von fpm 11.08.2026 16:00 Uhr

La principessa della montagna che cantava

Fiabe che venivano raccontate dagli anziani nelle serate d’estate quando il caldo non era ancora soffocante

(Immagini IA) elab gif Flavio Pedrotti Móser

C’era una volta, tra le alte cime delle Dolomiti, un piccolo villaggio circondato da boschi di larici, prati pieni di fiori e torrenti così limpidi che sembravano nastri d’argento. Sopra il villaggio si innalzava una montagna dalle pareti rosate. Gli abitanti la chiamavano la Montagna che Cantava, perché ogni sera, quando il sole tramontava, dalle sue rocce arrivava un suono lieve, simile a quello di un flauto lontano. Nessuno sapeva da dove provenisse. Gli anziani raccontavano che, molti secoli prima, sulla cima viveva una principessa delle montagne chiamata Liora. Aveva capelli color dell’oro e una voce così dolce che gli animali del bosco si fermavano ad ascoltarla. Ma una notte la principessa era scomparsa. Da allora, dicevano gli anziani, la montagna aveva iniziato a cantare per cercarla. Nel villaggio viveva una bambina di nome Lena, che non aveva mai creduto davvero a quella storia. Eppure, ogni sera, si sedeva davanti alla sua casa e ascoltava il canto della montagna. Un giorno, dopo una lunga estate, arrivò una notte diversa dalle altre. Il canto era più forte. Lena aprì la finestra e vide qualcosa brillare tra gli alberi. Era una piccola volpe bianca. L’animale la guardò e disse: «Lena, la montagna ti sta chiamando.» La bambina rimase senza parole. «Tu… sai parlare?» La volpe mosse la coda. «Tutti gli animali sanno parlare. Semplicemente, gli uomini hanno dimenticato come ascoltare.» Poi si voltò e iniziò a salire lungo il sentiero. Lena la seguì.

Attraversarono il bosco dei larici, dove le foglie sembravano piccole monete d’oro. Passarono accanto a un lago immobile come uno specchio e salirono sempre più in alto, fino a quando le case del villaggio scomparvero nella valle. A mezzanotte arrivarono davanti a una grande parete di roccia. La volpe appoggiò una zampa sulla pietra. La montagna si aprì. Dietro la roccia c’era una sala immensa illuminata da migliaia di cristalli. Al centro sedeva una giovane donna vestita di bianco. Aveva i capelli dorati. Lena capì subito chi fosse. «Liora…» La principessa sorrise. «Finalmente sei arrivata.» «Perché mi hai chiamata?» Liora indicò una piccola campana d’argento appesa al soffitto. «Molto tempo fa, gli uomini e le montagne vivevano in armonia. Gli uomini ascoltavano i boschi, rispettavano gli animali e non prendevano dalla terra più di quanto servisse loro. Poi dimenticarono tutto questo.» La principessa abbassò lo sguardo. «La campana custodisce l’equilibrio delle montagne. Ma il suo suono si sta spegnendo.» Lena si avvicinò. «Come posso aiutarti?» «Devi riportare alla campana ciò che gli uomini hanno dimenticato.» «E cosa hanno dimenticato?» Liora sorrise. «Tre cose: il rispetto, la gratitudine e il coraggio.»

La mattina seguente Lena tornò al villaggio. Prima raccolse i rifiuti lasciati lungo il sentiero e convinse gli altri bambini a fare lo stesso. Poi insegnò loro a non disturbare gli animali e a lasciare intatti i fiori più rari. Il giorno dopo aiutò un vecchio pastore a riportare a valle alcune pecore rimaste bloccate vicino a un torrente. Infine, quando arrivò una violenta tempesta, fu Lena a convincere gli abitanti a lasciare liberi i sentieri e ad aiutare le persone rimaste isolate nelle baite più lontane.

Passarono tre giorni. La sera del terzo giorno, la montagna tornò a cantare. Questa volta il suono non era triste. Era limpido e potente. Dalla cima scese una luce rosa che illuminò tutte le pareti delle Dolomiti. Lena tornò alla grotta. La principessa Liora la aspettava. «Hai riportato ciò che mancava», disse. «Ma io non ho fatto nulla di speciale.» «È proprio questo il segreto», rispose Liora. «Le montagne non chiedono grandi imprese. Chiedono piccoli gesti fatti con un cuore grande.» Poi prese la campana d’argento e la porse a Lena. La bambina la toccò appena. Din.

Un suono cristallino attraversò la valle. La principessa cominciò lentamente a svanire. «Aspetta! Dove vai?» Liora sorrise. «Non me ne vado. Da oggi sarò nella montagna, nel vento e nella voce dei ruscelli. Ogni volta che ascolterai con attenzione, mi sentirai.» La grotta scomparve. Quando Lena si ritrovò all’aperto, era già l’alba. Il sole stava sorgendo dietro le cime e le Dolomiti si accendevano di rosa, arancio e oro.

Da quel giorno, gli abitanti del villaggio impararono ad ascoltare. E si racconta che, ancora oggi, nelle sere tranquille, quando il cielo diventa rosso sopra le montagne, si possa udire un lieve suono di flauto provenire dalle rocce. È la voce della principessa Liora. E se qualcuno si ferma abbastanza a lungo ad ascoltare, può sentirla sussurrare: «Abbi cura della montagna, e la montagna avrà cura di te.»

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