Proposta di intitolare una via o piazza della città di Trento a Clara Marchetto.

Si tratterebbe infatti, scrive Risveglio Tirolese, anche in questo caso, di un atto di doverosa riabilitazione nei confronti di un’autentica patriota di questa terra, che pagò un prezzo molto alto il suo essere prima antifascista e poi combattente per la libertà ed autonomia del Tirolo a sud del Brenner. In un centro storico totalmente dedicato alle figure del Risorgimento italiano ed irredentismo nostrano, appare sempre più evidente che la sistematica esclusione dalla memoria collettiva dei padri fondatori e madri fondatrici dell’Autonomia, oltre che rappresentare una stridente ingiustizia, alla lunga porterà diritto alla perdita delle basi che danno legittimità all’Autonomia stessa. In questo quadro appare ovvio che intitolare una rotatoria alla Marchetto, in luogo della via o piazza del centro storico proposta dalla brava consigliera di Onda, sia estremamente riduttivo, quasi offensivo. Completamente fuori tema, invece, l’intervento del consigliere provinciale Roberto Stanchina, di cui si dice nel medesimo articolo dell’Adige, sopra citato, laddove egli invoca una priorità per la figura di Bruno Kessler rispetto a quella della Marchetto. Va detto con chiarezza che Kessler non fu un perseguitato politico e nemmeno un padre fondatore dell’Autonomia. Il suo operato, proteso alla cosiddetta “modernizzazione del Trentino”, non fu rimosso dalla memoria collettiva bensì, al contrario, molto ben impresso e valorizzato, anche per il tramite della fondazione intitolata al suo nome.
Su Kessler possiamo discutere circa l’opportunità o meno di intitolargli una via o una piazza ma, ripetiamo, non in antitesi o con priorità rispetto alla Marchetto. Ed anche relativamente alla sua idea di “modernizzazione del Trentino”, vi sarebbe da discutere. Kessler infatti, cui va riconosciuto il merito di avere avuto una visione, un progetto per il Trentino/Tirolo meridionale, a differenza probabilmente di tutti i suoi successori, con tale visione intese tuttavia trasformare questa terra alpina in una periferia padana, prodigandosi per l’abbandono della montagna e relativa agricoltura, per l’insediamento di industrie totalmente estranee al contesto territoriale, l’inurbamento della popolazione sull’asta dell’Adige, lo sviluppo di una facoltà universitaria anch’essa avulsa dal contesto ecc.: in sostanza, egli interpretò l’Autonomia della provincia di Trento esattamente al contrario rispetto all’interpretazione che dell’Autonomia diede Silvius Magnago, per la provincia di Bolzano. Ed oggi i risultati differenziali fra le due economie e società sono sotto gli occhi di tutti.
Ringraziamo Risveglio Tirolese, il Portavoce, Paolo Monti e il Presidente, Franco Beber per il prezioso e stimolante contributo a sostegno della proposta di Giulia Bortolotti che ridà rilevanza storica a Clara Marchetto, indiscutibile testimonianza della identità tirolese nella provincia di Trento.
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