Dame damént (36)

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza… si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare… e con il dialetto si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare, circostanze legate alla memoria tra aneddoti e storielle in un contesto piacevole, divertente, indimenticabile così come incancellabile dovrebbe essere il dialetto che talvolta sa colorare al meglio tempi e fasi della vita… siamo stati in casa, in cà neva, in cantina, nei campi e continuiamo a visitare luoghi, spazi e territori della nostra memoria… i ricordi di scuola…
Mè ricordo ai tempi dela scòla che gh’era dé spess da zegà r… Se magari én professor él zigava che èren caore gh’era qualchedun che nol taséva miga… Na volta m’ero propi stufà de sentirlo zigar, el m’aveva fat nar zó le aze, ho ciapà ardimént e tut d’én fià gò dit: ma no l’è che magari l’è lu che no lè bòn da ‘nsegnar? perché se el fuβa brao saria fazil emparar e che l’è a scòla che se studia e no a casa, i compiti no i serve a gnent se no se empara ben a scòla… Mi ricordo che quando si andava a scuola talvolta c’erano quei momenti che si provocava…se ad esempio un professore urlava che eravamo capre, non c’era sempre qualcuno che non stava cero zitto. Ci fu un momento che mi ero davvero stancato di sentirlo urlare, mi aveva fatto perdere la pazienza, presi coraggio e tutto d’un fiato gli dissi: potrebbe darsi che è lei a non saper spiegare bene l’argomento perché se fosse bravo sarebbe facile apprendere, perché è a scuola che si impara e non a casa, i compiti non servono a nulla se a scuola la materia non viene spiegata bene…
No l’aveβa mai dit! De cólp el m’a trat fòr da l’aula, po la ciamà el preside, el preside l’a ciamà me papà … ensoma… na bèga che no finiva pu. Ho ciapà na tabacada e na smusada da avelirme, da farme cascar el fià , lì, davanti a tuti i me compagni che no i saveva se rider o se pianzer. Non l’avessi mai detto! Prima di tutto mi cacciò dall’aula, poi chiamò il Preside, il Preside chiamò mio padre… insomma una discussione aspra senza fine… Fui rimproverato duramente e mortificato da avvilirmi, fino a scoraggiarmi, lì, davanti ai miei compagni di classe che non sapevano se ridere o se piangere. (continua)






