von fpm 19.05.2026 18:00 Uhr

Dame damént (18)

Dialetto, sfumature e tonalità espressive danno alla parola contenuto ed espressività talvolta stimolanti e istigati a quelle scambievolezze che la parlata popolare fornisce…

cruciverba Flavio Pedrotti Móser

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena esplorare il pianeta dialettale e i suoi satelliti, riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza…  Vale la pena riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza…  si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare… Siamo entrati in cucina e oggi visiteremo altre stanze, planeremo nei ricordi alla ricerca di arnesi e suppellettili legati anch’essi alla nostra memoria …

Voria dir che no son miga sól bòn da zechenar! Voria en fis’cet per ciamar quei che no mé crede e farghe veder quel che ho fat! La cosina adèss par che sia na bomboniera! E che nessuno dica che sono un lavativo inesperto, mica sono capace solo di gozzovigliare! Vorrei avere un fischietto per radunare quelli che non mi credono e mostrare quello che sono stato capace di fare! La cucina sembra una bomboniera! Adess vago de sóra, ‘ndo che no paβa cari, vago su a dar n’ociada… Son propi curios de véder sa che ghè, se no è n’ha tut a remengo..  Adesso salgo nella camera da letto, vado a dare un’occhiata… sono proprio curioso di vedere cosa c’è, a meno che non sia andato tutto a scatafascio. Gavé da savér che tute le sere, quan che l’era ora de nar a polsàr, da mateloti, per farne tàser e finir de far matérie, i ne contàva quéla de l’om dé la manàra ch’él desfàva i zugàtoi. Si deve sapere che ogni sera, quando era ora di dormire, da ragazzini, per farci star zitti e smettere di giocare, ci raccontavano la storiella dell’uomo con la scure con cui sfasciava i giocattoli.

I né la contàva una per sòrt, come se le fuβa tute vere e i pensava dé fàrnela creder. I ghe metéva dént tante de quele zanàde che a tirarla longa se la néva per én vèrs la ghé pareva maβa pompada anca a lori. Ma adèss meio meterla via, l’è na storiela da contar la stimana che vèn…

Ce la raccontavano una diversa dall’altra e sempre come fossero vere, pensando di farcela credere. Inserivano tante di quelle sciocchezze inverosimili che, mentre la raccontavano, se era il caso, sembrava esagerato anche per loro. Ma adesso meglio sorvolare, è una storia da raccontare la prossima settimana… (continua)

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