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Un libro al mese – Alba Trentina 1918 – 4°

„Alba Trentina“ è il titolo della rivista fondata nel 1917  a Rovigo da Don Antonio Rossaro, il sacerdote roveretano „ammiratore entusiastico dell’Italia risorgimentale, fervente interventista“.  La rivista, scritta quasi per intero da lui, esce fino al 1926. Per la serie „pubblicazioni interessanti„, questo mese presentiamo alcuni stralci tratti dal secondo anno della rivista, il 1918: ecco oggi alcuni estratti dall’articolo „Albo di Gloria – Novembre 1918

 

 

Dettaglio dalla copertina della raccolta 1918

3 novembre – Dal bollettino Diaz, ore 19: „Le nostre truppe hanno occupato Trento e sono sbarcate a Trieste. Il tricolore italiano sventola sul Castello del Buon Consiglio e sulla torre di San Giusto“

 

4 novembre –  I deputati fuoriusciti del Trentino hanno inviato a S.M. il Re questo telegramma: „I sottoscritti deputati dietali trentini plaudendo esercito celebrante maggior vittoria terza Italia, inviano Vostra Maestà omaggi e voti. Per poco ancora Dante aspetta a Trento. Nostra gente che pur oppressa Vi salutò fervidamente in un giorno non dimenticabile, si appresta unanime acclamarvi Liberatore tra le Alpi …“

Provenienti da Chiasso giungono a Como i deputati trentini On. Malfatti, Conci e De Gasperi (NdR: già qui si comincia a scriverlo staccato, per dargli una parvenza di nobiltà) …  che appena varcata la frontiera, mandano i seguenti telegrammi:  „Orlando – Giungendo oggi sul sacro suolo patrio italiano, i deputati trentini inviano deferente saluto espressioni viva riconoscenza„; „Generale Diaz – Al generale in Capo, al Duce dell’esercito liberatore, a nome della deputazione trentina inviano commossi espressione viva ammirazione, profonda riconoscenza“

6 novembre –  I deputati trentini Conci, Malfatti e De Gasperi, giungono a Roma e sono grandemente festeggiati.

Accompagnato dal Ministro Orlando e dal Generale Diaz, dal sindaco di Trento Dott. Faes e dal deputato on. Gentili, il Re Vittorio Emanuele III entra trionfalmente in Trento … Lungo il percorso, il Re è acclamatissimo dalla folla.

La Direzione Generale delle Ferrovie decreta l’istituzione di due grandi diretti Roma – Trento.

 

10 novembre – Dal Bollettino Diaz: „Le nostre truppe avanzano verso il Brennero in Valle dell’Isarco; hanno occupato Toblac, nella Pusteria e proseguono verso oriente, nella Venezia Giulia.“

 

11 novembre – Dal Bollettino Diaz: „Le nostre truppe hanno raggiunto il Brennero. Le operazioni per accertare il numero di prigionieri e dei cannoni catturati nella battaglia dal 24 ottobre alle ore 15 del 4 novembre sono tuttora in corso…“

E‘ ritornato, salutato dal suono delle campane e entusiasticamente accolto dalla popolazione, Mons. Celestino Endrici, vescovo-principe di Trento. L’immensa folla che lo attende sull’ampia Piazza Dante, lo accompagna tra lunge acclamazioni e sotto una fitta pioggia di fiori fino alla sua dimora.

 

20 novembre  – A Roma s’apre la Camera dei Deputati per la prima volta dopo la vittoira, alla quale sono presenti i deputati trentini che assistono da una tribuna messa a loro disposizione. Tutti gli occhi sono fissi su di loro, ed è un commovente scambiarsi di saluti augurali tra i deputati dell’aula e quelli delle terre redente.

 

21 novembre – Il genetliaco di S.M. la Regina Madre è stato celebrato ovunque con festeggiamenti militari e cerimonie religiose. A Pergine ed a Levico, imbandierate e illuminate a festa, sono state tenute conferenze patriottiche. A Bolzano e Merano venne eseguita una distribuzione di cibo alla popolazione povera. Il provvedimento fu accolto con viva gratitudine dalle autorità locali e dalle popolazioni beneficate.

 

23 novembre – Sotto gli auspici di un comitato provvisorio, composto del Dr. Conci, Dr. Gentili, Dr. Grandi e altri, esce il primo numero del periodico Il Nuovo Trentino, la cui redazione è affidata al deputato Alcide Degasperi, che in un articolo di fondo tratteggia il programma.

 

24 novembre – Le nostre pattuglie superate grandi difficoltà giungono alla Vetta d’Italia e Pizzo dei Tre Signori, e vi inalberano il tricolore. L’estremo confine è redento; W l’Italia!

25 novembre – La vedova di Cesare Battisti, Dott. Ernesta Bittanti Battisti, entra in Trento, ed è oggetto d’una grande dimostrazione d’affetto. Chiamata con insistenza dalla folla, è obbligata ad affacciarsi al balcone della Sede della Legione trentina.

Mons. Celestino Endrici, vescovo di Trento, ha inviato il seguente telegramma: „Sua Maestà Re, Roma – Liberato da lungo esilio inflittomi per avere difeso diritti dignità mio popolo e clero, umilio Vostra Maestà sensi riconoscente ossequio per riavuta libertà e unione alla patria. Prego il Signore benedica Vostra Maestà e la Patria; che la prosperi a grandezza ben meritata dal valore delle armi di Vostra Maestà e dai sacrifici dell’intero popolo. Raccomando benevolenza V.M. popolo e chiesa tridentina.“

 

3 dicembre – E‘ il Trigesimo della liberazione, e qui chiudiamo il nostro Albo di Gloria. Trento è sfarzosamente imbandierata, e sul Castello è issato il tricolore offerto dalle donne trentine. Alle 11 in piazza Dante giunge il Conte di Torino accompagnato dal governatore e da generali, e si muovono in corteo al Castel del Buon Consiglio, dopo di che si passa al Duomo pel solenne Te Deum. Pontifica Mons Vescono Cele stino Endrici. Alle 2.30 un immenso pellegrinaggio muove alla Fossa dei Leoni santificati dai nostri Martiri.  Prestano gli onori militari le truppe della Brigata Acqui e i Cavalleggeri di Alessandria, primi  entrati in Trento.

 

Dall’Enciclopedia Treccani:

Don Antonio Rossaro nacque a Rovereto  nel 1883. Frequentate nella città natale le scuole elementari, nel 1897 decise di diventare sacerdote. Studiò in Italia,  in particolare teologia a Rovigo dove fu consacrato sacerdote il 1° aprile 1911. Fu ammiratore entusiastico dell’Italia risorgimentale; quando si scatenò il grande conflitto europeo, parteggiò per l’intervento  dell’Italia e dopo il maggio 1915 fu impegnato nella propaganda patriottica filoitaliana. Lo strumento principale di questa attività fu la rivista Alba trentina, da lui fondata e diretta; nelle sue pagine, ricche di testimonianze sulle esperienze degli ‘irredenti’ nella guerra in corso, Rossaro manifestò una spiccata vocazione all’ideazione di monumenti e ritualità civili.

La sua azione fu instancabile nella promozione dei segni memoriali che costellano Rovereto: una fitta mappa di monumenti, lapidi, opere d’arte, in massima parte ispirati alla volontà di ribadire il carattere nazionale italiano della città ‘redenta’. Ma la creatura prediletta, la «figlia del suo cuore», fu la Campana dei Caduti,  inaugurata il 4 ottobre 1925 alla presenza di Vittorio Emanuele III

Rossaro era nazionalista e fascista, nel senso di un’adesione piena e militante. A Mussolini fu fedele fino alla fine del regime,  pur se contrario all’alleanza con la Germania nazista.  La nuova, solenne inaugurazione della Campana dopo la rifusione (26 maggio 1940) fu contrassegnata fatalmente da discorsi ufficiali che inneggiavano all’imminente intervento italiano nel secondo conflitto mondiale. In quell’occasione Rossaro scelse di non leggere il messaggio inviato dalla segreteria di Stato a nome di Pio XII, che esortava a pregare «perché altre tombe non si schiudano ed altri ossari non si erigano»: un episodio che rappresenta in modo esemplare le contraddizioni presenti fin dall’origine nell’ispirazione del monumento, universale e pacifica ma solo nei limiti definiti dalla compatibilità con gli orizzonti della nuova Roma imperiale mussoliniana 

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