Il 13 ottobre è una data dedicata alla Giornata Mondiale degli Scettici

Essere scettici non significa negare tutto, diffidare di chiunque o avere sempre qualcosa da obiettare. Significa, piuttosto, non accettare un’affermazione soltanto perché viene ripetuta da molti, perché sembra convincente o perché proviene da una persona autorevole. Lo scettico autentico non chiude la porta alla verità: chiede di vedere le prove prima di aprirla. Pirrone di Elide (circa 360-270 a.C.) è considerato uno dei principali precursori dello scetticismo antico. Secondo la tradizione, invitava a non formulare giudizi definitivi quando mancavano elementi sufficienti per stabilire che cosa fosse vero. La sospensione del giudizio, chiamata epoché, poteva aiutare a raggiungere una maggiore tranquillità interiore. Socrate, il sapiente che sapeva di non sapere non fu uno scettico nel senso moderno del termine, ma il suo metodo di interrogare gli interlocutori è diventato un modello di pensiero critico. Con domande successive, metteva in luce contraddizioni e convinzioni mai realmente dimostrate. La sua lezione più famosa è associata alla consapevolezza dei limiti della propria conoscenza. Nel Seicento, René Descartes, conosciuto anche come Cartesio, propose di mettere provvisoriamente in dubbio tutto ciò che poteva essere incerto, per individuare una base solida della conoscenza. Da questo percorso nacque la celebre formula Cogito, ergo sum: «Penso, dunque sono». Galileo Galilei utilizzò il telescopio per osservare fenomeni celesti che mettevano in discussione la visione tradizionale dell’universo. Le montagne sulla Luna e i satelliti di Giove mostravano che il cielo non era esattamente come si era creduto per secoli. La lezione è ancora attuale: osservare e verificare può essere più utile che affidarsi alla sola autorità della tradizione Sherlock Holmes (sospettare non basta, bisogna dedurre), il celebre investigatore creato da Arthur Conan Doyle è diventato un simbolo del ragionamento basato sugli indizi. Holmes non si accontenta della prima spiegazione plausibile: raccoglie dettagli, confronta le ipotesi ed elimina quelle incompatibili con i fatti. Naturalmente, nella realtà anche gli investigatori devono evitare di innamorarsi troppo presto di una propria teoria.
Le illusioni ottiche dimostrano che non sempre percepiamo la realtà in modo neutrale. Anche i ricordi possono cambiare nel tempo e le aspettative possono influenzare ciò che crediamo di vedere. Per questo, nella ricerca scientifica si ricorre a controlli, misurazioni e verifiche indipendenti. Una caratteristica fondamentale della ricerca scientifica è la disponibilità a rivedere le proprie conclusioni quando emergono nuove prove. Un’ipotesi diventa più affidabile quando resiste a verifiche rigorose, non quando nessuno osa metterla in discussione. Anche gli errori, se riconosciuti e corretti, possono contribuire al progresso della conoscenza. Titoli sensazionalistici, immagini fuori contesto e notizie senza fonti verificabili possono diffondersi rapidamente. Una buona abitudine consiste nel cercare la fonte originale, controllare la data, confrontare più fonti indipendenti e distinguere i fatti dalle opinioni. Condividere una notizia perché conferma ciò che già pensiamo è uno degli errori più comuni.
In un mondo in cui le informazioni viaggiano più velocemente della loro verifica, lo scetticismo può diventare una forma di responsabilità. Non significa vivere sospettando di ogni cosa, ma imparare a distinguere ciò che sappiamo da ciò che immaginiamo, ciò che è dimostrato da ciò che è soltanto possibile.
Il dubbio, quando è accompagnato dalla curiosità e dal desiderio di capire, non è un ostacolo alla verità: è uno degli strumenti per cercarla. Posso anche creare un’immagine illustrata dedicata alla Giornata degli Scettici, con una lente d’ingrandimento, libri antichi e simboli del pensiero critico.






