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Bricole di Memorria: Giugno 1921, cronache dal Parlamento

Sul giornale Il Nuovo Trentino del 22 giugno 1921 si relaziona di una tumultuosa seduta del Parlamento italiano, dove siedono da poco anche i deputati delle „nuove province“ in difesa dell’identità delle popolazioni „redente“. Alcuni giorni dopo, esattamente il 25 giugno, il giornale riporta il primo intervento al Parlamento italiano dell’onorevole Alcide Degasperi, che „ringrazia per la redenzione“ e replica agli appelli dei colleghi sudtirolesi.

La seduta di apertura dell Parlamento italiano nel giungo del 1921

22 giugno 1921

Il giornale pubblica una sintesi della seduta parlamentare  del giorno precedente,  trasformtasi in un violento campo di battaglia politico,sopratotto per le  storiche rivendicazioni delle „nuove province“ annesse dopo la guerra. Se la prima parte del dibattito è infiammata dai duri scontri tra i socialisti e i fascisti sulle violenze squadriste, la tensione tocca il culmine quando prende la parola il deputato sloveno Josip Wilfan denuncia apertamente il  governo di oppressione instaurato nella Venezia Giulia dall‘occupazione militare italiana e rivendica con forza il diritto all’uso della propria lingua madre. Wilfam è spalleggiato idealmente dalle parallele proteste dei deputati del Sudtirolo – fra i quali c’è anhe Eduard Reut-Nicolussi –  , che in quelle stesse concitate settimane lottano in aula contro i tentativi di assimilazione forzata e per la tutela della propria terra.

Le richieste dei rappresentanti sloveni  sudtirolesi scatenano la rabbia dei fascisti, che tentano di togliere loro la parola provocando un pandemonio infernale; un tumulto sedato a fatica dal Presidente De Nicola, che difende il diritto di espressione delle minoranze, e dal duro intervento di Giolitti in difesa dell’esercito italiano.

25 giugo 1922

Alcuni giorni dopo, il 25 giugno, sempre Il Nuovo Trentino riporta il primo discorso alla Camera italiana dell’onorevole Alcide Degasperi, suo direttore, che in parte replica agli appelli dei deputati sudtirolesi.

Prendendo la parola per la prima volta nel Parlamento Nazionale, gli viene naturalmente alla memoria un altro Parlamento, ov’egli parlava a nome di una piccola nazionalità oppressa, qual era l’italiana entro la Monarchia austriaca, e ove invece sui banchi del Governo sedeva durante la guerra un deputato che oggi è entrato qui con un piccolo drappello a prendere atteggiamento di difesa (allude all’onorevole Toggenburg, ministro degli interni in Austria durante la guerra). Il rapporto di questi due scenari politici europei attesta come forse nessun altro il capovolgimento della situazione politica sulle nostre frontiere alpine.

La nemesi storica

Quando ha visto alzarsi l’onorevole Wolter a leggere la sua dichiarazione di protesta, ha pensato a tutte le proteste che la deputazione trentina lesse invano periodicamente, e per cinquant’anni, alla Dieta di Innsbruck e, più indietro, alla Camera austriaca e, più indietro ancora, al Parlamento di Francoforte: e gli è parso di vedere in questo contrapposto di avvenimenti il manifestarsi di una nemesi storica e l’avverarsi di una legge provvidenziale per cui le ingiustizie dei padri vengono espiate dai figli o dai tardi nipoti.

La gratitudine ai fattori della nostra redenzione politica

Non rievoca questi ricordi per sentimento di rappresaglia, ma perché la memoria dei tempi tristi della dominazione straniera approfondisca nelle popolazioni redente il sentimento di gratitudine del popolo italiano, che sopportò la lunga guerra della liberazione, per l’esercito che sparse il sangue sul Col di Lana, sullo Zugna e sull’Altissimo, per i volontari delle nuove terre e per i martiri, tra cui all’oratore è doppio dovere esaltare la memoria dell’eroico deputato di Trento, ricordando che egli stesso nella commissione parlamentare austriaca al bilancio, poco dopo la tragedia, aveva elevata invano una voce di protesta che per volontà del governo venne soppressa e nel verbale e nella stampa viennese.

I „milites confinari“ sulla frontiera delle Alpi

Al saluto del Re e del presidente della Camera i deputati trentini rispondono col giuramento di una irriducibile devozione alla Patria e col fermo proposito di voler essere sulla frontiera alpina i milites confinarii dello stato italiano, come nei secoli passati, sotto tutti i domini stranieri, furono i difensori della nazionalità e della razza contro gli attacchi del germanesimo. Il compito del governo — il compito soprattutto delle popolazioni di confine — è quello di costituire sulle Alpi una frontiera morale e politica cementata di attaccamento alla unità della Patria. Ciò può essere raggiunto, secondo l’oratore, non dalla unione meccanica allo stato individualista e centralista, ma da una unione organica di quelle popolazioni attraverso il mantenimento e lo sviluppo di quelle istituzioni autonome locali le quali concedono anche agli allogeni quel tanto di libertà, quel tanto di garanzie per la loro esistenza nazionale che può essere concesso senza intaccare la nerbatura delle indispensabili prerogative statali.

In polemica con Walter

L’oratore polemizza con la dichiarazione di protesta letta da Walter e dice che, se i tedeschi si fossero richiamati al principio nazionale su cui si fondano il risorgimento italiano e l’unità d’Italia — cioè al diritto plebiscitario qui attestato dalle tavole dei plebisciti —, essi ci avrebbero messi in un certo imbarazzo perché è innegabile che, per quanto in minima misura nel confronto delle altre nazioni, anche l’Italia ha dovuto fare eccezione a tale principio, accogliendo entro i suoi confini popoli di diversa razza.

Tuttavia, se questo avessero detto, noi avremmo potuto rispondere che tale lesione ci fu imposta dall’istinto stesso della loro razza prepotente, che sempre ha invaso l’Italia e ha messo in pericolo la sua esistenza nazionale. Se non che i tedeschi ci hanno reso il compito più facile appellandosi al diritto storico dell’unità del Tirolo. Oggi, essi dicono, fino a Salorno; ieri dicevano fino a Trento o a Verona.   diritto che risale all’atto di violenza dei conti del Tirolo e degli Asburgo contro il principato di Trento. Ma forse i tedeschi non si sono richiamati al principio nazionale perché sanno di dover ammettere che al di là di Salorno non esiste una massa compatta e omogenea di tedeschi, ma una zona mista abitata anche da minoranze italiane e ladine.

Ai pavidi che, nell’accogliere o mantenere nella nostra organizzazione qualche esperienza dei vinti, sentono infondatamente come un’umiliazione dei vincitori e una menomazione della vittoria, l’oratore ricorda che lo spirito superiore della civiltà ha sempre assorbito e assimilato le forme della coltura materiale e che, asservendole ai suoi fini, ha completato il suo trionfo.

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