Un libro al mese: Le stagioni di Clara – 4°

"Libertà " e lotta per l'autonomia
Dopo la liberazione dal carcere, per la Marchetto si materializza quella franchigia tanto agognata che le consente di riaversi sia nella psiche che nel fisico, e persino di muoversi liberamente senza restrizioni o sorveglianza alcuna. Almeno in apparenza. Già , perché dall’autunno del 1944 i servizi informativi del controspionaggio militare italiano  la osservano da lontano; liquidato Mussolini e sistemate alla bene e meglio le sovrapposizioni dei poteri all’interno dello Stato, le maglie dell’intelligence italiana si stringono ulteriormente attorno alla figura di Clara Marchetto (….) che „parla perfettamente il tedesco, il francese, l’inglese“ e, cosa più grave e importante, rientra spesso «al suo paese nativo per lavorare intensamente nella propaganda austriacante per il separatismo Trentino (…) Senza dubbio alcuno le evidenze dei servizi segreti italiani vanno nella giusta direzione, tanto che la partecipazione di Clara al Movimento Separatista Trentino (MST) diviene palese quando, nei primi mesi del 1946, il movimento comprende di dover accantonare l’iniziale proposito di autodeterminazione per avvicinarsi all’ASAR
(…)
Il 1948 è l’anno delle grandi consultazioni nazionali e regionali. È in tale contesto generale che l’ASAR, notevolmente indebolita a causa dei massicci attacchi esterni, degli accesi dissidi e soprattutto della defezione di alcuni importanti dirigenti transitati nelle file della Democrazia Cristiana, inizia a mostrare gravissime crepe strutturali (…) Nel quarto e ultimo congresso dell’ASAR, attraverso la cosiddetta mozione Marchetto si delibera giocoforza – 1.261 voti favorevoli, 556 contrari, 28 voti nulli e 534 astenuti – la formazione di un partito regionale unico legato alla SVP di Bolzano, denominato in lingua italiana PPTT (Partito del Popolo Tirolese Trentino) (…) Ed è sotto l’egida di questa formazione, contraddistinta dalle due stelle alpine, che Clara Marchetto presenta la propria candidatura alle elezioni regionali del 28 novembre 1948, quando viene eletta consigliera – la prima rappresentante femminile, assieme a Zita Lorenzi – in seno al Consiglio regionale.
Dalle stelle alle stalle
L’ambizioso traguardo politico istituzionale è raggiunto solo dopo un’accanita campagna elettorale che vede Clara Marchetto scontrarsi in prima persona con i maggiori rappresentanti dei cosiddetti partiti nazionalisti, primi fra tutti i dirigenti della fervente Democrazia Cristiana trentina (…) Flaminio Piccoli – astro nascente dello scudo crociato e fondatore del quotidiano Il Popolo Trentino, che qualche anno dopo diverrà L’Adige – è l’avversario più acerrimo dello schieramento filotirolese, tanto che la tremenda lotta politica del 1948 finirà nell’aula del tribunale di Trento, con una denuncia per diffamazione presentata dalla stessa Marchetto nei confronti del giornalista,  a causa di un articolo ritenuto calunnioso che attacca la candidata amplificandone negativamente la personalità e le vicende politico giudiziarie: sia quelle genovesi dell’immediato anteguerra sia quelle legate alla recente campagna elettorale. (… )
L’assoluzione di Flaminio Piccoli e l’archiviazione del ‹caso› non favoriscono certo la pace. Al contrario! Tutte le testate giornalistiche dell’epoca – dal Popolo Trentino al Gazzettino, dal Corriere tridentino all’Alto Adige – si scagliano duramente contro la neoeletta consigliera regionale, attizzate, dalle correnti democristiane, da quelle liberali per finire alle formazioni missine (… ) Il tam-tam mediatico e martellante continua inarrestabile, e s’arricchisce di un nuovo giallo allorché ‹qualcuno› si domanda come l’ex ergastolana abbia potuto presentare un certificato penale pulito in occasione della candidatura alle recenti elezioni regionali.
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Fatto sta che dalla seconda metà di quel concitato gennaio 1949 per Clara Marchetto la situazione si fa davvero critica. La naturale sicurezza che la contraddistingue inizia a vacillare e i dubbi circa la legittimità giuridica della liberazione occupano le sue notti insonni. Anche perché la questione è talmente astrusa da creare incertezze agli stessi giuristi, ufficiali superiori e dirigenti di polizia (…)
Dopo tante titubanze e valutazioni, il Tribunale supremo militare di Roma – Ufficio procedimenti tribunali di guerra soppressi – il 2 febbraio 1949 emette formale mandato di cattura a carico della «deputatessa ergastolana». Se gli uffici del controspionaggio veronese confermano che l’iniziativa nasce da una campagna di stampa contro la Marchetto, dopo la sua elezione a consigliere regionale l’equivalente centro di Roma, in due diverse note, aggiunge che l’emissione del provvedimento è conseguente „a quanto pare dell’intervento presso le competenti autorità di un deputato democristiano“.
E per chiudere l’intricata faccenda, altrettanto ‹inspiegabile› è la discrepanza di date tra l’ordine di cattura spiccato mercoledì 2 febbraio 1949 e l’operazione di polizia vera e propria, eseguita dalla questura di Trento addirittura il pomeriggio del giorno precedente l’emissione del mandato. Le cronache riferiscono infatti che nel pomeriggio di quel primo febbraio (…) a „due agenti della squadra politica hanno proceduto all’arresto“ (…) Il giorno seguente, assieme ad altri detenuti, Clara raggiunge la stazione ferroviaria di Trento per il suo trasferimento verso il penitenziario di Perugia. (…) Grazie alla „Amnistia Togliatti“, la pena dell’ergastolo le viene commutata in detenzione temporanea per anni 30, che, tolto il periodo già scontato, porta l’ipotetica liberazione della Nostra al 17 dicembre 1974.
(…)
La libertà provvisoria si concretizza con ordinanza della Corte d’appello di Genova emessa in data 18 novembre 1949. Munita di regolare foglio di via, il giorno seguente Clara Marchetto è a Pieve Tesino dove l’attendono i pochi famigliari rimasti  (…)  Dopo l’estate 1950, regna il silenzio. Alcune fonti la segnalano a Innsbruck, altre in Tunisia dove lavora il marito.
«Attualmente la Marchetto pare non abbia più residenza nel territorio dello Stato, avendo emigrato nel 1950, trasferendosi prima in Tunisia e successivamente in Austria» (Corte d’Appello di Genova, novembre 1953)
«Grazie ai partigiani, Clara riuscì a scappare dalla sua prigionia in Italia e attraversò a piedi le montagne per arrivare a Innsbruck in Austria». Roland Gubitta – figlio adottivo di Clara – testimonianza scritta rilasciata all’autore in data 16 aprile 2023.
Un decennio dopo „Clara Marchetto (1911-1982). Combattente per l’autonomia“, Franco Gioppi torna a raccontare le vicende di questa militante autonomista, protagonista di uno dei casi più singolari e controversi della storia politica e giudiziaria del secondo dopoguerra. Lo fa con puntiglio, ma soprattutto con precisione, basandosi sui risultati di una lunga ricerca effettuata non solo negli archivi locali, ma anche e soprattutto attingendo materiale dall’Archivio Centrale dello Stato di Roma e fra le carte ‹segrete› celate tra gli scaffali dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, fondo SIM – SISMI.
Il risultato è un lungo racconto, strutturato sulle quattro „stagioni“ di vita vissute da Clara Marchetto, e corredato da un’ampia bibliografia e – soprattutto – da una ricchissima appendice fotografica – documentale. Un libro da non perdere, quindi, per conoscere ed approfondire il personaggio e la donna Clara Marchetto, di cui finalmente è giunta la tardiva „riabilitazione“ da parte della politica regionale.
„Le stagioni di Clara“ – edito dalla Fondazione Museo Storico che l’ha inserita nella propria collana ‘900 Testimonianze – può essere acquistato sia presso la sede della stessa, ma anche nelle librerie , sia „reali“ che online.
Qualche tempo fa, sempre per la rubrica Un libro al Mese, qui su UT24, abbiamo pubblicato una serie di estratti dal libro di Clara Marchetto „Non c’è storia del Trentino senza il Tirolo“, da tempo esaurito ma reperibile in biblioteca. Ecco i link ai quattro articoli:
Non c’è storia del Trentino senza il Tirolo – 1°
Non c’è storia del Trentino senza il Tirolo – 2°






