von fpm 01.04.2026 13:30 Uhr

1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (23)

Nell‘ambito delle rivolte contadine che interessano tutta l‘Europa centrale, va ricordata quella del 1525-26, la “guerra dei contadini” guidata da Michael Gaismayr.

Foto mappe, elab gif Flavio Pedrotti Móser

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese.  Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo.  L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.

La Dieta di lnnsbruck fu voluta dall’arciduca Ferdinando nella speranza di riconciliarsi i contadini tirolesi e trentini e a questo scopo cercava di strumentalizzare l’ostilità di molti di essi ai principati ecclesiastici di Trento e di Brixen e al potere del clero in genere. Infatti, il tentativo di Ferdinando fu quello di apparire come il vero e solo difensore dei contadini oppressi. A Meran i delegati contadini avevano dato l’impressione di accettare questa strumentalizzazione perché, · pur di liberarsi dal potere del clero e di ottenere le cose che desideravano, si erano dimostrati decisi ad accordare al serenissimo principe tutto il potere, come si può constatare leggendo gli articoli 1, 14 e 48. Riferisco per tutti quanto dice l’articolo 48: «tuti li castri et bachete et signorie tuti debano cedere a la serenità del principe et contribuir tuti queli a sua serenità».

Ma Ferdinando non aveva né la voglia né il potere, forse, di concedere quanto chiedevano i contadini ed essi erano stanchi di parole. L’esperienza di Meran li aveva resi euforici e si erano illusi su tante cose. Alla Dieta di Innsbruck oltre al clero e ai nobili furono chiamati anche i minatori e i contadini; secondo l’ambasciatore veneto i rappresentanti dei contadini erano 200.

La giurisdizione di castel Pergine mandò due delegati: il borgo inviò il regolano Giovanni Crivelli e le gastaldie esteriori, cioè i contadini, scelsero Francesco Piloni. Questi era, come si direbbe oggi, un intellettuale impegnato e rivoluzionario; il Crivelli invece a Pergine si era arricchito e più che i contadini rappresentava i commercianti e gli artigiani sebbene i contadini fossero numerosi anche nel borgo. (continua)

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