von fpm 08.09.2026 16:00 Uhr

“Ritorno a Camelot”: a proposito del raduno degli Skinheads

L’evento dal 3 al 6 settembre a Pietramurata, nel comune di Dro, in Welschtirol/Trentino, ha suscitato tante ed inutili polemiche alcune dettate solo dal pregiudizio ideologico e da una demagogia desueta che tollera le devastazioni dei movimenti di sinistra ma punta il dito contro pacifici raduni

(immagini web) elab gif Flavio Pedrotti Móser

Il raduno, che prevede concerti, conferenze e stand librari e musicali, si è svolto su un terreno privato, presso l’hotel Ciclamino. Al termine del vertice che ha dato l’ok alla manifestazione, il prefetto di Trento Isabella Fusiello aveva annunciato che, al fine di gestire l’ordine e la sicurezza pubblica all’esterno della struttura alberghiera, «sono stati richiesti interventi al personale della polizia di Stato, dei carabinieri e della guardia di finanza». In più, come ha spiegato Fusiello, si prevede la presenza di personale della Digos e dei reparti inquadrati anche all’interno dell’hotel «proprio per verificare i loro comportamenti, che qualora dovessero risultare di rilievo penale saranno denunciati alle autorità giudiziarie». Le reazioni locali sono state piuttosto isteriche. La giunta di Trento, il Pd, Onda, M5s e Campobase: centrosinistra tutto compatto nella condanna. Il sindaco Ianeselli ha tuonato: «Allarme per la democrazia». Un sindaco che il giorno dopo essere stato eletto salutò le persone riunite in Via Belenzani alzando il pugno chiuso… ça va sans dire… «Nonostante sia giusto preservare il diritto di opinione, è necessario essere consapevoli che la nostra Costituzione ci impone dei limiti», ha sottolineato. Appunto, forse il pugno chiuso non sarà anticostituzionale ma il Parlamento europeo ha approvato nel 2019 una risoluzione sull’importanza della memoria storica che condanna entrambi i totalitarismi, sia di matrice fascista che comunista. Secondo il Pd il raduno non è «un evento culturale o musicale come altri». I dem esprimono «la più ferma contrarietà» alla manifestazione organizzata dal gruppo neonazista e chiedono che il territorio trentino non diventi «la cornice di un simile raduno». Il Partito democratico ha aderito all’appello consegnato alla prefettura insieme a Cgil, Cisl, Uil, Anpi, Arci e altre associazioni. Non risulta però che abbiano mai preso posizione contro cortei e manifestazioni degli “antifa”, ProPal, gruppi dei centri a-sociali e altri clan dal profilo comunista.

Molti hanno presupposto che comparissero anche le temute svastiche. Timore comprensibile dimenticando però che non sempre la svastica simboleggia il triste passato nazista. Sì. La svastica ha un significato molto antico e positivo nelle tradizioni religiose dell’Asia, in particolare nell’induismo, nel buddhismo e nel giainismo. Il suo significato originario è quindi molto diverso da quello che ha assunto in Europa nel Novecento. Il termine sanscrito svastika deriva da su-asti, con un significato vicino a «benessere», «buona sorte», «ciò che porta al bene». È un simbolo di buon auspicio, prosperità, armonia e continuità. Nell’arte buddhista può comparire sul corpo del Buddha, sulle piante dei piedi, sui tessuti, sulle ceramiche, sui templi e negli oggetti rituali. Per esempio, il Metropolitan Museum documenta una raffigurazione del Buddha Amitabha con una svastica sul petto, descrivendola esplicitamente come simbolo di buon auspicio legato all’insegnamento buddhista. In alcune tradizioni buddhiste dell’Asia orientale il simbolo assume anche il significato di eternità, infinito o perpetuo fluire della realtà. Il Met, per esempio, (The Metropolitan Museum of Art) descrive una variante della svastica presente su un abito rituale giapponese come simbolo dell’infinito nel pensiero buddhista. Il simbolo è particolarmente comune in: India – induismo, buddhismo e giainismo; Tibet e Himalaya – soprattutto nelle tradizioni buddhiste tibetane; Cina – buddhismo cinese e cultura tradizionale; Corea – arte e iconografia buddhista; Giappone – buddhismo, arte templare e tradizioni decorative; Sud-est asiatico – in diversi contesti religiosi e culturali. In Cina e Giappone, inoltre, la svastica può essere utilizzata come segno decorativo e religioso, senza alcuna associazione con il nazismo. In una mappa occidentale del Giappone, ad esempio, il simbolo (manji) è tradizionalmente utilizzato per indicare i templi buddhisti.

Nella grande maggioranza di questi contesti, insomma, è un simbolo religioso tradizionale di buon auspicio, prosperità, eternità o Dharma. Un’interessante distinzione è che nel buddhismo il simbolo non è necessariamente considerato il principale emblema della religione: il dharmachakra, la ruota del Dharma, è invece uno dei simboli buddhisti fondamentali e rappresenta la messa in moto dell’insegnamento del Buddha. La svastica può dunque essere parte dell’insieme dei lakṣaṇa, i segni distintivi del Buddha. Questi segni servono a rappresentare visivamente la sua natura eccezionale e il suo stato spirituale.

Ebbene, un migliaio di persone si sono riunite in piazza per la contromanifestazione. Sindacati, partiti e alcuni cittadini hanno poi sfilato per le strade di Pietramurata per protestare contro l’evento. Persone che non hanno presumibilmente mai letto Voltaire e che incitati dall’intolleranza verso tutto ciò che non appartiene ai loro clan e non partecipa al loro pensiero unico, secondo la loro strana logica è da condannare e da contrastare. Sarebbe confortante vedere queste persone scendere in piazza quando altri movimenti molto spesso violenti ed estremisti sfilano a pugno chiuso sventolando bandiere e urlando slogan talvolta diffamatori. Infine, strano che proprio nei dintorni di Pietramurata ci sia e senza che nessuno abbia avuto da ridire, una segnaletica dedicata a Che Guevara… ça va sans dire

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