von mas 02.08.2026 11:00 Uhr

Questura di Bolzano, arriva l’interprete

In Provincia di Bolzano, anche gli agenti della Polizia di Stato — come tutti i dipendenti pubblici — sono tenuti per legge a interloquire con i cittadini di lingua tedesca nella loro madrelingua. Dopo la segnalazione del Südtiroler Heimatbund, ora agli utenti di lingua tedesca viene garantito un interprete.

Foto SHB

In una raccomandata PEC indirizzata al Questore di Bolzano il 14 luglio, il presidente del Südtiroler Heimatbund Roland Lang aveva protestato per il fatto che gli agenti di polizia all’ingresso della Questura non comprendessero il tedesco, nonostante per legge anche la Polizia di Stato sia tenuta a fornire informazioni ai cittadini nella loro lingua madre.

Nella sua lettera, Lang spiegava di essersi recato all’ingresso della Questura di Bolzano per sporgere una denuncia, esponendo la sua richiesta prima nella sua madrelingua tedesca e poi in italiano, e facendo cortesemente notare all’agente di avere il diritto all’uso della lingua tedesca e che lei avrebbe dovuto, in teoria, essere bilingue.

«Con toni garbati ma molto decisi, la poliziotta mi ha contraddetto spiegandomi bruscamente che solo la Polizia Locale è tenuta al bilinguismo, mentre la Polizia di Stato non vi sarebbe obbligata— scriveva Lang —. Chiedo pertanto a Lei, Signor Questore, di cogliere l’occasione di questo spiacevole episodio per portare a conoscenza dell’agente — e verosimilmente di molti altri colleghi — il Decreto del Presidente della Repubblica n. 574 del 15 luglio 1988. Se per ragioni tecniche (carenza di personale, ecc.) non fosse possibile garantire il diritto al bilinguismo all’interno della Questura di Bolzano, lo si potrebbe far presente al cittadino con delle semplici scuse (come è poi avvenuto presso l’ufficio denunce). Trovo però scandaloso che questo diritto venga semplicemente negato!» — concludeva Lang.

 

Ora a Lang è pervenuta la risposta, redatta su incarico dei vertici della Polizia di Stato in Provincia di Bolzano dal Vicequestore vicario Giorgio Porroni, che si rammaricava dell’accaduto.

«Il Capo di Gabinetto ha convocato il personale di guardia in servizio quel giorno — scrive il Vicequestore —. Gli agenti hanno riferito che, al momento dell’episodio contestato, avevano inizialmente cercato di interloquire in tedesco, sottolineando tuttavia che le loro conoscenze non erano sufficienti per sostenere una conversazione complessa. Per questo motivo avevano proposto di coinvolgere un collega bilingue, così da indirizzare poi l’utente all’ufficio richiesto. Il Capo di Gabinetto ha comunque ricordato al personale di piantone che, qualora non fosse in grado di comunicare con utenti di lingua tedesca, deve richiedere immediatamente l’intervento dei colleghi bilingui in quel momento in servizio presso la Questura».

Della vicenda è stato informato anche il Presidente della Provincia di Bolzano.

«Gentile Signor Lang — così nella missiva di Kompatscher —, la ringrazio per la Sua e-mail del 26 luglio 2026. Sarà mia cura rivolgermi al Signor Questore per richiamare la sua attenzione sull’importanza di un rigoroso rispetto delle norme a tutela delle minoranze linguistiche e delle relative disposizioni statutarie. La ringrazio sentitamente per il Suo impegno a favore dei diritti delle minoranze e per il prezioso contributo a un’amministrazione vicina ai cittadini e rispettosa della parità linguistica in Südtirol. Segnalazioni come la Sua offrono un contributo fondamentale per rafforzare la consapevolezza dei diritti linguistici dei cittadini e promoverne la tutela».

 

«Tante belle parole — afferma l’Obmann del Südtiroler Heimatbund a margine della vicenda —, ma spetta a ciascuno di noi pretendere il rispetto del diritto all’uso della propria lingua madre».

E non possiamo che concordare con Roland Lang.

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