Dame damént (39)

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza… si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare… e con il dialetto si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare, circostanze legate alla memoria tra aneddoti e storielle in un contesto piacevole, divertente, indimenticabile così come incancellabile dovrebbe essere il dialetto che talvolta sa colorare al meglio tempi e fasi della vita… siamo stati in casa, in càneva, in cantina, nei campi e continuiamo a visitare luoghi, spazi e territori della nostra memoria…comprese le ricette trentine, quelle più tradizionali e popolari, leccornie che come il dialetto non potranno sparire mai…
Ah, el smacafam… βa vòt dir? Gnènt-no, l’è el nos magnar, de sti ani, e mai desmentegà. No l’è brigós, fazile da asiar e ancor pu fazile da magnar. Ahhh lo smacafam! L’abbatti fame! Che si può dire? Niente… è il nostro cibo, da sempre, e mai dimenticato. Non è complicato, facile da preparare e ancor più facile da mangiare… Se ghe vol: trezento grami de farina bianca ma se se vol se pol usar anca formentón, tre ovi enteri, do salsize trentine fresche, mez eto de lardo taià zo a fietele, mez bicer de lat, oio, sal e pever. Occorrono 300 grammi di farina bianca ma si può anche usare quella di grano saraceno, tre uova intere, due salsicce, 50 grammi di lardo tagliate a fettine sottili, mezzo bicchiere di latte, olio, sale e pepe. Se ghe tòl via la pel ale salsize, se le taia a tocheti e s’en mete da na banda de men de la metà, le altre se le sbrisola e se la fa rosolar en de na padelota per dese minuti e se le lasa lì che le se rafreda, ma no engiazarle-no. Qualchedun el tra via el gras ma l’è en pecà, perché el ghe da saòr. Si spellano le salsicce, si tagliano alcune fettine e se ne mettono da parte alcuni pezzetti per la decorazione finale, il rimanente si sbriciola, si raccogliete in una padella, si cuoce per 10 minuti e si lascia raffreddare, ma non troppo fredde. Qualcuno elimina il grasso ma spiace farlo perché aggiunge sapore. ‘N de n’altra padelota se fa scaldar le fietele de lardo che se le trà via quan che l’è deventàde ciare, se paβa el gras ch’è restà ‘n ‘l colin e s’el mete da na banda al calt. In un altro tegamino si scaldano le fettine di lardo e si eliminano quando sono diventate trasparenti, si passa al colino il grasso che si è formato tenendolo da parte al caldo. Po, se sbate i ovi con poca sal e pever masnà e se mis’cia col lat fin che ven na cremina spessota. Desigual se ghe trà dent la farina pasada al crivel, el gras del lardo e le salzize sbrisolade. In una larga ciotola si sbattono bene le uova con un pizzico di sale e uno di pepe macinato al momento, si versa a filo il latte mescolando fino a ottenere una pastella omogenea. Quindi, un po’ alla volta e sempre mescolando, si aggiunge la farina setacciata, il grasso del lardo e le salsicce sbriciolate.
Con en po’ de boter se onze na bazinèla, ma se pol usar anca l’oio, varda ti, l’è l’istess, e se ghe trà dent adasi tuta la pastela. Sora se ghe mete i tocheti de salsiza lasada refredar. Mi ghe meteria ancor na s’cianta de pever masnà, ma vardè po voi… Con un po’ di burro o olio si unge una teglia, scegliete voi, versandovi la pastella. Sulla superficie si distribuiscono le fettine di salsiccia tenute da parte lasciandole affondare appena appena. Io ci aggiungerei ancora del pepe, ma è facoltativo.
Se mete en forno zà calt a dosento gradi per na mezoreta o en cit de pu basta che sora el vegna endorà. Eco fat! Pront en taola. S’èl che se ghe beve sóra? Vin ross. No ste miga darghe dament a chi che ve dis de beverghe drè acqua o batarie gasade-no… vin ross! El ciar? Si cuoce in forno caldo a 200° per circa 30-35 minuti o fino a quando lo smacafam diventa di un bel colore dorato. Cosa ci si beve? Vino rosso. Non date retta a chi dice di bere acqua o cianfrusaglie gasate… Vino rosso! Sono stato chiaro?! (continua)






