Una constatazione che preoccupa l’identità sudtirolese

“L’Ufficio provinciale di statistica“, ha messo in risalto Sven Knoll, „ha pubblicato una stima approssimativa, secondo la quale sarebbero circa 80.000 le persone arrivate in Südtirol, soprattutto negli ultimi vent’anni. Ottantamila persone che, secondo questa valutazione, non sarebbero disponibili a integrarsi e non contribuirebbero a rafforzare i gruppi linguistici tedesco e ladino. Eppure, oggi nessuno sembra dire nulla. Questo dimostra quanto siano cambiate le priorità e quanto si sia perso il senso di responsabilità, ma anche quanto grande sia il pericolo per il Südtirol. Per 5.000 italiani si parlava di una «marcia della morte dei sudtirolesi»; di fronte a 80.000 stranieri, invece, nessuno solleva più obiezioni. Tutto questo produce conseguenze profonde sul Südtirol, sulla nostra identità, sulla nostra cultura e anche sulla nostra lingua. Quando la lingua tedesca viene progressivamente messo da parte, per comodità o forse anche per un eccesso di accondiscendenza, la nostra terra perde uno dei pilastri fondamentali della propria identità. La lingua non è soltanto uno strumento di comunicazione: la lingua è identità, è cultura ed è Heimat. I fascisti avevano compreso perfettamente questo principio già nel 1922: se si priva i sudtirolesi della loro lingua madre, li si priva della loro identità e, di conseguenza, anche della loro appartenenza tirolese. E oggi stiamo andando proprio in quella direzione. Perché quando parlare la propria lingua madre nella propria terra, nella propria Heimat, non è più qualcosa di scontato, significa che in questo territorio si sta verificando un processo di estraneazione. Ed è un processo al quale dobbiamo opporci. Gli unici che in questa terra si oppongono concretamente a queste tendenze siamo noi della Süd-Tiroler Freiheit. Lo facciamo nel Landtag, attraverso le nostre mozioni; lo facciamo insieme ai nostri partner della FPÖ, nel Bundesland Tirol e nel resto dell’Austria; e lo facciamo ogni volta che è necessario richiamare l’attenzione dell’amministrazione e dei singoli uffici su queste gravi carenze.
Naturalmente, a volte possiamo risultare scomodi. Continuiamo a telefonare, a segnalare e a chiedere perché un cartello informativo non sia ancora disponibile in tedesco, perché manchi un determinato modulo nella nostra lingua o perché una telefonata non possa essere gestita in tedesco. Ma la domanda non dovrebbe essere perché siamo così insistenti. La vera domanda è: perché tutto questo non è ancora una cosa assolutamente normale? In questa terra siamo maggioranza, non minoranza. Molti sembrano dimenticarlo: il gruppo linguistico tedesco è la maggioranza in Südtirol, non la minoranza. Se non prestiamo attenzione e non invertiamo questa tendenza, non dovremo sorprenderci quando sempre più sudtirolesi diranno: «Allora posso anche trasferirmi altrove». In Austria si può trovare un buon lavoro. Nel Nordtirol ci sono montagne altrettanto belle e in altre regioni d’Europa si può vivere altrettanto bene. Ma quando i giovani se ne vanno, il Südtirol perde un’intera generazione. E quando le persone hanno la sensazione di non potersi più permettere una vita in Südtirol, si pongono inevitabilmente una domanda: posso ancora costruire il mio futuro in questa terra oppure no? Io non voglio un Südtirol nel quale le famiglie, la sera, si ritrovino sedute attorno al tavolo della Stube a chiedersi se riusciranno ancora a pagare le bollette, se potranno continuare a rimborsare il mutuo della casa o se dovranno sperare che la prossima fattura dell’elettricità non sia troppo elevata, perché altrimenti saranno costrette a rinunciare alle prossime vacanze o magari non potranno più permettersi di acquistare vestiti nuovi per i propri figli. Non voglio un Südtirol di questo genere. E non voglio nemmeno un Südtirol nel quale, come purtroppo accade sempre più spesso, soprattutto ragazze giovani si presentino ai nostri incontri per raccontarci di essere state molestate durante una serata fuori, di essere rimaste coinvolte in risse e di essersi sentite rispondere dalla polizia che non c’è nulla da fare.
Invece qualcosa si può fare eccome: bisogna punire i responsabili con tutto il rigore previsto dalla legge, senza voltarsi dall’altra parte soltanto perché qualcuno proviene dall’estero e senza avere paura di parlare apertamente per timore di essere etichettati come estremisti di destra. È compito della politica affrontare i problemi senza nasconderli. Io, e credo che tutti noi lo vogliamo, desidero un Südtirol nel quale le famiglie possano tornare a riunirsi la sera nelle proprie Stube e nelle proprie cucine, per fare progetti: progetti per il proprio futuro, per i figli, magari per il prossimo viaggio, ma soprattutto per la vita che verrà. Questo deve essere l’obiettivo della nostra politica: non fare politica a favore di singoli gruppi d’interesse, ma agire nell’interesse del popolo e della Heimat. La Süd-Tiroler Freiheit, più di qualsiasi altro partito in Südtirol, rappresenta una politica autenticamente al servizio del popolo e della Heimat. Una politica senza compromessi, senza voltarsi dall’altra parte, senza abbellire la realtà, ma schierata incondizionatamente dalla parte del popolo e della propria terra. Ed è con questo impegno che la Süd-Tiroler Freiheit è davvero all’altezza del proprio nome.
Non rappresentiamo interessi privati, non siamo al servizio delle lobby. Noi rappresentiamo la libertà del Südtirol, quella libertà che portiamo nel nostro nome e che sosteniamo con orgoglio. Sappiamo di avere una responsabilità storica nei confronti dei nostri antenati: di coloro che hanno lottato per la nostra terra, per i nostri diritti di minoranza e per la possibilità di parlare la nostra lingua tedesca. Persone che per questa causa hanno subito torture, sono state imprigionate e, in alcuni casi, hanno dovuto trascorrere gran parte della propria vita in esilio. I grandi successi ottenuti dalla Süd-Tiroler Freiheit, non soltanto nelle ultime settimane e negli ultimi mesi, ma ormai da diversi anni, dimostrano che siamo sulla strada giusta. Ed è una strada che dobbiamo continuare a percorrere con coerenza e determinazione, senza guardare né a sinistra né a destra.
Il motto dell’Assemblea provinciale di oggi è: «Holen wir uns unsere Heimat zurück. Riprendiamoci la nostra Heimat!» Insieme restituiremo ai cittadini della nostra terra una prospettiva per il futuro. Insieme faremo in modo che possano tornare a sentirsi sicuri nel proprio territorio. Insieme faremo nuovamente del Südtirol una terra tirolese.
E, insieme ai nostri partner nel Bundesland Tirol e in Austria, faremo in modo che il Südtirol ritrovi anche in Austria il posto e il riconoscimento che gli spettano, affinché possano essere tutelati gli interessi della nostra Heimat comune: il Tirol. Perché insieme ci riprenderemo la nostra Heimat”!






