1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (5)

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese. Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo. L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.
I regolani venivano eletti dalle comunità. Come i gastaldi, duravano in carica un anno, ma potevano venir rieletti. Nelle gastaldie esteriori tutte le ville che componevano la gastaldia o, rispettivamente, la regola avevano il diritto-dovere a roda, cioè a rotazione, a dare il gastaldo o il regolano. Nel 1525 il gastaldo di Susà era Sebastiano Bret, persona che sentiva molto la causa contadina; era il gastaldo più politicizzato, se si può dire, quello che si espose di più durante il periodo insurrezionale; quello di Viarago era Giovannino Fachin ed era il più tiepido per la causa contadina. Tra i due si collocavano, con sfumature diverse, gli altri quattro e cioè Domenico Tornasi gastaldo di Maderein (Madrano), Lazzaro da Drischel (Ischia) gastaldo di Walzburg (Vignola), Michele Gretter gastaldo di Kosteneit (Castagné) e Lorenzo Stoffer gastaldo di Garait (Frassilongo). Religiosamente la giurisdizione di castel Pergine formava una unica pieve della quale però faceva parte anche Palai (Palù) dei Mocheni, che apparteneva alla giurisdizione di Gallnötsch (Caldonazzo).
La pieve di Pergine costituiva l’ultima propaggine della diocesi di Feltre che aveva come confine con la diocesi di Trento il torrente Sila. Allo zelante prete tedesco Cristoforo Clamer, morto nel 1521, era successo come pievano Giovanni Battista Baldironi, milanese. Se è vero quello che disse Francesco Piloni, non era nemmeno prete. Il Baldironi in gioventù era stato medico dell’imperatore Massimiliano e i successori dell’imperatore, come benservito, lo presentarono al vescovo di Trento perché lo insediasse nell’ufficio di preposito della cattedrale e, in seguito, perché potesse arrotondare le sue entrate, il conte del Tirolo, Ferdinando, al quale apparteneva l‘iuspatronato della pieve di Pergine, l’aveva presentato al vescovo di Feltre perché gli concedesse il beneficio della pieve.
Ciò che il vescovo fece puntualmente, secondo le usanze del tempo, non avendo niente contro il Baldironi. Questi a sua volta affittò la pieve di s. Maria di Pergine ad un vice pievano. (continua)






