Dame damént (15)

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena esplorare il pianeta dialettale e i suoi satelliti, riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza… Le parole talvolta riaffiorano nei ricordi… e sono proprio loro, i flashback, la Heimat che spesso li riporta a galla e pensandoci bene, i pensieri, soprattutto le rievocazioni del passato, mentalmente si rivelano sempre nella parlata familiare… parole che talvolta sembrano scomparse o usate poco… Vale la pena riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza… Immaginiamo per un attimo di essere in un luogo che ci è caro… guardiamoci intorno… dove siamo… cosa vediamo…
Si era lasciato il tónco del pontesèl sul fuoco a cuocere lentamente… Aggiungo legna al fuoco e mentre aspetto guardo dalla finestra… Gli uccellini sembrano fischiettare, volteggiano nel cielo disturbati dalle campane che suonano e che coprono anche il canto delle cicale. Avéven laβà él tónco del pontesèl sul fòc a còser adasi. Stizzo e ‘ntant che spèto torno a vardar fòr dala finestra… I oseléti par che i zìfola, i sgóla ‘ntel zél desturbadi dale ciòche che sdindòna e che le squerze anca ‘l cant dele cigaie… A vedere il bosco con i colori sparpagliati, le foglie che si muovono piano piano, il rumore del ruscello… mi verrebbe la voglia di lasciare tutto e camminare nella boscaglia e smuovere con i piedi il fogliame del sottobosco. A vardà r fòr él bósch coi só colori scarmenadi, le foie che le se mòve pian pianèl, el rumor de l’acqua del rif… mé vigneria voia de molà r tut e nar su a caminar n’del bósch e sfodegà r coi pèi n’de ’l farlèt. Ma lo stomaco borboglia, ho una sete da arsura… taglio una fettina di salame per placare la fame e apro una bottiglia di vinello, lasciato al fresco sotto il lavandino, sperando non si sia inacidito, e me ne bevo un bricco…
Ma bróntola le budèle… e bruso dala sé… taio zó na slinza de luganega e fago polsar la fam…daverzo na bòza de vinel, laβà al frésc én moia βóto ‘l secià r, sperando che no l’abia ciapà d’asè e me fago na cà ndola.
Beh… non c’è tanto da dire… ci sono momenti che se ti assalgono le paturnie, per farle passare basta starsene con le gambe distese sotto la tavola e sedere comodamente, ad essere sinceri, è una gran fortuna. Énsoma, no ghè tant da dir, ghè dé quei momenti dé malcontent che per fartela paβar basta star cói pèi βót ala tà ola, e, se deve dirlo, a eβer s’cèt, l’è propi da sbozà . (continua)






