Déme la brugna dé Dro e tegnìve le altre

È nella Valle del Sarca, terra di ulivi, vigneti e frutteti, che da secoli cresce un piccolo tesoro dal colore blu violaceo: la Prugna di Dro, oggi conosciuta come Susina di Dro DOP. Il suo gusto è inconfondibile, un perfetto equilibrio tra dolcezza e una leggera nota acidula, mentre la sottile patina biancastra che ricopre la buccia, chiamata pruina, ne testimonia la naturale freschezza. Il segreto della sua qualità è il territorio. Le brezze che risalgono dal lago di Garda mitigano il clima, mentre il sole e le escursioni termiche favoriscono lo sviluppo degli aromi e dei polifenoli, preziosi antiossidanti naturali. La polpa, compatta e succosa, è ricca di fibre, vitamine e sali minerali, caratteristiche che rendono questo frutto non solo gustoso, ma anche un alleato del benessere quotidiano. La storia della Prugna di Dro affonda le radici nel Medioevo. Documenti risalenti al XIII secolo testimoniano già la presenza di questa coltivazione nella zona, mentre all’inizio del Novecento nacquero le prime cooperative agricole che permisero di far conoscere il prodotto ben oltre i confini del Trentino. Per decenni, le susine essiccate partirono dalla Valle del Sarca verso i mercati dell’Impero austro-ungarico e dell’Europa centrale, dove erano apprezzate per la loro dolcezza e per la capacità di conservarsi a lungo.
Attorno alla raccolta si sono sviluppate tradizioni che gli abitanti del luogo ricordano ancora con affetto. A fine agosto, quando i rami si piegavano sotto il peso dei frutti maturi, intere famiglie si ritrovavano nei frutteti. Bambini, genitori e nonni lavoravano insieme, riempiendo cassette di legno che venivano poi trasportate nei magazzini del paese. Era un momento di grande condivisione: tra un filare e l’altro si raccontavano storie, si cantavano canzoni popolari e si concludeva la giornata con una merenda preparata all’ombra degli alberi. La memoria popolare custodisce anche una curiosa credenza. I contadini osservavano con attenzione il comportamento delle brezze del Garda, convinti che fossero loro a „cullare“ i frutti durante l’estate e a regalare alle prugne il loro aroma così intenso. Più che una leggenda, era un modo poetico per spiegare ciò che oggi sappiamo essere il risultato di uno straordinario microclima, unico in tutto l’arco alpino.
Un’altra curiosità riguarda il valore che questo frutto ha assunto nel tempo. In passato, quando il raccolto era particolarmente abbondante, le prugne migliori venivano offerte agli ospiti importanti o donate come segno di riconoscenza. Preparare confetture, essiccarle o trasformarle in dolci era un modo per conservare il sapore dell’estate durante l’inverno, quando quei frutti diventavano una piccola ricchezza della dispensa di famiglia.
Ancora oggi la Prugna di Dro non è soltanto un’eccellenza gastronomica: è il simbolo di una comunità che ha saputo custodire nei secoli una varietà unica, tramandando gesti, saperi e tradizioni. Ogni estate, con il ritorno della raccolta, questo piccolo frutto continua a raccontare la storia di un territorio dove natura, lavoro e memoria procedono ancora mano nella mano.






