Un libro al mese: Non c’è storia del Trentino senza il Tirolo – 2°

La storia di un paese non è sufficiente per far conoscere il popolo, se non si fa l’analisi del passato di questo popolo dal punto di vista sociale e democratico, e ciò è esatto anche per il popolo Trentino Tirolese. Generalmente il popolo – specie durante l’antichità e il medioevo – viene definito come schiavo, servo della gleba e lo si descrive come una massa inerme. Ciò non si può dire certamente nel popolo Trentino che si presenta nella sua storia come un popolo mirabilmente organizzato e socialmente evoluto come pochi popoli lo furono in Europa
Le Vicinie o Comunità costituirono il fulcro sul quale si organizzò il popolo Trentino durante tutta la sua storia. Queste vicinie erano delle società formatesi fra gli antichi abitanti dei villaggi per esercitare in comune il godimento collettivo dei terreni occupati dalle prime tribù arrivati nel paese. Le famiglie componenti le comunità godevano dei beni comuni con diritti e doveri uguali, con le stesse prerogative e i medesimi utili. Queste famiglie erano soggette alle medesime leggi e formavano un corpo solo, giuridicamente, politicamente e giurisdizionalmente
Tale forma di associazione agraria ha dato al paese nei secoli passati una caratteristica tutta propria e gli abitanti dei villaggi, che si sentivano uguali nei diritti come nei doveri, furono consapevoli della loro dignità e sempre seppero difendere la loro libertà e i loro diritti con molta energia.
Quando un popolo sa di avere una personalità ed una condizione sociale dignitosa da difendere è sempre all’altezza del suo compito e ciò ha fatto sì che il popolo sudtirolese fosse sempre all’avanguardia in fatto di democrazia in tutta la sua storia
Il patrimonio delle comunità , costituito da montagne con boschi e malghe, pascoli e terreno coltivabile intorno ai villaggi, era goduto parte in comune – come i boschi e le malghe – e parte veniva temporaneamente diviso fra i discendenti maschi delle famiglie originarie del villaggio che avevano contribuito al formarsi del patrimonio comunale. Nessun forestiero, sia pur originario del villaggio vicino, veniva ammesso a far parte della comunità .
Il terreno diviso fra le famiglie, che era costituito di solito da tre appezzamenti di terra coltivabili e da due pezzi di bosco situati in località diverse, veniva cambiato a sorte ogni 4, 5 o 20 anni a seconda delle comunità . Questo si faceva per un senso di giustizia, data la natura molto varia del terreno iin montagna; però la proprietà di tutto il patrimonio era sempre della comunità e per nessuna ragione nessuno. per quanto creditore fosse, poteva toccare il patrimonio della comunità che era inalienabile.Â
In mancanza di figli maschi, le figlie godevano dei diritti delle comunità e così pure le vedove di un vicino finché non si risposavano e logicamente esse dovevano sposare un vicino per poter far parte ancora della comunitÃ
A capo delle vicinie vi era un regolano detto anche sindaco o  scario, Egli aveva soltanto potere esecutivo, perché era il popolo che dettava le leggi coadiuvato dagli assessori e dai consiglieri, tutti eletti naturalmente dal popolo, Nel caso non raro che una comunità comprendesse diversi villaggi della vallata, i consiglieri erano rappresentati dai capi delle singole comunità eletti dai singoli villaggi. Il popolo, che era sovrano in tutto ciò che riguardava la sua vita pubblica, prendeva parte diretta alle discussioni pubbliche, si radunava in assemblea generale una volta l’anmp – il 30 Aprile e il 30 ottobre o in data diversa – per discutere su ciò che riguardava la vita e gli interessi della comunità . Il sindaco durava in caricoa un’anno, ma se non era gradito al popolo veniva restituito dopo sei mesi.
Le comunità , specie nelle vallate più lontane dal centro che si mantennero indipendenti, come la Val di Fiemme, Tesino, Primiero, Ampezzo, Rendena, Ledro, Folgaria, Levico eccetera, amministravano originariamente anche la giustizi,  tenevano l’ordine pubblico, si occupavano persino dell’igiene, per mezzo di uomini scelti detti giurati. In molti casi la comunità aveva il privilegio di eleggere anche il parroco che poi sottoponeva al gradimento del vescovo (…)
Per avere un’idea dello spirito di libertà che animava le comunità , basta dare uno sguardo alle più antiche pergamene che ci sono pervenute e che si conservano negli archivi comunali e delle comunità .
Da una pergamena conservata nell’archivio della comunita di Fiemme si apprende come Fiemme si ribellasse alle imposte che il principe vescovo voleva riscuotere. Alla stessa epoca troviamo documenti che provano come in tutte le vallate. le comunità fossero presenti e forti: a Pergine secondo una pergamena la comunità si stacca dalle altre per essere indipendente nel 1165; in Rendena nel 1212 si trova un patto tra il vescovo e la comunità – come in Fiemme – per il gastaldione che doveva andare a rendere giustizia due volte l’anno; in Folgaria nel 1222 si trova un accordo fra la comunità e il signore di Beseno per il godimento comune di una montagna. Dunque fin da quel lontano tempo le comunità erano ben vive e organizzate (…)
Nelle carte di regola si notano continuamente note per l’agricoltura e per la difesa del commercio del vino riservato alle comunità , tanto che per il Concilio di Trento ci furono produttori di vino che fecero valere i loro privilegi opponendosi all’acquisto del vino fuori dalla reggioine.
In Folgaria nel 1617 furono dati degli ordini severi contro i fabbricanti di rastrelli, di mastelli e di altri arnesi di legno, onde evitare dei guasti nei boschi. perché – si dice – altrimenti i nostri posti resteranno senza legna. Evidentemente la valle di Fiemme come la Val di Tesino, ricche di boschi come lo sono ancora oggi, non hanno mancato di proteggere i loro alberi lungo tutta la loro storia; e in altre Valli, dove il bosco rappresentava un patrimonio importante, hanno tenuto a fare altrettanto.
Perciò la regione conserva ancora i suoi boschi che sono una delle sue ricchezze, oltre a essere un’attrattiva per il paesaggio, e con la caccia e con la pesca fu la stessa cosa. Ancora adesso, nei comuni eredi della comunità , la caccia è riservata. Questo sistema, che fu poi adottato dall’Austria e anche dall’Italia, per certi paesi delle Alpi fu molto efficace per la protezione della selvaggina. I cacciatori locali sentono ovviamente il dovere morale di rispettare le regole della caccia,  molto più di quanto non possano fare i cacciatori occasioni , che molto spesso si preoccupano di ammazzare più bestie possibili senza alcun rispetto.
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Certo è che i contadini, grazie alle loro antiche istituzioni, si avvantaggiarono in diversi campi in confronto ad altri contadini, che arrivarono soltanto molto più tardi a questo livello di libertà e democrazia,  per non parlare di quelli che non vi sono ancora pervenuti-
Nell’istruzione pubblica furono all’avanguardia fin dal Medioevo, perché dato che il popolo prendeva parte attiva a tutto ciò che riguardava la vita amministrativa delle comunità , e che tutte le decisioni prese venivano annotate nei libri e nei documenti che ci sono pervenuti, esso doveva avere una certa dimestichezza con il leggere e con lo scrivere. Inoltre, siccome tutti potevano aspirare a delle cariche nelle comunità , solo che sapessero scrivere, ne consegue che ognuno cercasse di farsi almeno quuel tanto di iistruzione bastante per poter difendere gli interessi del pubblico.
Troviamo già nel 1500 delle scuole pubbliche. Nei centri più importanti, come a Pergine, in Val di Fiemme, in Val di Non, in Folgaria, si trattava di scuole per tutti,  non per pochi favoriti . Con questo sistema siamo arrivati alla vigilia della prima guerra mondiale con lo 0,1% di analfabetismo nella regione, la più bassa percentuale del mondo; persino l’Austria, che era all’avanguardia nel campo scolastico, non aveva una percentuale così bassa e non si può negare che questo non avvenisse per merito dell’antica abitudine del popolo di istruirsi
Dalla prefazione di Valentino Chiocchetti:
„Nel 1918, l’Italia giunse fino al Brennero. E qui lo Stato italiano ha commesso un primo errore: ha voluto cambiare nome a una regione che, per destino storico, aveva un compito di legame supernazionale. Tirolo era il nome di una regione, ma fu cacciato dalla finestra e il Tirolo al di qua del Brenenro ebbe il nome di Venezia Tridentina … Lo Stato italiano ha così snaturato per spirito nazionalista, una regione che, come la Svizzera, era collaudata all’incontro dei popoli … Su queste esperienze storiche, in parte analizzate e in parte ancestralmente sentite, si era formato il Movimento ASAR.Â
L’ASAR ha perso la battaglia democratica ed europea, ma i veri vinti non siamo stati noi…Â „






