von mas 05.10.2026 11:00 Uhr

Festival dello Sport: Yann Bisseck

La regola dei 5 secondi del  centrale  della nazionale tedesca di calcio

Ufficio Stama PAT

Cinque secondi al massimo per ripulire la mente dopo un errore commesso e riprendere a giocare con la stessa concentrazione. Questa regola consente a Yann Bisseck, centrale  della nazionale tedesca, di riuscire a non farsi condizionare dagli episodi negativi. Dotato di un buon italiano (“penso sia un segnale di rispetto imparare la lingua del posto in cui si vive” ha affermato) e di una simpatia innata, Bisseck si è svelato al Festival dello sport di Trento. Nel corso del panel ha raccontato la strada che lo ha portato a essere il più giovane calciatore a esordire in Bundesliga e debuttare nella nazionale guidata da Jurgen Klopp.

Un esordio quasi improvviso, avvenuto nel giorno stesso della partita: «Ho saputo che avrei giocato soltanto tre ore prima del fischio d’inizio — ha commentato —. Non ero assolutamente preparato, ma penso di aver disputato una gara discreta». La giovane età spesso si accompagna a grandi ambizioni: «Pensavo che sarei arrivato nel Real Madrid nel giro di due anni, penso sia normale — ha continuato —, ma prima o poi si deve fare i conti con la realtà delle cose. Ci sono tanti fattori che influiscono sulla carriera di un calciatore, come per esempio gli infortuni e trovare l’allenatore giusto per te. Io, purtroppo, ho spesso vissuto qualche disavventura che mi ha frenato. Penso però che, se si continua a lavorare e a credere in quello che si fa, prima o poi qualcosa di buono succede. Per esempio, nel periodo trascorso in Portogallo nel Vitória Guimarães, sono stato fermo otto mesi per un infortunio. In quel periodo ho pensato troppo, ho pensato che il calcio non fosse la mia strada e che avrei dovuto fare altro. Addirittura ho pensato di iscrivermi alla facoltà di medicina. Infine, nelle file della squadra danese dell’Aarhus, ho capito che se volevo continuare avrei dovuto essere un calciatore anche fuori dal campo».

Tra le altre curiosità emerse, la passione per gli sport d’oltreoceano — tifa Philadelphia nel basket e Pittsburgh nel football americano —, il legame con la tifoseria di cui apprezza il calore e la passione con cui viene vissuto il calcio, la ferma presa di posizione contro ogni forma di razzismo, la determinazione nel puntare alla conquista della Champions League e, soprattutto, la «regola dei 5 secondi» imparata in Danimarca e mai dimenticata: «Una volta commesso un errore — ha spiegato — mi prendo cinque secondi al massimo per dare la colpa a qualcun altro o a qualcos’altro, e poi ripartire come se nulla fosse accaduto».

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