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Un libro al mese – Alba Trentina 1919 – 1°

„Alba Trentina“ è il titolo della rivista fondata nel 1917  a Rovigo da Don Antonio Rossaro, il sacerdote roveretano „ammiratore entusiastico dell’Italia risorgimentale, fervente interventista“.  La rivista, scritta quasi per intero da lui, esce fino al 1926. Per la serie „pubblicazioni interessanti„, questo mese presentiamo alcuni stralci tratti dal secondo anno della rivista, il 1919:  mell’articolo „LA LEGIONE TRENTINA E L’« ALTO ADIGE », don Rossaro e la sua rivista si fanno portavoce dei Legionari.

 

 

Dettaglio dalla copertina

La simpatica „Legione trentina,, la valorosa vindice dei nostri sacri diritti nazionali, ha emanato questo importante memorandum circa i rapporti coll‘ Alto Adige, contro Bissolati, che affermò essere i trentini, contro la cessione di esso all‘ Italia:

La Legione Trentina, sicura d‘ interpretare il pensiero non solo dei legionari tutti, ma pure quello della grandissima maggioranza delle giovani energie del paese, senza distinzione di partito ;

compresa della responsabilità che i grandi problemi nazionali ed internazionali dell‘ ora presente impongono anche alle forze nuove, non ancora rappresentate nella vita pubblica, ma pur notevoli e gagliarde ;

raccogliendo la volontà non solo dei superstiti, ma la voce ammonitrice dei gloriosi caduti sul campo e dei martiri che per l‘ Ideale affrontarono serenamente il patibolo ;

espone le basi fondamentali di quello che deve essere il programma trentino di fronte all‘ Alto Adige.

 

  1. Il compimento d‘ Italia entro i suoi naturali confini segnati nella nostra regione dalle fonti dell‘ Adige, dal Brennero, dalla Vetta d‘ Italia, costituisce oltre che un indiscutibile diritto della Nazione una necessità imprescindibile di sicurezza, quindi di libero e pacifico sviluppo. Tale diritto, tale necessità furono solennemente affermati dall‘ augusta parola del Re e riconosciuti dai Governi nostri alleati nel Patto di Londra.

  2. La funzione nazionale del Trentino non è finita ; ai Trentini incombe oggi il dovere di collaborare con la massima serenità e costanza al riavvicinamento della parte nettamente italiana della nuova regione con la parte mistilingue (Alto Adige). Gli odi, le lotte d‘ un tempo devono essere dimenticate, non solo in considerazione del reciproco interesse regionale, ma di quello ben più alto della Patria comune.

  3. Oltre al riavvicinamento spirituale che avrà come base il reciproco rispetto di lingua e di costumi e l‘ eliminazione di tutte le attività estranee al paese e rivolte a suscitare discordie, occorre procedere con fede ed energia ad allacciare fra Trentino e Alto Adige saldi e cordiali vincoli economici.

L‘ augusta parola del Re ha ammonito : “ Cittadini e soldati siate un‘ esercito solo. “ É necessario perciò che lo spirito di disciplina che portò i volontari insieme all‘ Esercito liberatore, fino alla vittoria sia egualmente sentito dai partiti e dai singoli individui in tutte quelle questioni di carattere generale che oltrepassano la cerchia degli interessi puramente trentini.

Dall’Enciclopedia Treccani:

Don Antonio Rossaro nacque a Rovereto  nel 1883. Frequentate nella città natale le scuole elementari, nel 1897 decise di diventare sacerdote. Studiò in Italia,  in particolare teologia a Rovigo dove fu consacrato sacerdote il 1° aprile 1911. Fu ammiratore entusiastico dell’Italia risorgimentale; quando si scatenò il grande conflitto europeo, parteggiò per l’intervento  dell’Italia e dopo il maggio 1915 fu impegnato nella propaganda patriottica filoitaliana. Lo strumento principale di questa attività fu la rivista Alba trentina, da lui fondata e diretta; nelle sue pagine, ricche di testimonianze sulle esperienze degli ‘irredenti’ nella guerra in corso, Rossaro manifestò una spiccata vocazione all’ideazione di monumenti e ritualità civili.

La sua azione fu instancabile nella promozione dei segni memoriali che costellano Rovereto: una fitta mappa di monumenti, lapidi, opere d’arte, in massima parte ispirati alla volontà di ribadire il carattere nazionale italiano della città ‘redenta’. Ma la creatura prediletta, la «figlia del suo cuore», fu la Campana dei Caduti,  inaugurata il 4 ottobre 1925 alla presenza di Vittorio Emanuele III

Rossaro era nazionalista e fascista, nel senso di un’adesione piena e militante. A Mussolini fu fedele fino alla fine del regime,  pur se contrario all’alleanza con la Germania nazista.  La nuova, solenne inaugurazione della Campana dopo la rifusione (26 maggio 1940) fu contrassegnata fatalmente da discorsi ufficiali che inneggiavano all’imminente intervento italiano nel secondo conflitto mondiale. In quell’occasione Rossaro scelse di non leggere il messaggio inviato dalla segreteria di Stato a nome di Pio XII, che esortava a pregare «perché altre tombe non si schiudano ed altri ossari non si erigano»: un episodio che rappresenta in modo esemplare le contraddizioni presenti fin dall’origine nell’ispirazione del monumento, universale e pacifica ma solo nei limiti definiti dalla compatibilità con gli orizzonti della nuova Roma imperiale mussoliniana 

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