Musei del Tirolo: Ognuno sapeva di dover partir!

Promossa e sostenuta dal Consiglio della Provincia autonoma di Trento, è stata inaugurata venerdì scorso la mostra “Ognuno sapeva di dover partir! – Profughi 1915-1918”. Nell’atrio di palazzo Trentini e nelle sale Winkler dell’interrato, ripercorre l’esperienza delle popolazion del Tirolo Meridionale costrette, durante la Prima guerra mondiale a casua del reprentino cambio di alleanze italiano e della dichiarazione di guerra del Regno d’Italia agli Imperi Centrali – un vero e proprio colpo di stato contro la volontà del parlamento e della popolazione – ad abbandonare in poche ore le proprie case e a partire verso paesi sconosciuti. Per molti, la destinazione furono i territori interni dell’Impero, dell’Austria, della Boemia e della Moravia, dove migliaia di persone vissero l’esperienza dell’esodo, dell’esilio e della vita nelle “città di legno”. Per altri,
La storia dei profughi trentini del 1915-1918 – hanno spiegato il coordinatore, Sebastiano Matteotti, l’autore della ricerca storica e autore dei testi, il presidente dell’associazione Il Sommolago Romano Turrini, e il direttore del Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi, supervisore dell’esposizione a palazzo Trentini – è stata oggetto, nel corso degli anni, di studi, pubblicazioni e mostre. Questa esposizione (operazione virtuosamente cresciuta dal basso) si inserisce in quel percorso di conoscenza e di memoria, proponendo uno sguardo attento soprattutto alla dimensione umana dell’esodo: la partenza improvvisa, l’abbandono della propria casa e dei propri beni (in mostra anche bauli originali dell’esodo), l’incertezza del viaggio e l’arrivo in luoghi sconosciuti.
Attraverso fotografie, documenti e testimonianze, la mostra racconta la vita nei campi profughi e nei paesi dell’Impero asburgico, le difficoltà quotidiane, la fame e le malattie, ma anche la capacità di adattamento, la solidarietà e la tenacia con cui uomini, donne, bambini e anziani affrontarono una condizione che non avevano scelto.
Al centro del percorso ci sono i volti delle persone. Nelle fotografie – ha detto Turrini, che è anche responsabile Caritas ad Arco – non incontriamo immagini di serenità: gli sguardi raccontano la sofferenza, la nostalgia, l’incertezza e il desiderio di tornare a casa. Sono volti che, a distanza di oltre un secolo, conservano una forza particolare e ci permettono di avvicinarci all’esperienza di chi ha vissuto sulla propria pelle il dramma della guerra e dello sradicamento.
La mostra, visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 18 fino al 1 novembre, propone un elemento nuovo rispetto alle esposizioni e pubblicazioni realizzate fino a oggi: accanto alla ricostruzione storica dell’esodo, viene dato spazio al patrimonio di iniziative che, ancora oggi, contribuisce a mantenere viva questa memoria. Le schede raccolte nella sezione dedicata ai Progetti e iniziative per la memoria presentano esperienze promosse dalle associazioni di volontariato del territorio, spesso in collaborazione tra loro e con i Comuni. Incontri, testimonianze, mostre, spettacoli, pubblicazioni, attività didattiche e visite ai luoghi della memoria raccontano un percorso fatto di partecipazione e collaborazione. In questo senso, la mostra non vuole essere un punto conclusivo.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra la Pro Loco Sant’Antonio Dro APS, l’Associazione culturale Il Sommolago di Arco e l’Associazione culturale Amici della Boemia e della Moravia di Ledro: una collaborazione che ha permesso di mettere in relazione ricerca storica, memoria locale, attività culturali e impegno delle comunità. Al progetto hanno dato il patrocinio la Fondazione Museo Storico del Trentino, la Federazione Trentina Pro Loco, l’Unione Nazionale Pro Loco, la Fondazione Pro Loco e FederReti, insieme ai Comuni già citati.
Un ruolo importante è stato svolto anche dal territorio e dalle sue comunità, con il coinvolgimento dell’Istituto Comprensivo Valle di Ledro e delle associazioni: Sulle orme dei profughi di Mattarello, Idee in Movimento di Tiarno di Sotto, Pro Loco di Mezzolago, Pro Loco Vallarsa e Filo d’erba di Mori, oltre ai Comuni di Vermiglio e Caldonazzo. Il coordinamento è stato curato da Sebastiano Matteotti – Dro, Maria Pace e Marco Penner – Lavarone, Patrizia Bertolini – Ledro. La traduzione dei testi in lingua inglese è di Sofia Mauri – Federazione Trentina Pro Loco, mentre la cartografia è stata realizzata da Maurizio Francescon.






