Briciole di Memoria: Fabio e la disperazione più nera

Il Foglio Annunzi Legali inizia le sue pubblicazioni il 10 maggio 1919 quale supplemento al Bollettino Ufficiale del Governatorato di Trento, che dal settembre dello stesso anno diventa il Commissariato Generale per la Venezia Tridentina.
Oltre a editti e pubblicazioni ufficiali, sul FAL appaiono anche le informative sull’avviamento e sulla conclusione delle procedure di dichiarazione di morte: si tratta per la quasi totalità dei casi, di soldati dispersi sui vari scenari della guerra: dalla Galizia ai Balcani, dalla Romania al nostro fronte, quello tirolese.   Le notizie pubblicate sono spesso scarne, talvolta invece permettono di ricostruire quasi completamente „piccole storie“ di morte e disperazione, minuscoli tasselli personali e familiari della grande tragedia collettiva che si abbattè sulla nostra Terra e su tutta l’Europa.
Ne raccontiamo qualcuna, con l’intento di contribuire, nel nostro piccolo, ad accendere qualche „lume di candela“ sul nostro passato e sulla nostra storia.
Fabio Mellarini di Ala
E‘ una storia difficile da raccontare quella di Fabio Mellarini di Ala, un uomo spezzato, addirittura frantumato dalle vicende della vita, da una guerra di cui non vedeva la fine. La nostra collaboratrice Manuela Sartori, nelle sue ricerche sui registri di morte tenuti dai Feldkurate, ne ha trovate troppe di storie come la sua, un numero davero impressionante, ci ha detto.
Raccontiamo quella di Fabio Mellarini in questo giovedì di Quaresima, e mentre lo facciamo recitiamo una preghiera, per lui e per tutti quelli che, come lui, hanno ceduto alla disperazione più nera…
Fabio Mellarini nasce a Ala il 12 giugno 1880, ultimo dei tre figli di Giovanni e Margarita Leonardi. Di mestiere fa il ferroviere, un buon lavoro, faticoso ma che offre sicurezza e certezze per tutta la vita o quasi. A trent’anni sposa Pierina, anche lei Mellarini, anche lei di Ala: giovanissima – ha appena compiuto diciannove anni – è giè orfana di entrambi i genitori.  Nella casa in Villa Alta, la famiglia presto si allarga, nascono due figli: Itala nell’agosto del 1911 e poi Mario, sempre ad agosto ma del 1914: la terribile guerra è iniziata da pochi giorni e già tanti treni sono partiti, con il loro carico di uomini diretti a est, verso la lontana Galizia, verso i Balcani.
Non sappiamo come, quando e dove Fabio incontra la sua guerra. Sappiamo solo che nel settembre del 1916 è Innsbruck, nelle retrovie. Un giorno brutto come tanti, per i suoi commilitoni. Per lui, un giorno impossibile da affrontare, il giorno in cui prende una decisione terribile, difficile quanto inesorabile: giunto al ponte della ferrovia che attraversa l’Inn, si getta a capofitto nelle acque del fiume.
La notizia della morte di un marito, di un padre, di una persona cara, è sempre straziante. Quella di una morte cercata come quella di Fabio fa ancora più male, sprofonda – se solo possibile – ancor maggiormente quelli che restano nella disperazione.  La piccola famiglia presto perde un altro pezzetto: il 14 ottobre 1918 all’ospedale di Ala muore di tifo la piccola Itala, nell’atto di morte risulta già orfana.  Restano Pierina e Mario, che praticamente non ha mai conosciuto suo padre. La donna è ancor giovane, non ha nemmeno trent’anni, ma non ci risulta si sia mai risposata; si spegnerà ad Ala all’alba dei cent’anni, nel 1989, dopo aver attraversato praticamente tutto il secolo breve.  Mario invece, nel bel mezzo di una guerra che arriva subito dopo la Prima, qualche giorno prima di Natale nel 1940, sposa Ida Zomer. E la vita continua.
Dal Foglio Annunzi Legali
Nell’edizione del 26 luglio 1919, appare l’annuncio di „Avviamento della procedura allo scopo di dichiarazione di morte di Depaoli Giuseppe nato in Gardolo il 4 marzo 1872, già dimorante a Trento, che dovrebbe essere caduto colpito da una granata ai 8 luglio 1916 in Valmorbia, dopo aver dato le ultime notizie di sè in data 29 giugno 1916 (…) Scorso il 20 gennaio 1920 il giudizio, dietro nuova istanza, deciderà sulla domanda concernente la dichiarazione di morte.“






