8 ottobre – Giornata mondiale del polpo

La ricorrenza non è una giornata ufficiale delle Nazioni Unite, ma una celebrazione nata nell’ambito delle comunità di appassionati e studiosi dei cefalopodi e oggi ripresa da acquari, musei e organizzazioni dedicate alla divulgazione marina. La scelta della data è un gioco linguistico e numerico: l’8 richiama gli otto bracci del polpo, mentre octo è la radice latina collegata al numero otto. Le origini moderne della ricorrenza vengono generalmente ricondotte a TONMO – The Octopus News Magazine Online, una comunità online di appassionati e studiosi dei cefalopodi, intorno al 2007. La giornata si inserisce in una più ampia serie di iniziative dedicate ai cefalopodi, con altre ricorrenze rivolte a nautili, calamari, seppie e creature della mitologia marina. Il polpo appartiene ai molluschi cefalopodi, insieme a seppie, calamari e nautili. A differenza della maggior parte dei molluschi, non possiede una conchiglia esterna e ha sviluppato un corpo estremamente flessibile. Una delle sue caratteristiche più celebri è il sistema circolatorio: possiede tre cuori. Due pompano il sangue verso le branchie, mentre il terzo lo distribuisce al resto del corpo. Il sangue è inoltre di colore blu, perché utilizza l’emocianina, una proteina contenente rame, per trasportare l’ossigeno. Il polpo è considerato uno degli invertebrati più complessi dal punto di vista comportamentale. Il suo sistema nervoso è particolarmente sviluppato e una grande quantità di neuroni è distribuita anche nei suoi bracci. Questa organizzazione permette ai singoli bracci di svolgere attività molto complesse mentre l’animale è impegnato in altro. I polpi sono stati osservati mentre aprivano contenitori, risolvevano problemi e utilizzavano oggetti come strumenti.
Uno degli aspetti più spettacolari è la capacità di modificare rapidamente colore e aspetto della pelle. Il cambiamento può servire a mimetizzarsi con l’ambiente, a comunicare oppure a confondere un predatore. In pochi istanti un polpo può passare da una colorazione relativamente uniforme a una superficie ricca di macchie e contrasti. La pelle, inoltre, può assumere diverse caratteristiche visive e contribuire a rendere l’animale quasi invisibile sul fondale. Tra gli esperimenti e le osservazioni più famose sui polpi ci sono quelli in cui gli animali riescono ad aprire contenitori per raggiungere il cibo. Questa capacità ha contribuito alla loro reputazione di animali estremamente curiosi e capaci di apprendere attraverso l’esperienza. Non è un caso che il polpo sia spesso protagonista degli studi sull’intelligenza degli invertebrati. Il corpo del polpo è praticamente privo di strutture rigide. Questa caratteristica gli permette di infilarsi in fessure e aperture sorprendentemente piccole. L’unica parte rigida significativa è il becco, nascosto nella zona centrale dei bracci. Se il becco riesce a passare attraverso un’apertura, in molti casi il resto del corpo può seguirlo.
I cefalopodi hanno una storia evolutiva antichissima, che risale a centinaia di milioni di anni. La documentazione fossile dei polpi è però relativamente scarsa proprio perché il loro corpo è quasi completamente costituito da tessuti molli. Nel 2022 è stato descritto un fossile di polpo risalente a circa 330 milioni di anni fa, considerato particolarmente importante per comprendere l’evoluzione di questi animali. Il polpo occupa da secoli un posto importante nelle culture gastronomiche e marinare del Mediterraneo. In Italia compare in numerose ricette regionali: bollito e condito con olio e limone, nelle insalate di mare, con le patate, alla griglia oppure cucinato in umido. La sua presenza nella cucina mediterranea racconta anche il rapporto antico tra le comunità costiere e il mare.
La sua forma insolita ha alimentato per secoli racconti, leggende e rappresentazioni artistiche. Il gigantesco Kraken, il mostro marino della tradizione nordica, viene spesso raffigurato con caratteristiche simili a quelle di un enorme polpo o calamaro. La fantasia popolare ha così trasformato un animale reale e relativamente piccolo in uno dei più celebri mostri degli abissi. Oggi il World Octopus Day non rappresenta soltanto un’occasione per raccontare le curiosità sul polpo. È diventato anche un momento per parlare della conservazione degli ecosistemi marini, dell’inquinamento degli oceani e del rapporto tra attività umane e fauna marina.
Uno dei passaggi fondamentali è rappresentato dalla trasposizione cinematografica dei grandi mostri marini della letteratura. In 20.000 leghe sotto i mari, tratto dal celebre romanzo di Jules Verne, il mondo sottomarino diventa teatro di avventure e creature gigantesche. La celebre creatura marina del film è però un calamaro gigante, non un polpo: una distinzione spesso dimenticata nell’immaginario popolare. Il cinema ha spesso mescolato polpi, calamari e Kraken, creando creature ibride. Un esempio celebre è Clash of the Titans, dove il Kraken viene rappresentato come un enorme mostro tentacolare. Nella tradizione nordica, tuttavia, il Kraken non corrisponde necessariamente a una specie zoologica precisa: è una creatura leggendaria che nel tempo ha assunto caratteristiche differenti.
Nel cinema e nella fantascienza il corpo del polpo è diventato anche un modello per immaginare forme di vita aliene. Il motivo è evidente: un animale privo di scheletro, con più arti, occhi particolari e un sistema nervoso molto diverso da quello umano appare quasi naturalmente “extraterrestre”. Un esempio contemporaneo è Arrival, nel quale gli alieni, gli Eptapodi, hanno una morfologia ispirata anche alla struttura dei cefalopodi. Qui però il significato cambia completamente: il tentacolo non rappresenta più il mostro che vuole aggredire l’uomo, ma una forma di alterità e comunicazione.






