La fata del ghiaccio e il sole d’estate

C’era una volta, tra le verdi montagne del Tirolo, un piccolo villaggio adagiato ai piedi delle Alpi. Quell’estate il caldo era così afoso che persino le mucche lasciavano i prati per cercare ombra sotto i vecchi faggi, e i ruscelli sembravano cantare piano per non sprecare nemmeno una goccia d’acqua. Nel villaggio viveva un giovane pastore di nome Lukas, che ogni mattina saliva verso gli alpeggi con il suo cappello di feltro e una borraccia fresca. Un giorno, mentre cercava un po’ di sollievo dal sole cocente, trovò una piccola grotta nascosta tra le rocce. Dentro la grotta c’era una luce azzurra che brillava come la neve d’inverno.
Lukas entrò e vide una fata seduta su un trono di cristallo. «Chi sei?» chiese stupito.
«Sono Alina, la custode delle nevi eterne del Tirolo. Ogni estate porto un soffio di freschezza alle montagne, ma quest’anno il sole è diventato troppo potente e ho perso la mia magia.»
Il giovane pastore pensò agli alberi assetati, agli animali stanchi e ai vecchi del villaggio che non riuscivano più a dormire per il caldo. Così offrì alla fata l’unica cosa che aveva: una piccola campanella della sua mucca preferita.
«Forse non è preziosa come un cristallo, ma porta con sé il suono delle nostre montagne.»
La fata sorrise. Quando fece suonare la campanella, il suo tintinnio si diffuse per tutte le valli. Le nuvole arrivarono lentamente dalle cime, un vento fresco scese dai ghiacciai e una pioggia gentile rinfrescò i prati del Tirolo. Da quel giorno, ogni estate, quando il caldo diventa troppo forte, gli abitanti del villaggio appendono una piccola campanella vicino alle porte delle case. Dicono che, se si ascolta bene, tra il profumo dei pini e il canto dei ruscelli si può ancora sentire la voce della fata Alina: «Anche il sole più caldo deve ricordarsi che la montagna custodisce sempre un po’ d’inverno.»
E così il Tirolo continuò a vivere tra il calore dell’estate e il respiro fresco delle sue montagne.






