La scuola policorale romana del sei-settecento

Il termine policorale indica una tecnica nella quale il complesso dei cantori e degli strumenti viene suddiviso in due o più cori, collocati spesso in punti diversi dell’edificio. I gruppi musicali possono alternarsi, rispondersi oppure cantare contemporaneamente. Si crea così un effetto di dialogo sonoro, particolarmente spettacolare negli ampi spazi delle chiese. La scuola policorale romana indica una pratica musicale legata soprattutto alla tradizione della musica sacra a Roma tra il Seicento e il primo Settecento, sviluppatasi nel solco della grande tradizione polifonica cinquecentesca e della musica della Basilica di San Pietro e delle principali istituzioni ecclesiastiche romane. Il quinto concerto, anch’esso realizzato in collaborazione con il Festival regionale di Musica Sacra, torna su una delle grandi passioni di Laurence Feininger: la produzione liturgica della Scuola policorale romana tra Sei e Settecento. Sotto la direzione di Roberto Gianotti, il pubblico potrà ascoltare per intero la monumentale Messa „Tiracorda“ a sedici voci di Orazio Benevoli, trascritta e pubblicata dallo stesso Feininger nel 1967, insieme a due mottetti a quattro voci firmati da altri due grandi nomi della scuola romana, Pompeo Cannicciari e Giuseppe Ottavio Pitoni, nell’edizione critica curata da Roberto Gianotti e pubblicata nel 2022.
La policoralità non nacque a Roma. Il suo sviluppo più celebre è infatti legato alla scuola veneziana, con compositori come Adrian Willaert, Andrea Gabrieli e Giovanni Gabrieli. La pratica si diffuse però in numerosi centri italiani ed europei e venne reinterpretata anche nell’ambiente romano. A Roma il principio policorale si inserì in una tradizione diversa, nella quale la musica sacra doveva combinare: la polifonia ereditata dal Rinascimento; il canto solistico; il basso continuo; gli strumenti; il crescente gusto barocco per il contrasto e la teatralità sonora. Uno degli aspetti più affascinanti della policoralità è il rapporto con lo spazio architettonico. Nelle grandi basiliche romane i cori potevano essere collocati in punti differenti, sfruttando la distanza e l’eco naturale dell’edificio. Il risultato era una sorta di stereofonia ante litteram: l’ascoltatore percepiva il suono provenire da direzioni diverse. La musica diventava quindi parte dell’architettura. Il dialogo fra i cori poteva sottolineare la monumentalità della celebrazione liturgica, mentre l’alternanza fra gruppi vocali e strumenti produceva effetti di grande intensità.
Nel passaggio tra Cinquecento e Seicento la policoralità subì una trasformazione importante. La tradizione della polifonia imitativa lasciò progressivamente spazio a una maggiore distinzione tra le parti vocali. Comparvero con maggiore evidenza: solisti – coro – strumenti – basso continuo. Questo processo contribuì alla nascita dello stile concertato barocco. A Roma la musica sacra poteva quindi assumere una dimensione molto più articolata rispetto alla tradizionale polifonia a cappella. La policoralità trovava un ambiente ideale nelle grandi basiliche romane, come San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Lorenzo in Damaso. Le celebrazioni solenni rappresentavano occasioni nelle quali la musica poteva raggiungere dimensioni particolarmente monumentali. La musica non era concepita come semplice accompagnamento della liturgia: contribuiva alla solennità, alla rappresentazione e alla magnificenza della celebrazione.
Nel corso del Settecento la grande tradizione policorale perse progressivamente centralità. La musica europea si orientò sempre più verso forme nelle quali emergevano il concerto solistico, l’orchestra moderna, l’opera e l’oratorio. Tuttavia l’esperienza policorale lasciò un’eredità importante: l’idea di contrapporre e combinare gruppi sonori differenti rimase fondamentale nella musica barocca e contribuì allo sviluppo del linguaggio concertante. In questo senso, la scuola policorale romana rappresenta uno dei passaggi attraverso cui la grande polifonia rinascimentale si trasformò nella monumentale musica sacra del Barocco.






