Letto per noi: Il figlio di Hüttler

Al di là del titolo e della copertina, (in un paesino del Sudtirolo dell’8 settembre – dove l’autore bambino è sfollato per cercar riparo dai bombardamenti – arriva un coetaneto tedesco con guardia del corpo al seguito, che ha un cognome che ricorda sinistramente quello del dittatore tedesco, sarà
semplicemente un caso o piuttosto un’identità celata?), la vera chicca del libro, che personalmente ho trovato delizioso, è la descrizione minuziosa di ciò che era il “vivere in montagna” negli anni della guerra, e per chi scrive pure nei primi anni settanta nella Val dei Mocheni (Fersental) dei miei nonni
Ecco!
Vi ho trovato la descrizione minuziosa di tutto ciò che era la quotidianità del maso: dalla tecnica di mungitura delle vacche, con tanto di scaign per monzer, alla rimozione della grassa, alla strigliatura delle mucche, al piacevole tepore che si sprigiona nella stalla, alle espressioni dialettali
che sono identiche (dico identiche!) a quelle che ho sentito dalla voce dei miei nonni sino ai primi anni duemila. Il rito del portare il bestiame al pascolo, con le mucche che istintivamente conoscono la strada ed il loro posto esatto nella stalla, la fornaséla con l’acqua calda sempre in temperatura, la messa delle sette …
Insomma, un meraviglioso atto d’amore per la civiltà contadina sudtirolese, ma anche trentina, tirolese insomma! Un libro che sicuramente rileggerò perchè ha avuto il dono di commuovermi per i ricordi che ha saputo smuovere in me: la vita al maso vista attraverso gli occhi di un bambino.
Una riflessione amara: alla fine del libro tutto questo piccolo universo di convivenza e rispetto (gli italiani – per lo più funzionari statali arrivati a Bolzano dopo il 1918 – sfollati, i contadini sudtirolesi autoctoni) tutte persone che bene o male hanno convissuto nei difficili anni del dopo 8 settembre, ecco, a guerra finita il senso di comunità si sfalda (semmai c’è mai stato) e questi gruppi si cominceranno a guardare con diffidenza e riemergeranno, come brace che covava sotto la cenere, rancori, vendette e rappresaglie, si badi anche all’interno della comunità sudtirolese tra Optanten e
Dableibern, rancori e diffidenze che deflagheranno nei successivi anni cinquanta e sessanta e a tutt’oggi, forse, non sono ancora del tutto sopiti.
In quanto all‘incipit del piccolo nazista presunto figlio di cotanto padre … mi piace considerarlo un piacevole stratagemma dell’autore per attirare i potenziali lettori verso un libro che, per i meriti che ho appena esposto, valeva comunque la pena senz’altro di leggere, a prescindere dal piccolo nazi.






