von fpm 04.11.2026 13:30 Uhr

Chiesette di montagna (17)

Flavio Pedrotti Móser invita ad escursioni meditative e rilassanti in atmosfere alpestri.

elab grafica Flavio Pedrotti Móser

Immersa nel verde delle conifere, poco sopra l’abitato di Candriai, sul versante orientale del Monte Bondone, a circa 1.000 metri di altitudine, sorge una piccola chiesa che custodisce una storia particolare, legata allo sviluppo turistico della montagna trentina negli anni Cinquanta: la chiesetta di Santa Chiara d’Assisi. Discreta e appartata, quasi nascosta tra gli alberi, rappresenta una testimonianza della devozione popolare che accompagnò la trasformazione del Bondone da territorio prevalentemente rurale e pastorale a luogo di villeggiatura e soggiorno estivo. La sua storia comincia negli anni Cinquanta del Novecento, quando il versante del Bondone sopra Trento iniziò a popolarsi sempre più di seconde case, villette e caratteristiche baite, frequentate soprattutto durante la bella stagione. Con l’aumento dei villeggianti crebbe anche l’esigenza di avere un luogo di culto dove poter partecipare alla celebrazione della Messa. Fino ad allora, le funzioni religiose venivano talvolta celebrate all’aperto, una soluzione poco pratica, soprattutto quando il numero dei fedeli diventava considerevole o il tempo montano riservava qualche improvviso temporale. Nacque così l’idea di realizzare una piccola chiesa. La comunità si organizzò attraverso un apposito comitato e individuò una vecchia struttura agricola dismessa, una cosiddetta casara, che venne recuperata e trasformata in edificio religioso. I lavori comportarono modifiche alla struttura originaria, con l’abbattimento di alcuni muri e la costruzione di nuove parti.

Nel 1956 la chiesetta venne completata e dedicata a Santa Chiara d’Assisi. La benedizione dell’altare fu impartita dal principe vescovo di Trento, Carlo de Ferrari. La scelta della dedicazione nasconde una curiosa coincidenza storica. Nel 1956, infatti, sulla vicina Paganella venne installata una delle prime antenne televisive della zona. Proprio in quegli anni, Santa Chiara d’Assisi era stata proclamata da papa Pio XII patrona della televisione e delle telecomunicazioni. La tradizione racconta che, nel XIII secolo, Chiara, gravemente malata e impossibilitata a partecipare alle celebrazioni natalizie nella chiesa di San Francesco, riuscì miracolosamente a seguirle attraverso immagini che le apparvero sulle pareti della sua cella. Questo episodio, interpretato come una sorta di anticipazione della moderna trasmissione televisiva, contribuì alla scelta di Santa Chiara come protettrice del nuovo mezzo di comunicazione. La concomitanza tra la nascita della televisione sul territorio e la costruzione della chiesetta sul Bondone rese quindi particolarmente significativa la sua intitolazione. Esiste anche un possibile legame spirituale con il movimento dei Focolari, fondato a Trento da Chiara Lubich, che nutre una particolare devozione per Santa Chiara.

Uno degli aspetti più interessanti della chiesetta è proprio la sua origine architettonica. La struttura conserva infatti caratteristiche che richiamano le antiche costruzioni rurali di montagna. La sua forma, che ricorda una tenda, e la semplicità delle linee testimoniano il recupero dell’edificio agricolo preesistente. Non si tratta di una grande costruzione monumentale, ma di un’architettura essenziale, perfettamente inserita nel paesaggio boschivo circostante. Anche la posizione contribuisce al suo fascino: la chiesetta è protetta da un arco naturale di conifere, che le conferisce un’atmosfera raccolta e silenziosa.

Ma quali sono gli aspetti più curiosi? Una chiesa nata dal recupero: anziché costruire un edificio completamente nuovo, la comunità scelse di trasformare una vecchia struttura agricola. Un altare arrivato da Trento: l’altare fu fornito dalla ditta Redi dei Solteri. Un bassorilievo speciale: fra Silvio, proveniente da Brusino, donò un bassorilievo raffigurante Santa Chiara. Una reliquia da Napoli: le Clarisse di Napoli contribuirono alla dotazione religiosa della chiesetta donando una reliquia della Santa. Una seconda presenza religiosa: successivamente, nelle immediate vicinanze, venne costruita anche una canonica destinata ai frati, che per anni rappresentò un punto di riferimento per la comunità e i villeggianti.

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