Briciole di Memoria: Un nastro portato da casa

Il Dente Austriaco / la Österreichische Platte nel massiccio del Pasubio è uno squadrato roccione, lungo poco più di 200 metri e largo 80. Durante la prima guerra mondiale, il 20 maggio 1916 — nel pieno della Frühjahrsoffensive — fu occupato dalle truppe imperiali della 10ª Brigata da montagna che, con la colonna guidata dal maggiore Polaczek, si stabilirono sulla sua sommità. Da quel momento il Dente Austriaco divenne la posizione più importante dell’intero schieramento imperiale sul Pasubio. Sotto la guida del colonnello Ellison fu trasformato in una fortezza capace di resistere a qualsiasi tentativo di conquista ed in grado di svolgere una rilevante funzione offensiva, e rimase in possesso dei nostri reparti fino alla fine del conflitto.
Il 1° Reggimento Kaiserjäger, che presidiava il Dente, resistette valorosamente ai violenti quanto inutili attacchi nemici sferrati tra settembre e ottobre 1916.
Forse è proprio in occasione del centodecimo anniversario di quelle battaglie che alcune famiglie /tirolesi?) sono salite sul Dente Austriaco per ricordare i propri nonni e bisnonni, qui schierati a difesa della Heimat e del nostro Vaterland.
Lo ha pensato il nostro lettore Nicola Perini quando, . salendo verso il Dente Austriaco, come fa spess, per prendersi cura della Tiroler Fahne issata lì vicino, arrivato alla croce di ferro collocata a quota 2.200 metri nelle vicinanze dell’entrata della galleria Ellison, ha notato che ai piedi della stessa era stato deposto un mazzo di arbusti e rami verdi, probabilmente raccolto al momento lì attorno, legato da un nastro bianco e rosso. Sul nastro la scritta: «In stillem Gedenken / In silenzioso ricordo — Familien Nock, Grubinger e Strasser».
Non sappiamo chi siano quelle famiglie, non sappiamo se i loro cari siano caduti difendendo il Dente Austriaco o se — scampati alla morte in battaglia e alla prigionia — siano riusciti a tornare a casa a guerra finita. Abbiamo frugato nei nostri archivi, ma inutilmente: non siamo riusciti a trovare nulla.
Ma non disperiamo: cercheremo ancora. E se qualcuno dei nostri lettori ha qualche notizia o informazione, si metta in contatto con la nostra redazione: le storie dei nostri nonni meritano di essere ricordate e raccontate.






