il muso, dai, dicevano, puoi star così quanto ti pare e se non ti passa, affari tuoi!
Dé bòn ghèra, el me diseva, che i era sani come na cornà l e finì giornada, strachi come à seni e famà di come luzi, i se tréva bródeghi ‘n la mastèla per ras’cià r el grép cól bruschìn, un dré a l’altro… L’aspetto positivo è che si godeva di ottima salute, e a fine giornata, stanchi come asini e affamati ci si lavava lerci in una tinozza per togliere lo sporco, uno dietro l’altro… (continua)






