von fpm 03.06.2026 13:30 Uhr

1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (32)

Nell‘ambito delle rivolte contadine che interessano tutta l‘Europa centrale, va ricordata quella del 1525-26, la “guerra dei contadini” guidata da Michael Gaismayr.

Elab grafica Flavio Pedrotti Móser

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese.  Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo.  L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.

I capifamiglia delle 7 gastaldie che formavano la giurisdizione furono radunati, dopo i vespri, nella chiesa pievana di s. Maria per giurare fedeltà alle disposizioni della Dieta di Innsbruck e a Ferdinando. Seguirono animate discussioni. I vicini del borgo e tre gastaldi esterni si dissero pronti a giurare, ma numerosi contadini insistettero per consultarsi tra loro, da soli, e per questo uscirono dalla cesa granda e si portarono nella chiesetta di s. Nicola, l’attuale s. Carlo, e iniziarono una lunga e vivace discussione. Passata un’ora, poiché era già tardi, il presidente dei commissari inviò il sindaco maggiore e il vicario in s. Nicola per chiedere ai contadini che cosa intendessero fare. Quanto entrarono, videro che i contadini attorniavano il Cleser che stava spiegando il suo pensiero. All’apparire delle autorità tutti tacquero e quando sentirono la richiesta del Madruzzo, i contadini risposero: «No volemo andar in pressa noi, have bon tempo voi borghesi». Riferita la risposta, il presidente, sebbene contrariato, decise di aspettare ancora un poco.

Finalmente ritornarono in s. Maria anche i contadini delle gastaldie esteriori i quali dissero di aver deciso di non giurare. Così a Pergine giurarono prima i capifamiglia del borgo, poi i canopi e infine il Cleser. Che cosa Francesco abbia detto ai contadini nella chiesetta di s. Nicola nessuno lo sa con precisione. Lazzaro da Ischia (Lazarus ab Insula) testimoniò al processo che il Piloni ritornato dalla valle dell’Adige aveva riferito che i contadini di lassù avevano giurato le decisioni di Innsbruck e la fedeltà al principe e aveva invitato i contadini perginesi al giuramento.

Al processo questi fatti furono confermati anche da altri testimoni. Lo stesso Cleser disse ai commissari di aver esortato i contadini a giurare imitando i contadini della valle dell’Adige ed è verisimile perché giurò egli stesso «con la stretta di mano del commissario Madruzzo secondo l’uso tedesco»; ma soprattutto abbiamo la testimonianza del commissario Girolamo a Sale.  (continua)

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