La retorica del 24 maggio (1)

Dopo il 26 aprile – data dello scellerato Patto di Londra -, l’esercito austriaco fece una controffensiva in Galizia riprendendo tutte le posizioni ed anche di più. Saladra scrisse nel suo diario che se lo avesse saputo, l’Italia non avrebbe dichiarato guerra all’Austria. Le armate austriache sembravano distrutte con quasi 2 milioni di perdite ed oltre 800 mila morti (tantissimi tirolesi), ma si riorganizzarono con i pochi ufficiali di carriera superstiti e con i riservisti. Già poche ore dopo la dichiarazione di guerra italiana, tutta la flotta con tutte le corazzate vecchie e nuove, aveva preso il mare per bombardare una decina di obbiettivi dalla costa veneziana a quella pugliese. Fu affondato uno Zerstörer tricolore, un altro era scappato per un pelo. L’esercito italiano era convinto di fare un solo “boccone” delle terre austriache di lingua italiana, dopo i disastri bellici del 1914 e dei primi mesi del 1915. Il generale Cadorna aveva pianificato di mandare la II Armata direttamente a Vienna e la III Armata a Budapest… Ma non fu così. “La miglior gioventù italiana” (come si diceva) fu costretta a combattere contro chi non voleva la loro “redenzione”. Infatti, la maggioranza assoluta dei soldati italiani non voleva la guerra contro l’Austria e la Storia è testimone del massacro di migliaia di giovani italiani morti con l’accusa di “tradimento”. I disertori erano tanti perché avevano capito che erano soltanto il mezzo per promuovere la guerra di aggressione dei Savoia…
Presto l’esercito italiano aveva capito che le popolazioni del Tirolo (Trento), del Litorale e della Gorizia non volevano l’Italia perché la gente si sentiva austriaca. E basta pensare che in tutta l’Italia i volontari furono 8.000 uomini. Solo nel Tirolo Italiano furono 12.000 i volontari per difendere il confine austriaco. Subito dopo la dichiarazione di guerra italiana, il trentino Cesare Battisti, deputato austriaco a Vienna e spia per l’Italia dal 1904, ha preferito andare oltre il confine austriaco e si arruolò nell’esercito italiano in quanto soldato alpino. Ha combattuto contro i suoi connazionali e venne catturato sul Monte Corno da Cacciatori Imperiali (Kaiserjäger) sotto la guida del cadetto Bruno Franceschini, tirolese della Val di Non. Battisti venne catturato con un altro irredentista, Fabio Filzi. Due tirolesi di lingua italiana vengono catturati da tirolesi di lingua italiana come loro, austriaci come loro. Durante il percorso verso Trento, i soldati hanno dovuto cambiare strada perché il deputato Battisti non venisse giustiziato dalla popolazione che lo chiamava “traditor” e “responsabile della guerra”.
Già il 27 maggio 1915, i volontari del Tirolo Italiano impegnarono la l’armata tricolore ad Ala, rallentandone l’avanzata. Si trattava delle Compagnie Schützen di Ala e di Borghetto, con quasi 700 uomini e 170 gendarmi. Era gente più giovane di 19 anni e più anziana di 52, tutti gli uomini di leva erano già in Galizia. Volontari tirolesi di lingua italiana che difendevano le loro case. Subito dopo, iniziarono gli scontri sull’Isonzo ed al confine Carinziano.
Nel 5 (e non il 3) novembre 1918 entrarono a Trento i primi reparti di militari italiani, dopo l’armistizio e dell’entrata dei militari inglesi che dovevano “preparare” la città perché ci fosse un’entrata “trionfale”. Il Tirolo Meridionale passava così dall’ex Impero Austriaco al Regno d’Italia.






