von fpm 30.08.2026 13:00 Uhr

Dov’è Arno Kompatscher?

La SVP tace a Wien mentre incombe lo smembramento del collegio dell’Unterland

(foto STF) elab grafica Flavio Pedrotti Móser

Nell’ Unterland la tensione è alta e la popolazione è esasperata. La SVP sapeva già da Pasqua che il collegio elettorale Bozen-Unterland/Überetsch rischiava di essere smembrato. Eppure, da settimane, Arno Kompatscher tace, nella convinzione che sia possibile lasciare che la questione si spenga con il passare del tempo. Quello che emerge non è leadership, ma una preoccupante assenza di iniziativa politica. Kompatscher sembra attendere che il problema diventi irreversibile. Il messaggio che arriva dall’Unterland e dall’Überetsch è invece molto chiaro: Arno Kompatscher deve assumersi finalmente le proprie responsabilità e far sapere senza ambiguità al partner di coalizione Fratelli d’Italia che la coalizione dovrà considerarsi conclusa qualora il Governo proceda allo smembramento dell’Unterland. A Wien un’immagine distorta del Süd-Tirol: alcune settimane fa il Landeshauptmann Kompatscher si è recato a Wien per riferire alla Commissione per gli affari esteri del Nationalrat austriaco sui più recenti sviluppi politici in Süd-Tirol. La Süd-Tiroler Freiheit ha acquisito i verbali della Commissione e ha avuto modo di confrontarsi con alcuni suoi componenti. Ne emerge un quadro particolarmente grave. Secondo quanto dichiarato dalla stessa SVP, in quel momento il partito era già a conoscenza dell’intenzione del Governo italiano di smembrare il collegio Bozen-Unterland e di creare un collegio a maggioranza italiana. Nonostante ciò, questa minaccia concreta non sarebbe stata portata all’attenzione dell’Austria. Al contrario, a Wien sarebbe stata rappresentata una situazione nella quale, sostanzialmente, tutto procede per il meglio.

Per la Süd-Tiroler Freiheit si tratta di una grave omissione da parte di Kompatscher e di un vero e proprio scandalo politico, con conseguenze che ricadono su Süd-Tirol. Invece di informare l’Austria e chiedere il suo intervento, Kompatscher avrebbe quindi evitato di rappresentare al Nationalrat la reale gravità della situazione, impedendo di fatto l’esercizio della funzione di protettore. Kompatscher avrebbe dovuto lanciare l’allarme a Wien. È stato invece trasmesso un quadro del Süd-Tirol nel quale il pericolo immediato per l’Unterland non sembra aver trovato spazio. La SVP avrebbe così consegnato all’Austria un’immagine distorta della situazione. Un collegio elettorale diviso può cambiare gli equilibri politici, la questione non è puramente tecnica. Se un collegio elettorale unitario e interlinguistico viene smembrato e parti dell’Unterland vengono inserite in un collegio dominato elettoralmente dal gruppo linguistico italiano, le conseguenze possono essere molto concrete: potrebbe ridursi, fino a scomparire, la possibilità per un candidato di lingua tedesca del Süd-Tirol di essere eletto. Che questo rischio non sia stato sollevato con la necessaria fermezza nei confronti dell’Austria è, per la Süd-Tiroler Freiheit, incomprensibile. Oggi l’Unterland, domani altri Comuni perché il problema non riguarda soltanto l’Unterland.

Quello che oggi viene fatto all’ Unterland potrebbe domani essere replicato altrove in Süd-Tirol. Oggi si divide l’ Unterland; domani altri Comuni potrebbero essere assegnati a collegi elettorali nei quali il gruppo linguistico italiano dispone della maggioranza. La Süd-Tiroler Freiheit indica come esempio concreto Meran. Dall’ultima rilevazione della consistenza dei gruppi linguistici, anche a causa della forte immigrazione dall’estero, la città presenta oggi sulla carta una risicata maggioranza italiana. La conseguenza di collegi elettorali costruiti su queste dinamiche è evidente: in determinati Comuni la popolazione di lingua tedesca potrebbe non avere più alcuna possibilità concreta di eleggere un proprio rappresentante. È per questo che l’operazione deve essere fermata a ogni costo. Chi minimizza, resta in silenzio o evita di affrontarne le conseguenze non coglie la portata politica della questione.

La Süd-Tiroler Freiheit non usa mezzi termini nel giudicare l’atteggiamento della SVP: «La SVP sta regalando l’Unterland. E, a quanto pare, non si rende nemmeno conto del precedente che sta creando per l’intero Süd-Tirol.» Accettare che Roma possa modificare a piacimento la geografia politica del Süd-Tirol significherebbe, secondo la Süd-Tiroler Freiheit, aprire una porta estremamente pericolosa. Il rischio sarebbe quello di una classica «tattica del salame»: prima si modifica un collegio elettorale, poi si spostano singoli Comuni e, passo dopo passo, si riduce la rappresentanza politica della popolazione tedesca e ladina.

C’è anche una questione giuridica che non può essere messa da parte. La delimitazione dell’attuale collegio senatoriale Bozen-Unterland è stata stabilita dalla Staatsgesetz Nr. 422 del 1991. Una norma direttamente collegata all’attuazione delle misure del Paket e alla base della composizione della controversia tra Austria e Italia. La domanda, quindi, è di principio: può l’Italia modificare unilateralmente una disciplina che rientra nell’attuazione concreta degli accordi sull’autonomia, senza che l’Austria possa intervenire o esprimere la propria posizione?

La risposta della Süd-Tiroler Freiheit è netta: no. Il collegio Bozen-Unterland permette già oggi a entrambi i gruppi linguistici di eleggere un Rappresentante. Non esiste però, secondo la Süd-Tiroler Freiheit, alcuna giustificazione per delimitare un collegio in modo tale da privare di fatto un gruppo linguistico della possibilità di scegliere il proprio rappresentante o da creare le condizioni affinché soltanto un gruppo possa determinare l’esito elettorale.

Se l’Austria deve svolgere il ruolo di Funzione di protettore del Süd-Tirol, tale funzione non può limitarsi a prendere atto delle decisioni quando ormai tutto è stato deciso e non può più essere modificato. Wien deve essere informata prima che Rom definisca in maniera irreversibile le nuove condizioni politiche. Per questo, secondo la Süd-Tiroler Freiheit, la SVP ha il dovere di chiedere all’Austria di intervenire nell’ambito della propria Funzione di protettore.

Il Landeshauptmann Kompatscher deve spiegare innanzitutto perché l’Austria non sia stata informata tempestivamente e in modo completo del rischio di smembramento del collegio Bozen-Unterland. Ma soprattutto deve chiarire una cosa: che cosa ha fatto concretamente la SVP per impedire questa divisione? L’autonomia di Süd-Tirol non può essere svuotata un passo alla volta. La vicenda del Unterland dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme per tutti i cittadini di Süd-Tirol.

Se l’Italia comincia a modificare i collegi elettorali in modo da indebolire la rappresentanza politica della popolazione tedesca e ladina, la questione non riguarda più soltanto l’Unterland. È in gioco il principio stesso dell’autonomia e il rischio che venga progressivamente svuotata, passo dopo passo. Le domande sono inevitabili: che cosa penserà di fare Roma come prossimo passo? Quali Comuni saranno i prossimi a essere spostati? Quali diritti politici verranno limitati? E per quanto tempo ancora la SVP intende assistere a questo processo senza intervenire?

La vicenda attuale dimostra, secondo la Süd-Tiroler Freiheit, quanto sia importante la funzione di protettore dell’Austria nella difesa dei diritti della popolazione del Süd-Tirol. Süd-Tirol non rappresenta soltanto una questione storica o sentimentale per l’Austria. È anche una questione concreta di politica interna austriaca. L’introduzione della doppia cittadinanza consentirebbe, secondo questa impostazione, di rafforzare sensibilmente tale funzione. Da una parte, rappresentanti politici del Süd-Tirol potrebbero sedere nel Consiglio regionale di Wien; dall’altra, l’Austria avrebbe un interesse ancora più diretto nella tutela dei diritti di Süd-Tirol, trattandosi anche della tutela dei propri cittadini.

Altrettanto importante sarebbe, secondo la Süd-Tiroler Freiheit, inserire la Funzione di protettore nella Costituzione austriaca. In questo modo si potrebbe evitare che l’esercizio di tale funzione dipenda, di volta in volta, dalla disponibilità politica dei partiti al governo.  Süd-Tirol ha bisogno di una forte potenza tutrice che lo protegga da attacchi di questo tipo. Perché ciò sia possibile, tuttavia, l’Austria deve essere informata tempestivamente dal Süd-Tirol.

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