von fpm 05.05.2026 18:00 Uhr

Dame damént (16)

Dialetto, sfumature e tonalità espressive danno alla parola contenuto ed espressività talvolta stimolanti e istigati a quelle scambievolezze che la parlata popolare fornisce…

Cruciverba ed elab grafica Flavio Pedrotti Móser

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena esplorare il pianeta dialettale e i suoi satelliti, riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza…  Le parole talvolta riaffiorano nei ricordi… e sono proprio loro, i flashback, la Heimat che spesso li riporta a galla e pensandoci bene, i pensieri, soprattutto le rievocazioni del passato, mentalmente si rivelano sempre nella parlata familiare… parole che talvolta sembrano scomparse o usate poco… Vale la pena riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza…  Immaginiamo per un attimo di essere in un luogo che ci è caro… guardiamoci intorno… dove siamo… cosa vediamo… e poi ci sono i ricordi…

Tórna ‘n mént ròbe dé sti ani e quel che né contava él nono… Ghè chi che magna pan biót, chi che magna zó dale gàlmere, chi che bate fòr la pastocia, chi che ga pu oci che panza, chi che se enmagona, che se engòsa o che él resta encoconà, ghè anca quel che’l se désfa fòr le fize e che l’è tess come en brust… Ci si ricorda aneddoti degli anni passati, quello che raccontava il nonno… C’è chi mangia pane senza companatico, chi mangia a scrocco, chi con il suo lavoro po’ solo mangiare, chi non ne ha mai abbastanza, chi si riempie lo stomaco, chi lo intasa e chi ne ha ingurgitato talmente tanto da rimanere bloccato, c’è anche chi mangia così tanto da far scomparire le grinze dello stomaco e che si riempie come un salame. ‘Nsóma, ghè anca chi che bècola qualcoss, che magna come ‘n lugherìn ma anca quel che l’è come darghe na fraga a l’ors…  E insomma, c’è anche chi spizzica, che mangia come un uccellino ma c’è anche quello che se gli dai da mangiare non ne ha mai abbastanza ed è come dare un pinolo all’orso…

Mi no gò na via dè mèz… tant mè fa smoiàr él pan ‘n l’asè che eβer en delubi… tant mè fa fàrmen na tésa, magnar a strangolón che magnar de oio… de sicùr no són ‘nslìmpia… io non sono equilibrato, mi va bene sia ammollare il pane nell’aceto che mangiare avidamente… mangiare in grande quantità, di fretta, o mangiare di magro… non fa differenza… di sicuro non sono schizzinoso…

Dago n’ociada al tónco del pontesèl… par che no l’abia tacà zó e l’è còt… adess mè sènto zó e ghé taco dént. Mé par él bocón del prèt. Do un’occhiata al tonco del pontesel, sembra che non si sia bruciacchiato, così mi siedo e inizio a mangiare… sembra il boccone del prete, il migliore… (continua)

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