von fpm 06.10.2026 18:00 Uhr

Dame damént (38)

Dialetto, sfumature e tonalità espressive danno alla parola contenuto ed espressività talvolta stimolanti e istigati a quelle scambievolezze che la parlata popolare fornisce…

Immagine IA, elab grafica Flavio Pedrotti Móser

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza…  si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare… e con il dialetto si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare, circostanze legate alla memoria tra aneddoti e storielle in un contesto piacevole, divertente, indimenticabile così come incancellabile dovrebbe essere il dialetto che talvolta sa colorare al meglio tempi e fasi della vita… siamo stati in casa, in càneva, in cantina, nei campi e continuiamo a visitare luoghi, spazi e territori della nostra memoria…comprese le ricette trentine, quelle più tradizionali e popolari, leccornie che come il dialetto non potranno sparire mai…

Bòn, no se pòl scominziar che coi canederli… i knödel, per dirla giusta, ma anca Knot o knedlíky se volén dirlo en dialèt svevo, perché l’è en piat tipico dela cósina alpina e del danubio, tirolese e todesca ma anca ungherese e polacca. Ma l’è anca en piat dele nose val. Come dis la canzon, per far i canederli col brodo o col ragù se ciapa el persémol e sel taia su; po se tol farina, oio e zigole, luganeghe cól speck, pan vecio senza migole e ‘n toc de formai sgnèck. Se fa balotole col pan gratà tre-quatro frègole de ài pestà; ‘na meza chichera de lat e vin… e eco i canederli del trentin…  Beh non si può cominciare se non con i canederli, i knödel, sarebbe la parola corretta, ma anche Knot o knedlíky volendolo pronunciare in dialètto svevo o boemo perché è uhn Piatto tipico della cucina alpina e danubiana, tirolese e tedesca ma anche ungherese e polacca. Ma è soprattutto un piatto delle nostre valli. Come recita la canzone, per fare i canederli siano poi al ragù che in brodo, si sminuzza un po’ di prezzemolo poi si aggiunge farina, olio, cipolle, lucanica fresca e speck sbriciolati, pane secco e formaggio grana. Si bagna con un po’ di vino o di latte e si lascia riposare… con le mani bagnate si compongono delle palline e si rigirano nel pane grattugiato insieme all’aglio pestato… si bollono infine in brodo sino a quando salgono a galla…

Ensèma coi canederli noi altri ghe magnan ‘na sgionfa de luganeghe e ‘n toc de smacafam; ne pias polenta e finferli la mosa con el lat e le verze rostide co la salsiza. Con i canederli a noi piace mangiare lucaniche fino a saziarci e lo smacafam: ci piace la polenta con i finferli, la zuppa con il latte e la verza cucinata con la salsiccia. (continua)

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