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Un libro al mese – Alba Trentina 1919 – 3°

„Alba Trentina“ è il titolo della rivista fondata nel 1917  a Rovigo da Don Antonio Rossaro, il sacerdote roveretano „ammiratore entusiastico dell’Italia risorgimentale, fervente interventista“.  La rivista, scritta quasi per intero da lui, esce fino al 1926. Per la serie „pubblicazioni interessanti„, questo mese presentiamo alcuni stralci tratti dal secondo anno della rivista, il 1919: oggi leggiamo del „centesimo giorno dalla vittoria“ e di „scuola redenta“

 

 

Dettaglio dalla copertina

Il battesimo della rinascita

Memorando nellìalbo di Rovereto rimarrà  il giorno 9 febbraio 1919, chè ricorrendo il centesimo giorno della vittoria, segna la sua prima festa ufficiale, e quindi il battesimo della sua rinascita.

Fin dal mattino ogni balcone splendeva del tricolore, mentre la banda del Presidio dava il suo saluto alla città martire. Alle 14 ebbe luogo in Municipio, nella sala del Consiglio, una cerimonia che riuscì solenne, benchè modesta. Erano presenti autorità civili, ecclesiastiche e militari. Parlarono S. E. il Governatore Pecori Girardi, il sig. De Francesco, e l‘ avv. A. Piscel.

Alla storica commemorazione era presente anche l‘ Alba trentina, che affidò l‘ incarico all‘ Ill.mo avv. Piscel, con questo telegramma:  „A Rovereto protomartire della guerra redentrice, odierna cerimonia sua resurrezione, rivista Alba trentina auspica glorie Serenissima sua gloriosa dominatrice, fuse fulgido avvenire nova Italia. – Rossaro.,,
P

er la circostanza, pubblicarono manifesti La legione trentina, il Comitato della commemorazione e i Volontari della Val Lagarina.

La scuola redenta

L‘ 8 u. s. i componenti la direzione delle Società magistrali tridentine si radunarono per trattare un importantissimo ordine del giorno.

Si studiò la riorganizzazione delle singole società, e la spinosa e urgente questione dei salari dei maestri. Si dovette purtroppo convenire „come quasi in nessun luogo i maestri sieno stati ancora pagati,,; che il salario mensile dei pochi maestri retribuiti, trattandosi che l‘ onorario è conservato in corone austriache importa la media di lire 50; che „nessun maestro è pagato, nel resto d‘ Italia, con salari così di fame,,. Si decide di mandare una commissione a S. E. il Governatore presentando analogo memoriale.

I colleghi Alessandro Zanfei e Quinto Casoni, riferiscono sulla stampa e si stabilisce di fondare il periodico „La scuola redenta,, al quale fin d‘ ora diamo l’augurale saluto di fratellanza.

Dall’Enciclopedia Treccani:

Don Antonio Rossaro nacque a Rovereto  nel 1883. Frequentate nella città natale le scuole elementari, nel 1897 decise di diventare sacerdote. Studiò in Italia,  in particolare teologia a Rovigo dove fu consacrato sacerdote il 1° aprile 1911. Fu ammiratore entusiastico dell’Italia risorgimentale; quando si scatenò il grande conflitto europeo, parteggiò per l’intervento  dell’Italia e dopo il maggio 1915 fu impegnato nella propaganda patriottica filoitaliana. Lo strumento principale di questa attività fu la rivista Alba trentina, da lui fondata e diretta; nelle sue pagine, ricche di testimonianze sulle esperienze degli ‘irredenti’ nella guerra in corso, Rossaro manifestò una spiccata vocazione all’ideazione di monumenti e ritualità civili.

La sua azione fu instancabile nella promozione dei segni memoriali che costellano Rovereto: una fitta mappa di monumenti, lapidi, opere d’arte, in massima parte ispirati alla volontà di ribadire il carattere nazionale italiano della città ‘redenta’. Ma la creatura prediletta, la «figlia del suo cuore», fu la Campana dei Caduti,  inaugurata il 4 ottobre 1925 alla presenza di Vittorio Emanuele III

Rossaro era nazionalista e fascista, nel senso di un’adesione piena e militante. A Mussolini fu fedele fino alla fine del regime,  pur se contrario all’alleanza con la Germania nazista.  La nuova, solenne inaugurazione della Campana dopo la rifusione (26 maggio 1940) fu contrassegnata fatalmente da discorsi ufficiali che inneggiavano all’imminente intervento italiano nel secondo conflitto mondiale. In quell’occasione Rossaro scelse di non leggere il messaggio inviato dalla segreteria di Stato a nome di Pio XII, che esortava a pregare «perché altre tombe non si schiudano ed altri ossari non si erigano»: un episodio che rappresenta in modo esemplare le contraddizioni presenti fin dall’origine nell’ispirazione del monumento, universale e pacifica ma solo nei limiti definiti dalla compatibilità con gli orizzonti della nuova Roma imperiale mussoliniana 

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