L’Autonomia del Trentino/Tirolo meridionale

Riceviamo dal portavoce Paolo Monti e dal Presidente Franco Beber di Risveglio Tirolese: Ciò che rende l’Autonomia del Trentino/Tirolo meridionale poco credibile, minandone pericolosamente le fondamenta, sta sostanzialmente nel fatto che, rivendicata a suo tempo da un popolo di 100.000 “territoriali”, non fu mai in grado, in 80 anni, di darsi una classe dirigente, in politica come in economia, dotata della caratteristica della “territorialità”. In tal modo questa Autonomia, anziché essere utilizzata per sviluppare al massimo grado il proprio territorio di riferimento, con stanziamenti economici, politiche ed iniziative adeguate al contesto, finisce col ridursi a semplice salvadanaio, aggiuntivo rispetto ad altre realtà, utilizzato per iniziative general-generiche e, per l’appunto, fuori contesto. Il progetto di quotare in borsa Dolomiti Energia è proprio figlio di questa mancanza di attenzione al territorio. A Bozen, Innsbruck ed Aosta, città del medesimo contesto alpino, dotate dunque delle medesime risorse territoriali, l’idea di affidare ai capricci della finanza globale il patrimonio di famiglia, l’energia, non passa neanche per la testa, tanto che Alperia, Tiwag e CVA sono totalmente e dunque saldamente nelle mani degli enti pubblici del territorio di riferimento.
In simili contesti non c’è bisogno di indire un referendum per chiamare la popolazione ad esprimersi su un progetto di quotazione in borsa della relativa società energetica. Da noi, invece, il referendum deve essere indetto. Facciamocene dunque una ragione ed agiamo, con convinzione, affinché i cittadini possano dire la loro. Sì, perché, se non è chiaro, il patrimonio energetico rappresentato da Dolomiti Energia è patrimonio del territorio.
Esso rimanda alle rivendicazioni dei Trentini/Tirolesi meridionali per l’Autonomia e la connessa proprietà e gestione delle acque e dell’energia, è stato gratuitamente affidato a Dolomiti Energia da parte delle preesistenti società pubbliche, va dunque saldamente mantenuto nelle mani degli enti pubblici del territorio e va gestito nell’interesse esclusivo del territorio; interesse che, evidentemente, non si esaurisce nelle semplici aspettative di dividendo dei suoi soci, ancorché pubblici.
Tutto ciò, ovviamente, risulta incompatibile con l’accesso al mercato finanziario internazionale. Se per rammentare alla nostra classe dirigente che cosa è Dolomiti Energia e quale sia la sua mission, è necessario fare un referendum, facciamolo, subito.






