I lupi, l’orso e le pecore

Nella notte tra martedì e mercoledì (14/15 aprile) 6 lupi e un orso sono entrati nel recinto in località Casina a pochi, sottolineiamo pochi, metri dal paese. Hanno ucciso tante, troppe pecore… su 83 sono sopravvissute 9 pecore di cui alcune ferite e 16 agnelli – scrive Sandro Malesardi in un post social, che pubblichiamo per intero per completezza ed evitare fraintendimenti – Vogliamo condividere senza polemiche alcuni pensieri.
Gestiamo le pecore in 4 ampi recinti di 2,5 ettari, l’ampiezza dei recinti nel passato ha sempre salvato le pecore: infatti, negli anni scorsi, avevamo già avuto visite dai grandi predatori ma le perdite erano state veramente minime perché le pecore riuscivano a disperdersi scappando in un grande territorio. Ovviamente più lungo è il perimetro elettrificato più è difficile garantire la presenza costante della corrente elettrica perché basta che qualche ramo si appoggi ai fili che la corrente venga scaricata a terra (in caso di pioggia, vento… le probabilità che la corrente non funzioni aumentano). E comunque, al di là della corrente, i lupi saltano tranquillamente i due metri di altezza e la recinzione non può superare i 150 cm.
I recinti sono collocati appena fuori dal paese in zone ripide adatte solo al pascolo, le pecore tengono pulito proprio le zone in via di abbandono. Se le pecore dovessero stare chiuse „al sicuro“ in stalla o in piccoli spazi super protetti non avrebbe più senso il progetto di cura del territorio abbandonato.
Da più di 10 anni chiediamo la possibilità di costruire una stalla, ma prima non si poteva presentare il progetto perché il Comune era in salvaguardia (in seguito all’unione comuni di Bleggio e Lomaso). Ora finalmente la richiesta è finalmente entrata nel PRG ma per tempi burocratici è ancora tutto bloccato in provincia e probabilmente ci vorrà ancora molto e non è neanche sicuro che vada a buon fine. A fatica abbiamo ottenuto il permesso di utilizzare una struttura temporanea per il ricovero delle pecore ma non è comunque una garanzia per il futuro.
Alleviamo le pecore per la lavorazione della lana (bene culturale che secondo noi va preservato). In questi dieci anni di attività abbiamo selezionato le pecore per la fibra che ora ha una buona qualità. Ricomprando le pecore non avremo comunque la qualità della lana ottenuta in dieci anni di lavoro. Inoltre alleviamo la pecora Tingola, pecora da lana autoctona del Trentino in via di estinzione.
Aspetti tecnici: il calo del numero delle pecore crea problemi di rapporto UBA/ettaro per gli sfalci e quindi salteranno i contributi di quest’anno. Inoltre se decido di non sfalciare (visto che il fieno lo utilizzavo in inverno esclusivamente per le pecore che non ci sono più) è probabile che dovremo restituire i contributi ricevuti degli sfalci degli ultimi 5 anni.
Aspetti molto più importanti: il lupo fa il lupo e l’orso fa l’orso, non c’è dubbio. Il problema è la gestione perché manca equilibrio. I lupi sono troppo vicini ai paesi, sono dentro i paesi. Quando gli allevatori smetteranno di avere animali e gli animali selvatici saranno rari, i lupi prederanno cani e gatti domestici e non vogliamo immaginare attacchi all’uomo (per altro già avvenuti…). Si dovrà mettere la corrente ai giardini delle case?
Vogliamo ringraziare tutte le persone che ci stanno scrivendo e telefonando – conclude Malesardi – sono veramente tantissime e questo ci commuove. In particolare un ringraziamento sentito a due amici speciali che ci hanno stupito con il loro cuore immenso…
Grazie anche a tutti gli allevatori che ci hanno raccontato le loro esperienze confermando che le soluzioni imposte per la protezione delle pecore spesso non funzionino per vari motivi. Ad esempio il lupo salta tranquillamente i due metri di altezza, se non trovano da cacciare di notte non hanno problemi a predare di giorno. Un allevatore ci ha raccontato che si è trovato il lupo che sbranava le pecore di giorno e in sua presenza…
Il mantenimento delle protezioni è costoso sia in denaro ma soprattutto in tempo che l’allevatore deve perdere quotidianamente. Se il tempo di lavoro viene speso per questo motivo è meglio chiudere perché, mentre controlli i recinti, l’azienda, il lavoro e la famiglia vengono trascurati.
Nessuna intenzione di attizzare polemica, quindi, da parte di Malesardi che, appunto per evitare dare spazio ai tanti (troppi) leoni da tastiera, ha addirittura escluso la possibilità di commentare il suo post social.
Da parte nostra, non possiamo che esprimere solidarietà a Sandro Malesardi ed alla sua famiglia, augurando loro di poter ritrovare il modo (e soprattutto la tranquillità) per riprendere al più presto e pienamente l’attività della loro azienda, un piccolo ma importante tassello nella nostra comunità e nella nostra Terra di montagna.






