von fpm 29.09.2026 18:00 Uhr

Dame damént (37)

Dialetto, sfumature e tonalità espressive danno alla parola contenuto ed espressività talvolta stimolanti e istigati a quelle scambievolezze che la parlata popolare fornisce…

Immagine IA, elab grafica Flavio Pedrotti Móser

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza…  si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare… e con il dialetto si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare, circostanze legate alla memoria tra aneddoti e storielle in un contesto piacevole, divertente, indimenticabile così come incancellabile dovrebbe essere il dialetto che talvolta sa colorare al meglio tempi e fasi della vita… siamo stati in casa, in càneva, in cantina, nei campi e continuiamo a visitare luoghi, spazi e territori della nostra memoria… i ricordi di scuola…

Enbem, la giornada de scola enviada via come la doveva nar la gaveva anca i so momenti boni come la ricreazion… gnanca finì de sonar la campanela che eren za zo ‘n ‘l cortil a zugar a dàrsela o coi querceti, a sc’iafòn o a corrér de chì e de là come leori senza gnanca saver per cosa. Ebbene, la giornata di scuola, così come doveva essere, aveva anche i suoi momenti gioiosi come la ricreazione… non era ancora finito il suono della campanella che eravamo già in cortile a giocare a toccarsi e inseguirsi o con i tappi delle bottiglie o allo schiaffo del soldato o a correre disordinatamente come leprotti senza saper perché. Dé solit l’ultima ora l’era quela de religion o de ginastica. Se l’era religion l’aula la se svoidava se l’era ginastica alor se neva zo en palestra a far de tut: palavolo, palacanestro, calcet, salti de tuti i tipi… pu che ginastica pareva el Togni. Di solito l’ultima ora era di religione o di educazione fisica. Se era di religione, l’aula si svuotava, se di educazione fisica allora si scendeva in palestra per fare qualsiasi cosa. Pallavolo, pallacanestro, calcetto, salto in alto, salto in lungo… più che educazione fisica sembrava un circo. Quan che se tornava da scòla cargadi dé note e dé castighi, gh’era quela zerta lèla dovuda a dovér contarla tuta per no vegnir castigadi anca dal pare e dala mare. Che po‘, no gh’era miga da farla tant longa, sa vòt che sia suzès? El professor èl m’ha dit asén per via dé na zanada dé storia e ho ciapà ardimént e tut d’én fià gò dit: ma no l’è che magari l’è lu che no lè bòn da ‘nsegnar? perché se el fuβa brao saria fazil emparar e che l’è a scòla che se studia e no a casa, i compiti no i serve a gnent se no se empara ben a scòla! Quando si tornava da scuola, stracarichi di note e di castighi, c’era sempre quella sorta di svogliatezza dovuta al fatto che si doveva riferire tutto per evitare ulteriori punizioni… che poi, non era il caso di tirarla troppo per le lunghe, del resto che sarà mai successo? Il professore mi aveva apostrofato con asino per via di una stupidata di storia e mi aveva fatto perdere la pazienza, presi coraggio e tutto d’un fiato gli dissi: potrebbe darsi che è lei a non saper spiegare bene l’argomento perché se fosse bravo sarebbe facile apprendere, perché è a scuola che si impara e non a casa, i compiti non servono a nulla se a scuola la materia non viene spiegata bene.

A ca, la sera, me pare dopo averme dit de aver pissà for dal vas, l’a anca dit che se quel baghega el se l’aveva tolta sì tant voleva forsi dir che g’avevo tocà el nerf. La sera, a casa, mio padre, dopo avermi fatto notare di aver esagerato aggiunse però che se quell’ometto si fosse stato alterato così tanto forse avrebbe voluto dire che probabilmente avevo centrato il problema.  (continua)

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