von fpm 10.06.2026 16:00 Uhr

Quando tacere sarebbe l’opzione giusta

„I terroristi hanno perso, abbiamo vinto noi“ – questo è il titolo di un testo sulla pagina Facebook della Camera dei Deputati Alessandro Urzí in relazione alla morte del dottor Josef Fontana. Urzí (Braunbär, si volesse imitare un Tolomei al contrario ma violentare l’identità altrui come fecero i fascisti non rientra nello stile sudtirolese ) ha nuovamente raggiunto un punto basso umano e morale. Si parla di una „incriminazione umana“.

(Foto: web) elab grafica Flavio Pedrotti Móser

Per la piattaforma Heimat prendono posizione Michael Epp e il segretario provinciale Harald Stauder. «Ciò che il deputato alla Camera scrive qui è privo di qualsiasi decenza umana, morale e politica. È un colpo basso e rappresenta, perfino per Urzí, un nuovo punto minimo, probabilmente per lui stesso inimmaginabile. Se qualcuno pensa di poter trarre profitto politico dalla morte di un apprezzato membro della nostra società in questo modo, ciò dice più su di lui di quanto potrebbe fare qualsiasi replica politica che ci venga in mente», sottolineano Stauder ed Epp. Nessun altro politico o politica sudtirolese degno di considerazione – indipendentemente dall’appartenenza partitica – si sognerebbe mai di fare una cosa simile. «Urzí ha raggiunto qui un livello completamente nuovo di bassezza», affermano sia il segretario provinciale della SVP sia il rappresentante della piattaforma Heimat. Il dottor Fontana era uno storico e un profondo conoscitore della storia regionale, autore di numerose opere e pubblicazioni specialistiche. Alla fine degli anni Cinquanta aderì al BAS (Comitato per la liberazione del Südtirol), fu attivista durante la Feuernacht (Notte dei Fuochi) ed era considerato un uomo di fiducia di Sepp Kerschbaumer. Dopo la Notte dei Fuochi fu incarcerato e sappiamo come la giustizia trattò allora i detenuti. Fontana, tuttavia, non si lasciò «spezzare». «Studiò e conseguì il dottorato. Nel corso della sua vita ricevette anche diversi riconoscimenti e fu cittadino onorario del Comune di Neumarkt», ricorda Michael Epp. «Conserveremo con rispetto il ricordo del suo impegno per il Südtirol e dei suoi contributi alla comunità.»

«Se Urzí avesse anche solo una minima coscienza storica, dovrebbe piuttosto chiedersi quali fossero le condizioni esistenti negli anni Sessanta che spinsero persone come il dottor Fontana a ricorrere a tali mezzi», sottolinea Harald Stauder. «Se questa è la definizione di „vittoria“ di Urzí, allora per me egli è uno dei vincitori più disgustosi che abbia mai visto.» I Freiheitlichen: Urzí dovrebbe interrogarsi sulle cause della questione sudtirolese invece di diffamare i defunti. Anche il partito dei Freiheitlichen si dichiara scioccato. «Con le sue recenti dichiarazioni sulla morte dello storico ed ex attivista del BAS, dottor Josef Fontana, il deputato Alessandro Urzí ha dimostrato ancora una volta di essere privo sia della necessaria comprensione storica sia del rispetto dovuto a una persona scomparsa», afferma il presidente Roland Stauder in un comunicato stampa. Chi oggi, a più di sessant’anni dagli eventi, parla genericamente di «terroristi» e ritiene in questo modo di poter giudicare un complesso capitolo della storia sudtirolese, rivela soprattutto una cosa: l’incapacità di confrontarsi con le cause che portarono a quegli sviluppi. «Le attività dei combattenti per la libertà del Südtirol non nacquero nel vuoto. Furono la conseguenza della politica dell’Italia democratica del dopoguerra che, nonostante gli impegni internazionali assunti, non risolse la questione sudtirolese ma la aggravò ulteriormente attraverso continui tentativi di italianizzazione e di alterazione degli equilibri demografici. La mancata considerazione delle legittime richieste della popolazione sudtirolese, la lenta attuazione dell’Accordo di Parigi e la deliberata modifica della struttura della popolazione portarono a una situazione che molte persone consideravano insopportabile», spiegano i Freiheitlichen.

Proprio le azioni del BAS avrebbero riportato la questione sudtirolese all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale e avrebbero innescato quella dinamica politica che rese infine possibili nuove trattative. Chi ignora questo contesto storico non fa opera di analisi della storia, ma di rimozione della storia, sostiene Roland Stauder. Secondo i Freiheitlichen sarebbe quindi molto più onorevole se l’«Onorevole» Urzí «si confrontasse con il ruolo discutibile dello Stato italiano negli anni Cinquanta e Sessanta», prosegue il comunicato. Urzí dovrebbe chiedersi perché allora molte persone si sentirono chiamate alla resistenza e quali errori politici portarono a quella situazione. Solo rispondendo onestamente a queste domande si potrebbe parlare di una valutazione storica equilibrata.

«Invece, Urzí offre ancora una volta un contributo che non favorisce né la coesione sociale né una seria elaborazione della storia. I suoi interventi sono sempre più caratterizzati dalla provocazione e dalla polarizzazione, anziché dalla costruzione di ponti tra i gruppi linguistici. Il Südtirol non ha bisogno di battaglie ideologiche di retroguardia appartenenti ai decenni passati, ma di un approccio rispettoso alla propria storia e alle persone che l’hanno plasmata», conclude Stauder. I Freiheitlichen respingono pertanto con decisione le affermazioni di Urzí. «Chi prende sul serio la riconciliazione e la convivenza dovrebbe considerare la storia nella sua interezza e non strumentalizzare singole persone per fini politici», conclude Stauder.

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