L’arte gotica in Tirol, Südtirol, Welschtirol (49)

La scultura gotica nell’area alpina del Tirolo storico — che oggi comprende il Tirol, il Südtirol e il Welschtirol-Trentino — rappresenta uno dei capitoli più affascinanti dell’arte europea tra il XIV e il XVI secolo. In queste terre di confine, crocevia tra mondo germanico e italiano, si sviluppò un linguaggio artistico originale, capace di fondere eleganza formale, spiritualità intensa e innovazione tecnica. A differenza di molte regioni italiane dove predominava la scultura in marmo, nelle vallate alpine si impose soprattutto la scultura lignea. La Chiesa di Santa Maria Assunta a Cles: il gotico alpino e lo stile clesiano. Situata nel centro storico di Cles, in Val di Non, è uno degli esempi più interessanti dell’incontro tra architettura gotica e Rinascimento nel Trentino. L’edificio attuale fu ricostruito nei primi decenni del Cinquecento per volontà del principe vescovo Bernardo Clesio, diventando un modello per numerose chiese del territorio. La storia religiosa del luogo è molto più antica dell’edificio oggi visibile. La pieve di Cles è documentata già nel XII secolo e la chiesa compare esplicitamente in un documento del 24 giugno 1188. Gli scavi archeologici effettuati nel 2001 hanno individuato tracce di strutture religiose precedenti e di un edificio tardoantico, confermando la lunga continuità di frequentazione del sito. Nel corso del Quattrocento la vecchia costruzione necessitava di importanti riparazioni. Nel 1475 venne concessa un’indulgenza a favore di coloro che avessero contribuito economicamente ai lavori. All’inizio del XVI secolo maturò quindi la decisione di realizzare una chiesa più ampia e rappresentativa. La ricostruzione si sviluppò durante il governo ecclesiastico di Bernardo Clesio, con lavori documentati nei primi decenni del Cinquecento e un progetto che univa elementi della tradizione tardogotica alle nuove forme rinascimentali.
Il carattere gotico dell’edificio emerge soprattutto nella struttura architettonica, che conserva il gusto medievale per la verticalità e per le decorazioni in pietra. La volta a costoloni: all’interno, le nervature in pietra scandiscono la grande copertura della navata, creando un intreccio di linee che richiama direttamente la tradizione gotica. I contrafforti esterni: gli elementi verticali addossati alle pareti rafforzano la struttura e accentuano l’impressione di slancio verso l’alto. Le finestre gotico-rinascimentali: le aperture verticali favoriscono l’ingresso della luce e mettono in risalto la geometria dello spazio. Il campanile: la torre, caratterizzata da aperture a bifora e da una cuspide rivestita di scandole lignee, è uno degli elementi più riconoscibili del profilo urbano di Cles. Un aspetto particolarmente interessante è la scelta di una navata unica, ampia e solenne, anziché della consueta articolazione in tre navate diffusa in molte chiese gotiche. La copertura a botte con nervature in pietra combina così la concezione spaziale rinascimentale con una decorazione architettonica ancora profondamente legata al Medioevo. Il contrasto più affascinante si osserva sulla facciata. Alla tradizionale forma a capanna, al rosone e ai contrafforti di gusto gotico si affianca un portale rinascimentale in pietra, caratterizzato da una composizione ordinata e geometrica, con elementi classici e una lunetta figurata.
Sopra l’ingresso compare lo stemma della famiglia Clesio, testimonianza del legame tra la chiesa e il suo principale promotore. Il portale è considerato un modello importante per l’architettura religiosa trentina del Cinquecento. Da questa fusione nasce quello che viene definito stile clesiano: un linguaggio architettonico che media tra il gotico tardomedievale, ancora molto diffuso nell’area alpina e tirolese, e il Rinascimento di matrice italiana. Bernardo Clesio, principe vescovo di Trento dal 1514 al 1539, promosse una trasformazione culturale e artistica del principato. La chiesa di Cles costituisce uno degli esempi più significativi di questa volontà di rinnovamento.
All’interno si conserva una lapide funeraria della famiglia dei signori di Castel Cles, con lo stemma dei due leoni rampanti e un’iscrizione in lingua tedesca e caratteri gotici. È uno dei pochi elementi superstiti della chiesa più antica. Un antico doccione zoomorfo, originariamente collocato nella parte superiore del campanile, venne riutilizzato nell’edificio della canonica. La data 1739, incisa sul manufatto, ricorda gli interventi di ristrutturazione dell’epoca.
La chiesa custodisce opere di epoche diverse, tra cui un fonte battesimale cinquecentesco e arredi di pregio. L’insieme testimonia come l’edificio sia stato continuamente arricchito e trasformato dalla comunità. Tra i beni artistici più preziosi figurano le argenterie donate nel 1727 dal barone Giuseppe de Cles, considerate una delle meraviglie culturali della Val di Non. La Chiesa di Santa Maria Assunta di Cles non è dunque un edificio puramente gotico del XV secolo, ma una costruzione ricostruita nel XVI secolo nella quale il gotico alpino sopravvive nelle strutture e nei dettagli, mentre il Rinascimento introduce nuovi criteri di proporzione, ordine e armonia.
È proprio questo incontro a renderla così importante: la chiesa racconta il momento in cui il Trentino, ancora legato alle tradizioni artistiche dell’area alpina e germanica, cominciò ad accogliere con maggiore decisione il linguaggio rinascimentale italiano. Per chi visita Cles, osservare la volta a costoloni, i contrafforti, il campanile e il portale significa leggere nella pietra una pagina fondamentale della storia artistica della Val di Non.






