Un libro al mese – Alba Trentina 1919 – 4°

direttore di „Alba Trentina“, don Antonio Rossaro ben conosciuto dai nostri lettori, aveva composto anche un inno dedicato alla „redenzione“ del Tirolo meridionale. Intitolato – come facilmente immaginabile – Â „Patria Redenta“, venne musicato da Riccardo Zandonai.
Eccone il testo e, per i più curiosi, pure la musica. Lo riportiamo di sqguito, nche se corriamo il rischio che l’inno di don Rossaro venga infiltrato in qualche „protocollo ufficiale“, assieme a quello rimaneggiato dalla Bittanti…
PATRIA REDENTA
Parole di A. Rossaro — Musica di R. Zandonai
O Italia, a te nell’anfora giuliva
Trento ti reca il suo convulso pianto,
E porge a te la lampada votiva
Che indoma sempre accesa ti serbò.
O terra mia, di placidi di susurri
Son vedove le torri e di gorgheggi,
Ma ti scaldan d’Italia i baci azzurri ;
Ma d’Italia t’avvivano i sospir.
Esulta, o patria ; sotto il tricolore
Arcobalen che sorge d’oltremare ;
Gitta al sole il tuo cantico d’amore ;
Gitta i tuoi caldi baci agli astri d’or.
Dall’Enciclopedia Treccani:
Don Antonio Rossaro nacque a Rovereto nel 1883. Frequentate nella città natale le scuole elementari, nel 1897 decise di diventare sacerdote. Studiò in Italia, in particolare teologia a Rovigo dove fu consacrato sacerdote il 1° aprile 1911. Fu ammiratore entusiastico dell’Italia risorgimentale; quando si scatenò il grande conflitto europeo, parteggiò per l’intervento dell’Italia e dopo il maggio 1915 fu impegnato nella propaganda patriottica filoitaliana. Lo strumento principale di questa attività fu la rivista Alba trentina, da lui fondata e diretta; nelle sue pagine, ricche di testimonianze sulle esperienze degli ‘irredenti’ nella guerra in corso, Rossaro manifestò una spiccata vocazione all’ideazione di monumenti e ritualità civili.
La sua azione fu instancabile nella promozione dei segni memoriali che costellano Rovereto: una fitta mappa di monumenti, lapidi, opere d’arte, in massima parte ispirati alla volontà di ribadire il carattere nazionale italiano della città ‘redenta’. Ma la creatura prediletta, la «figlia del suo cuore», fu la Campana dei Caduti,  inaugurata il 4 ottobre 1925 alla presenza di Vittorio Emanuele III
Rossaro era nazionalista e fascista, nel senso di un’adesione piena e militante. A Mussolini fu fedele fino alla fine del regime, pur se contrario all’alleanza con la Germania nazista. La nuova, solenne inaugurazione della Campana dopo la rifusione (26 maggio 1940) fu contrassegnata fatalmente da discorsi ufficiali che inneggiavano all’imminente intervento italiano nel secondo conflitto mondiale. In quell’occasione Rossaro scelse di non leggere il messaggio inviato dalla segreteria di Stato a nome di Pio XII, che esortava a pregare «perché altre tombe non si schiudano ed altri ossari non si erigano»: un episodio che rappresenta in modo esemplare le contraddizioni presenti fin dall’origine nell’ispirazione del monumento, universale e pacifica ma solo nei limiti definiti dalla compatibilità con gli orizzonti della nuova Roma imperiale mussolinianaÂ





